Sarug, Terah e Sarahah

Klingande
Klingande
Aug 22, 2017 · 3 min read

Ora, qui, vi racconto dei due angeli Sarug e Terah che, senza sapere bene perché, decidono di scortare il pluri-omicida e criminale Franz Biberkopf per le strade di una Berlino stralunata, rendendolo invisibile alla polizia che lo sta cercando in lungo e in largo in quanto — appunto- pluri omicida e criminale recidivo, col preciso intento di sbatterlo in carcere fino a quando non gli si decomporranno le budella. Ma non ci riescono, perché due angeli camminano con lui.

Il romanzo è “Berlin Alexanderplatz” di Alfred Doblin, uno delle pietre miliari della letteratura contemporanea e nella rosa dei miei 5 libri preferitissimi, e le pagine che raccontano di Sarug e Terah e del loro dialogo discreto e compassionevole mentre osservano Franz Biberkopf che si aggira spaesato per la città tentacolare sono un capolavoro che ci parla di dubbio, di colpa, di pietà, di ciò che è giusto e che è sbagliato, di verità, di perdono, di insicurezze umane, di coraggio e di molte altre cose belle e importanti e fraintendibili di cui oggi c’è tanto bisogno. Non vi cito Doblin per fare la figa, io non leggo solo libri intellettuali, ma questo sì, dovete leggerlo anche voi, è bellissimo e stranissimo e lunghissimo, è scritto con un insieme di frasi di canzoni, di pezzi di film, di filastrocche e scioglilingua e pensieri non sense, è il capolavoro della scrittura espressionista.

Ma non sono qui per fornire consigli di lettura, no. Sono qui perché oggi Sarug e Terah parlerebbero di qualcos’altro, e il loro dialogo suonerebbe più o meno così.

(I due angeli hanno un dialogare discreto e molto forbito, vi prego di non formalizzarvi. Sarug è un angelo giovane, Terah invece è il più vecchio)

“Sai, Terah, ieri mi sono iscritto a questa app, Sarahah, l’ho scaricata sul mio iPhone”

“Di cosa parli, Sarug? Cos’è questa Sarahah? Non ne sono a conoscenza, io sono vecchio, gioco ancora a Campo Fiorito su MS DOS”

“Caro Terah, si tratta di un’applicazione novella, dove chiunque può scriverti ciò che pensa di te, il bello e il brutto, il gentile e l’insidioso, in forma assolutamente anonima, e tu non saprai mai di chi si tratta, perchè neanche il potere di Selvaggia Lucarelli può nulla, altrimenti non si chiamerebbe Sarahah ma Facebook”

“Ma cosa dici, Sarug? Perchè mai persona dovrebbe voler prendere parte a questa aberrazione? Qual è lo scopo nel venire a conoscenza di ciò che pensa al tuo riguardo qualcuno che non sai neanche chi è? A chi giova?”

“Ma che ne so, Terah, me lo chiedo anche io, però devo confessarti che nonostante le perplessità l’ho scaricata e quando vedo la piccola icona verde che segnala una nuova notifica mi sento uno strano gorgoglio di stomaco, brutto ma anche un po’ bello, insomma Terah, non so se mi spiego, mi si attorcigliano un po’ le budella e mi viene quella voglia di vedere, come quando da piccolo ti gratti via la crosta anche se sai che ti farà un male boia”

“E poi, Sarug? Poi cosa succede?”

“Poi se leggo qualcosa di bello sono scioccamente contento, se leggo qualcosa di sgradevole o antipatico ci rimango male, ovvio, mi rode il culo, chiaro, non ho ben capito perché il creatore di codesta app dice che si tratta di una cosa costruttiva, come dovrebbe costruirmi il messaggio ricevuto oggi che recita “sei un idiota con i piedi piatti?” ”

“Perché non è il mezzo a essere errato, Sarug, ma il modo in cui la gente vi si approccia, alla gente non importa di essere costruttiva ma vuole solo dirti le cose sgradevoli che pensa e che in faccia non avrebbe mai il coraggio di dire, del resto lo hai fatto anche tu, non dirmi che non hai lasciato nessun messaggio”

“Questo è vero, Terah, ho lasciato dei messaggi anche io, dopo averlo fatto un po’ mi sono pentito e un po’ no”

“Ma non è nemmeno questo il punto, Sarug, il punto non è l’anonimato, il punto è che non vi è possibilità di replica e dove non c’è possibilità di replica non ci può essere confronto costruttivo, perchè chi riceve il messaggio deve fare tutto da solo, interrogarsi, smontarsi e rimontarsi poiché non ha un interlocutore, e invece la costruzione si fa almeno in due”

“Sì, è vero”

“Questo posto è un vomitatoio, è il bigliettino anonimo nell’armadietto della scuola, vergato da quello che quando scrive di solito ha la mano tremante ma qui no perchè tanto non verrà mai scoperto, ricordati Sarug, l’onestà e il coraggio non sono sinonimi”

“Me lo ricorderò, Terah, grazie per questo insegnamento”

“Sai, Sarug, io mentre parlavamo mi sono scaricato Tinder, perché almeno lì ci metti la faccia e anche i coglioni”

“Hai ragione, Terah”

)
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Volevo essere Optimus Prime.

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