Che fine ha fatto «Gola Profonda»?

Uno dei più grandi segreti della storia americana è durato più di trent’anni.


Un grande segreto e non sto parlando degli alieni di Roswell o l’affondamento della U.S.S. Liberty, che sono segreti di Stato. Parlo di un segreto privato, mantenuto tale da pochissime persone, e allo stesso tempo pubblico perché ha scosso la società americana dalle fondamenta e l’ha stravolta su su fino ai vertici assoluti del potere.

In sei giorni di gennaio 1972, al Voyager Inn di Miami vengono girate le scene più calde del cinema anche grazie ai soldi di una famiglia mafiosa. Il film e il mito di «Gola Profonda», al secolo Linda Lovelace, inizia così.

Il film cambia la società. 
Ma il mito di più.

La storia di cui parlo però inizia solo sei giorni dopo l’uscita nelle sale del film, il 18 giugno. E non è la storia in sé ad interessare, ma il personaggio: «Gola Profonda». Per la soluzione del mistero, per lo svelamento del segreto, si dovrà aspettare ben trentatré anni, cioè il 2005, quando sul numero di Luglio della rivista patinata Vanity Fair finalmente quell’uomo ci mette la faccia.

«Gola Profonda» è lui.

Il segreto meglio tenuto d’America è svelato.


Bob e Carl hanno fatto un lavoro dannatamente buono, scoperchiando lo scandalo con le sole armi che un buon giornalista d’inchiesta può avere, con il supporto di una grande testata come il Washington Post e, ovviamente, con l’aiuto di una fonte bene informata sui fatti: un whistleblower diremmo oggi. Lo fanno a dispetto delle intimidazioni e dei depistaggi, degli inquinamenti e degli ostacoli.

Lo fanno a dispetto del Presidente degli Stati Uniti d’America.

Bob e Carl lo fanno così bene da meritare un premio Pulitzer, il riconoscimento più prestigioso per un giornalista. Ma Bob e Carl lo fanno anche meglio di così perché per trentatré anni nessuno ha mai potuto scoprire chi fosse la fonte. Tutti la chiamano la «Gola Profonda» del caso «Watergate», perché per quelle casualità che solo il destino sa divertirsi a fornire, questa «Gola Profonda» entra in scena contemporaneamente a quell’altra «Gola Profonda» che conquista l’America per ben altre doti, e ne prende il nome.

Il mito di un film in cui nulla è nascosto si trasforma nel personaggio mitico di cui non si può conoscere l’identità.

Bob Woodward e Carl Bernstein sono titolati come i più grandi giornalisti d’America per quello che hanno scritto, ma anche per quello che non hanno mai svelato: chi è «Gola Profonda».

Mark Felt su Vanity Fair

W. Mark Felt, questo il nome di «Gola Profonda» dello scandalo «Watergate», si ritira dal suo incarico di Vice-Direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) giusto un anno e quattro giorni dopo l’inizio dello scandalo e dopo trentuno anni di servizio. La sua carriera inizia durante la Seconda Guerra Mondiale con sedici mesi di addestramento all’Accademia FBI di Quantico e continua con frequenti spostamenti in giro per gli Stati Uniti e il mondo. Diventa nel 1971 il più fidato collaboratore del mitico e inamovibile funzionario-semidio ed eroe nazionale Edgar J. Hoover che per oltre cinquant’anni rimase a capo di una FBI sempre più potente. Hoover muore per un attacco cardiaco esattamente 45 giorni prima dell’inizio dello scandalo Watergate. Non è un caso.

I fascicoli segretissimi dell’ufficio di Hoover passano nelle mani di Felt che a quel tempo è il numero 3 dell’FBI: è assistente personale del numero 2, Clyde Tolson che, si vocifera, ha con Edgar J. una relazione ben oltre quella professionale tanto che alla morte ne eredita gli effetti personali e anche l’appartamento di proprietà. L’incarico di direttore del Bureau però passa a L. Patrick Gray, uno degli uomini tuttofare della presidenza Nixon. Gray però miseramente dura in carica meno di un anno: crolla quando si scopre che ha incendiato nel camino di casa documenti relativi allo scandalo.

W. Mark Felt

Come direttore dell’agenzia, Gray è comunque una frana, non fa che andare in giro tra una sede locale e l’altra, senza curarsi delle attività, al punto che è soprannominato “Three-Day Gray” (Gray 3 giorni), perché questo è il tempo medio che permane da qualche parte. D’altro canto, il suo è un incarico eminentemente politico con cui l’amministrazione Nixon vuole riportare sotto il diretto controllo del Presidente il Bureau, che sotto la guida di Hoover è sempre stata una vera agenzia indipendente. A Nixon serve uno yes-man che non faccia troppi guai. E Gray li fa.

