Reputazione: tra like, recommend, pagerank e caffeine

scritto in origine il 18 giugno 2010

Tempo fa ricordo di aver partecipato ad una discussione a proposito delle metriche di misurazione del Web. Inevitabilmente il discorso cadde sul PageRank di Google che, in un periodo ancora acerbo per i Social Network, risultava il migliore strumento di misurazione della reputazione di un sito. Oggi, proprio grazie ai Social Network, il Pagerank risulta obsoleto, tanto che Google lo sta per far andare in pensione, ma già allora sostenevo con forza che (semplificando) il concetto di indice creato sulla base dei soli link in ingresso era un sistema non opportuno per la costruzione di un indice in grado di misurare la reputazione. Il caso del blog di Beppe Grillo era eclatante: i link verso il suo blog, per Google, si portavano dietro un valore semantico esclusivamente positivo. Ma questo non era vero perché molti di quei link erano prodotti da contenuti che mettevano in discussione la reputazione del comico genovese. In sostanza, rimanendo sull’esempio Grillo, anche quando qualcuno parlava male lui, un link verso il suo blog veniva percepito da google come un qualcosa che riconosceva a Grillo un innalzamento della sua reputazione. Reputazione ovviamente misurata in capacità di scalare le classifiche dei risultati di ricerca dei motori.
Quello che sostenevo, appunto, era l’assenza di un indicatore semantico che riequilibrasse il tutto allineando i risultati alla percezione reale di quel sito o di quella persona.
Facebook, come sappiamo, è un social network il cui prodotto/contenuto principale sono le persone e le loro reti di relazione.
La grande potenzialità di facebook rispetto alla possibilità di stabilire una sorta di indice della reputazione, sta in due cose: in quel piccolo pulsantino like e nella rete di relazioni dell’utente.
Il pulsante like è di fatto la migliore soluzione esistete al “problema Grillo”. Attivandolo si instaura quello che per google è un link, ma si porta dietro un valore semantico che al momento può essere di due tipi: like, appunto, e recommend.
Il successo del pulsante like sta nella sua capacità di aggiudicare valore senza richiedere alcun tipo di sforzo all’utente se non un click.
La sua semplicità e la sua riconoscibilità fanno appunto la differenza, tanto che molte altre piattaforme lo stanno introducendo.
Ma dal mio punto di vista ancora non basta. Anche quando Grillo inserirà il pulsantino like nei post del suo blog, continuerà ad avere una reputazione data dalla risultante delle diverse metriche di riferimento. In ogni caso però i valori attribuiti attraverso queste metriche saranno sempre positivi.
In sostanza la posizione di chi (spesso inconsapevolmente) attribuisce valore ad un sito o ad una persona si limita ad essere positiva se linko o clicco like o neutra se non faccio nulla.
E se invece io ritenessi che un servizio sia da non raccomandare o le parole di qualcuno siano oggettivamente da condannare?
L’unica cosa che mi rimane da fare è scriverne male, postare qualcosa, avvertire di un servizio fasullo o esprimere opinioni negative rispetto alle parole di qualcun altro. A quel punto a qualcuno probabilmente piacerà quel mio avvertimento negativo e lo “likerà” o lo raccomanderà. Darà un valore positivo ad un contenuto portatore di senso negativo.
Ho quindi dovuto fare un passaggio in più che da una parte mi obbliga ad argomentare, facendo più o meno pesare il mio pensiero, dall’altra però mi chiede uno sforzo che non tutti sono disposti a fare. Tendenzialmente lo si fa solo quando l’esperienza negativa è davvero importante e prova grossa disapprovazione o danni a livello fisico o esperenziale.
Con queste modalità di costruzione della reputazione si tende ad attribuire valori negativi solo a una parte, probabilmente la peggiore, delle cose, persone, aziende e servizi che ci troviamo di fronte tutti i giorni.
E tutto il resto?
Mi direte voi che molti servizi o molti Social Network utilizzano il rating mediante l’attribuzione di più o meno stelline. In quel caso però pur avendo una maggiore accuratezza della valutazione, si perde del tutto il valore portato dal link, per cui quella valutazione non è tracciabile e condivisibile.
Il principale effetto dell’introduzione dei like nei commenti di Facebook è quello di dare ai commenti la stessa dignità del post, portando una discussione ed essere tanto più ribilanciata quanto più si evolve in termini di commenti e lettori.
Ma non c’è ancora l’attribuzione negativa.
Sarebbe interessante capire cosa ne pensate voi rispetto a questo tema e soprattutto fare delle ipotesi di scenari nel caso in cui l’attribuzione di valore negativo venisse introdotto. Io ho delle idee a proposito, ma servirà un altro post per raccontarvele.