Nel vivo della scrittura di una tesi, specialmente quando si tratta di un argomento che ha trascorsi millenari (e quello dell’illustrazione non fa eccezione) ci si ritrova per forza di cose a fare anche un excursus storico, per capire come si sia arrivati ad una determinata condizione.
Ma quando hanno iniziato a coesistere parola ed immagine? Saremmo portati a credere (giustamente) che la loro convivenza sia quasi primordiale, ed in effetti lo è, se pensate che gli alfabeti che utilizziamo oggi sono il risultato di un processo di astrazione del simbolo, a sua volta proveniente proprio dall’immagine (che cos’è un simbolo se non un’immagine stilizzata?). Ma arrivati ad un certo punto della storia dell’uomo queste due, avendo la scrittura raggiunto una sua autonomia, si è discostata dalla sua parente vivendo di vita propria. Ma quando queste hanno ricominciato a coesistere?
La risposta è semplice: nel Medioevo, ad opera di amanuensi e miniaturisti. Siamo nel periodo seguente alle invasioni barbariche, alla diffusione del cristianesimo in terre pagane e alla conseguente nascita del polo della fede (e della cultura) del periodo: il monastero. Qui i monaci avevano, tra i tanti compiti, anche quello di preservare la cultura del passato (non senza censure e omissioni a causa dei contenuti “poco santi” di alcuni scritti). Per ore e ore, con pochissima luce e con una perizia maniacale, gli amanuensi trascrivevano gli antichi testi, spesso rovinati dal tempo e dalle condizioni avverse del clima. Ma contemporaneamente coesisteva con la figura dell’amanuense anche un’altra figura, che è poi quella che ci interessa: quella del già accennato miniaturista.
Con la nascita del codice si iniziò ad impreziosire i testi con capilettera finemente decorati (l’immagine di copertina è una fotografia scattata dall’utente di Flick David Bayley - trovate maggiori dettagli al seguente link http://goo.gl/asUTpt- ).
I miniaturisti, infatti, erano soliti impreziosire le pagine scritte dagli amanuensi con capilettera finemente decorati da motivi floreali (talvolta anche impreziositi da veri e propri lavori di fino in oro e altri metalli pregiati), ma soprattutto con i primi veri e propri esempi di illustrazioni, nel senso moderno del termine, ovvero immagini che coadiuvano la lettura e la impreziosiscono.
La miniatura aveva allo stesso tempo un vantaggio ed uno svantaggio molto evidenti: il vantaggio era avere un pezzo unico, pregiato e finemente curato nei minimi particolari; lo svantaggio era invece avere un pezzo unico, pregiato e finemente curato, ma soprattutto unico, e quindi non riproducibile in serie (non senza fatica e tempo investiti nella sua riproduzione in una copia del libro in questione).
Ed è interessante notare anche la ricerca che questi artisti per il materiale più consono, la mescola migliore per l’inchiostro, il passaggio dal papiro alla pergamena (e poi alla carta, più economica e più facile da utilizzare), solo per citarne alcune. E tutto questo durò per secoli e secoli, fino alla seconda metà del 1400, quando in Germania Gutemberg introdusse la stampa.
Ed ora che ho scritto questo, posso tornare alla mia tesi, con cuore mesto e pesto.
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