AMORE E TERRORE

L’altro giorno ho letto in un gruppo di mamme a cui sono iscritta una frase che mi ha fatto sorridere: “altro che amore incondizionato a prima vista, io all’inizio ero terrorizzata come di fronte a un T-Rex!”.

È vero o non è vero? Nì, come si suol dire.

Nel mio caso, il terrore c’è stato e a volte c’è tutt’ora ma non è come lo pensano gli altri. È più come quando sei con una persona che non conosci e che ti piace moltissimo (una sorta di primo appuntamento adolescenziale ripetuto all’infinito, NDR) e vuoi fare le cose giuste per piacergli anche tu. Però non lo conosci e hai paura di fare un passo falso. Una cosa così, davvero questo è quello che ci si avvicina di più. Una specie di terrore bello, insomma, di attorcigliamento alle budella perenne, di batticuore senza fine.

Mi è stato detto da più fronti che io sono una mamma che si lamenta poco. Nel mio caso la cosa assume maggior valore perché chi mi conosce sa che lamentarmi e recriminare, in linea generale, sono gli unici sport in cui potrei mai sperare di vincere una medaglia d’oro. Ma essere madre, la mia maternità, non mi sembra difficile. Non è difficile, per ora. O per meglio dire, lo è molto meno di quello che immaginavo prima.

Tolta la prima settimana/10 giorni, che davvero non fanno testo ragazze, non ho avuto momenti di vero cedimento e disperazione. I primi giorni è inevitabile, è una mera questione fisica: la quantità di ormoni che avete in circolo per i meandri del vostro corpo è decisamente superiore alla quantità di eroina che aveva addosso Fun Boy nel momento della resa dei conti con Il Corvo. Se calcolate che questi ormoni vi sconvolgono perché devono far tornare il vostro utero — che nel frattempo si è ingrandito di 8/10 volte — alla sua dimensione originaria e devono farlo IN FRETTA, capite che non possono andare tanto per il sottile. I primi giorni io passavo il tempo a lacrimare sul letto come una Maddalena (ah-ah) col bambino che dormiva accanto, ascoltando a ripetizione “The Scientist” dei Coldplay (“no-oone eeeever saiiiid it wouuuld be this haaaaard!”), poi è passata.

Da allora, momenti veramente difficili a livello pratico non ne ricordo, se si esclude il primo periodo dell’asilo nido, in cui Leone si ammalava così di frequente neanche avesse fatto il bagno nel Gange.

Giorni no ce ne sono stati, più di uno decisamente, ma sono annegati dentro un marasma di prime volte bellissime e giorni felici. Va detto che — LASCIATEMI SPIEGARE- la fortuna che mi ha voltato le spalle molte volte nella vita mi ha presentato il TFR con lui. Ha sempre dormito, sempre mangiato, e per il 99% del tempo il suo umore oscilla in una scala che va da un “Tonino Guerra L’Ottimismo” a “Topo Gigio”. Soprattutto la questione del dormire, fortuna che credo pagherò con l’arsione sul rogo per tutte le mie prossime 10 vite, perché affrontare una giornata con un infante dopo essersi sparati comunque 7/8 ore di sonno più o meno ininterrotto è tutta un’altra cosa. Le poche volte in cui abbiamo fatto brutte nottate, sempre e solo perchè lui era malato (la più critica è stata la sinistra “sesta malattia”) dopo un paio di giorni avevo già voglia di sterminare l’umanità tutta. Mamme con bimbi di poco sonno, avete tutta la mia stima e il mio sostegno morale e vi prego, perdonatemi. Inoltre ho aiuti, con mio marito abbiamo fatto squadra in fretta e infine ho avuto la fortuna di essere tornata al lavoro presto, per molte è un disagio, nel mio caso si è rivelato provvidenziale per il mio equilibrio e la mia sanità mentale.

Quello che invece trovo davvero difficile dell’essere madre è il lato emotivo. Un difficile che non è sempre e per forza brutto, però è difficile. Provate a immaginare: c’è questa persona, voi l’amate di un amore di cui non riuscite neanche a capacitarvi per primi, una cosa incredibile, e avete l’assoluta consapevolezza e certezza che questa persona prima o poi, presto o tardi, poco o tanto, soffrirà. Moltissimo, magari. E voi non potrete fare niente — NIENTE- per impedirlo.

È un pensiero, se ci si indugia sopra, terrificante. Perché voi avete già vissuto, lo sapete la vita come è, sapete che anche se alla fine tutti più o meno si sopravvive in mezzo ci sono dei momenti davvero DI MERDA e avete un bel raccontarvi la favoletta “è giusto così”, perché se arrivasse tipo il genio della lampada e vi dicesse io posso evitarlo, le sue sfighe prenditele tu sarebbe subito un “DIMMIDOVEDEVOFIRMARE!”. I momenti che ho trovato davvero difficili, davvero challenging, finora, sono stati quando lui stava male fisicamente e quando si trovava ad affrontare situazioni complicate, ovviamente rispetto alla sua età. Ti senti persa, smarrita, ti sembra che il mondo sia grigio — ma allo stesso tempo sai che devi essere forte per lui, perché la sua forza in questo momento la trova guardando nei tuoi occhi.

Bello, e terrificante, al tempo stesso.