Frammento I — Reminiscenze

Butuniskagi-Ori / Stazione spaziale
“Lampo di genio! Facciamo un bel giornale di bordo”

Ecco cosa pensavo mentre provavo le toilette di ultima generazione della stazione spaziale. Mi chiamo Nomad, ma visto che non frega a nessuno cerchiamo di capire cosa ci faccio nelle toilette di una stazione spaziale nel sistema stellare di Butuniskagi-Ori analizzando quel che rimane delle mie reminiscenze.

Qualche giorno fa mi sono svegliato su un pianeta dal nome impronunciabile. Suppongo ci fossi arrivato grazie ai rimasugli della bevuta di gruppo della sera precedente; ma come se il pianeta sconosciuto non fosse un problema abbastanza serio mi sono azzardato a dare un’occhiata a quel che rimaneva della mia astronave. Porco l’Atlante era talmente scassata che sembrava una Xbox One… L’unica funzione rimasta era l’autodistruzione, in termini tecnici: esegui come amministratore Internet Explorer.

Dopo aver, non so come, reperito i componenti necessari ho riparato la “Xbox One”.

Esaltato come non mai di aver rimesso in funzione una astronave del valore di 500u (la moneta intergalattica vigente) ero pronto a partire per un’odissea nello spazio… Tranne che per il plutonio. Si, il plutonio. Questo elemento rosso come il rubino era ed è il mio incubo. Ogni volta che la mia astronave deve prendere il largo ne consuma talmente tanto che potrei soddisfare energicamente il sistema solare per millenni. Mentre raccoglievo questo pregiatissimo materiale mi sono imbattuto in una sfera rossa. Annebbiato dalla fame di plutonio ho cercato di raccattare anche quello, ma che ho poi scoperto essere qualcosa di leggermente più importante.

Mi parlava telepaticamente, ma non ho dato la minima importanza a ciò che mi veniva detto perché avevo una voglia matta di imparare la telepatia. Finisco di fare il bambino e decido di ascoltarlo. Diceva di essere l’Atlante, il mio creatore, e che seguendo le sue indicazioni avrei compreso gran parte di questo universo. Accetto la sua proposta soprattutto perché non avevo la più pallida idea di dove mi trovassi. L’atlante quindi è scomparso e mi sono sentito come investito dallo Spirito Santo. Ritornando alla mia situazione da suicidio, sono riuscito a rifornire la nave col plutonio accumulato.

Finalmente sono uscito da quell’atmosfera deprimente per intraprendere il mio viaggio in nome dell’Atlante.

Sull’astronave lampeggiava un invitante pulsante rosso. Ovviamente l’ho premuto senza indugio attivando uno scanner galattico che ha rilevato un’antica fabbrica aliena di schiavi umani. Con le mie invidiabili abilità di parcheggiatore sono atterrato a ben 10 minuti di strada dalla fabbrica, ero sempre più fiero di me stesso.

La fabbrica di schiavi era di dimensioni davvero ridotte, tanto di cappello a questi alieni. Nonostante fosse distrutta e sicuramente fuori uso, c’era una sicurezza che FBI e CIA levatevi contemporaneamente. Ho subito sfoderato la mia revolver galattica (Detta comunemente Multi-tool) per crivellare la porticina foderata di titanio armato. Armato nel vero senso della parola; infatti tutte le sentinelle nei dintorni hanno scaricato senza esitazione i caricatori laser sul mio volto. Ho risposto al fuoco come un vero guerriero medievale… tuttavia ricordo che nel medioevo non sapevano sparare.

Per volontà Divina, anzi Atlantica, sono sopravvissuto e ho rubato la tecnologia per l’iperguida, utile per “saltare” di sistema in sistema. Però una clausola in minuscolo a piè pagina mi ha ricordato che va rifornita con una cellula di curvatura. Costruirne una è più difficile di partorire un daino. Perciò volai verso la stazione spaziale del maledetto sistema in cui mi trovavo per sperperare i miei guadagni in componenti per la cellula di curvatura.

Caricata quindi l’iperguida raggiungo il Sistema attuale: “Butuniskagi-Ori”
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