Interessante. Tuttavia, poiché lei si serve dell’argomento degli studi internazionali e nazionali per dare fondamento alla sua argomentazione, proprio servendomi dello stesso argomento, mi permetto di mettere in dubbio la parte della sua analisi riguardante la “questione meridionale”. Nella scuola elementare, gli esiti delle prove di italiano e matematica sono abbastanza equilibrati tra Nord e Sud (unico scostamento significativo quello della Calabria). I dislivelli tra aree territoriali si notano negli anni successivi (particolarmente nella scuola secondaria superiore). Gli studi su questi dati ci suggeriscono che una tra le cause maggiori andrebbe individuata nelle modalità con cui si aggregano gli alunni all’interno delle classi (cioè, si formano le classi). In altri termini, spero di non sembrare un marziano, se affermo che, ancora oggi, in molti istituti superiori del Mezzogiorno d’Italia si creano ancora sezioni per i figli dei “notabili e professionisti” locali e sezioni per tutti gli altri (Per maggiori approfondimenti, suggerisco: http://www.lavoce.info/archives/43094/se-i-mali-del-sud-iniziano-in-classe/)
Alla luce di ciò, davanti a meccanismi di selezione sociale basati sul pedigree familiare, è evidente che aumentare le ore di lezione (come lei suggerisce) finisce per rientrare nel novero delle varianti ininfluenti sulla qualità dell’apprendimento.