Quando Gray tracolla sotto il peso delle inchieste giornalistiche, Nixon ha ancora l’opportunità di nominare Felt che è il più alto in grado e il più titolato. Nixon ha tutte le prove della cospirazione e ha anche ragionevoli dubbi circa il fatto che possa essere direttamente lui l’informatore di Woodward e Bernstein. Ovviamente Felt non diventa direttore e la «vecchia guardia» dell’FBI è tagliata fuori.

Felt sceglie il pensionamento non immaginando quello che l’attende.

Nixon resiste un altro anno fino a quando viene divulgato un nastro in cui si sente distintamente mentre ordina di ostacolare le indagini sullo scandalo facendo trasmettere un falso comunicato da parte della CIA rivolto all’FBI sulla necessità di copertura delle prove per motivi di sicurezza nazionali. Questa è la pistola fumante e fa definitivamente precipitare Nixon. È il 9 agosto 1974 e sarà il primo presidente nella storia degli Stati Uniti a dimettersi dalla carica per evitare il processo di impeachment. Si dimette senza aspettare il processo per mantenere il potere nelle mani dei repubblicani. La presidenza passa al suo vice, l’appena nominato, massone e inconsistente, Gerald Ford che peraltro ha preso il posto di Spiro Agnew dimessosi anche lui da qualche mese sotto l’accusa di frode fiscale. Bella gente.

Dai processi scaturiti dallo scandalo Watergate saranno tutti condannati per crimini tra i più gravi: cospirazione, falsa testimonianza, spergiuro, attività illegali, inquinamento delle indagini. Per Nixon stesso le accuse saranno quelle di abuso di potere e ostacolo al Congresso degli Stati Uniti.

la storia di Felt, né quella di «Gola Profonda» finiscono qui, prima di ricongiungersi nella stessa persona con l’intervista del 31 maggio 2005.

A Felt è riservato il trattamento comune che spetta ai whistleblower: le ritorsioni del datore di lavoro. Anche a quel livello, anche in quei casi. Il nuovo Presidente Gerald Ford si affretta ad accordare subito la grazia a Nixon per gli eventuali crimini commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Grazia Presidenziale. L’amministrazione repubblicana va avanti altri tre anni fino alla rovinosa sconfitta elettorale contro Jimmy Carter e si distingue per una virulenta campagna contro gli «abusi» delle agenzie, come CIA e FBI, che Carter dovrà completare senza cedimenti.

L’opinione pubblica negli Stati Uniti ha sempre coltivato una feroce avversione per il «potere centrale» è frastornata da questa battaglia tra poteri dello stato. La stampa ha bisogno di mantenere le vendite che lo scandalo Watergate gli ha garantito. Il governo, azzoppato dallo scandalo tenta di rifarsi sui burocrati che non l’hanno sostenuto.

Sebbene fin dal 1778 gli Stati Uniti abbiano una legge scritta per tutelare i whistleblower, Felt, che non ammetterà mai di essere l’informatore, non può godere di queste tutele.

Tutto inizia già nel ’71 quando un gruppo di attivisti fa irruzione nella sede locale dell’FBI in Pennsylvania e ruba le prove concrete sulle attività illegali del Bureau. Tutto finisce alla stampa che ne monta un caso anche se è ben noto che l’FBI e i servizi segreti abbiano sempre fatte attività illegali senza grossi scrupoli.

A quel punto però il Senato apre una commissione parlamentare (la Church Commission) che porta alla sbarra vari funzionari del Bureau e dei servizi segreti. Vengono scandagliate sopratutto le attività del CO.INTEL.PRO, il programma di contro-intelligence del Bureau, attivo fin dal ’56 e che per un breve periodo era stato sotto la guida di Felt. Molte azioni degli agenti sono segrete e non raramente illegali per contrastare le attività considerate sovversive, ivi includendo i movimenti pacifisti contro la guerra in Vietnam come i cattolici del Camden 28, i gruppi radicali marxisti come i Weatherman (WUO), i gruppi di rivendicazione razziali, le arci-note Pantere Nere e Martin Luther King, molte organizzazioni femministe e i movimenti anti-colonialisti, insomma tutto quello che variamente era incluso nell’etichetta molto ampia di «Nuova Sinistra» americana.

Le operazioni del CO.INTEL.PRO sono spesso condotte in spregio delle leggi, senza il necessario supporto degli ordini giudiziari e prive di qualsiasi garanzia costituzionale. Nonostante questo è dato per scontato che questo sia un privilegio dovuto ai «servizi segreti».

Felt, sotto accusa come capo delle operazioni di contro-intelligenza nel caso del WUO, in cui questi terroristi hanno messo bombe presso la Casa Bianca, il Pentagono e il Dipartimento di Stato, si assume ogni responsabilità delle azioni illegali, ed evita l’incriminazione dei suoi agenti che per lo più hanno commesso furti su commissione (i cosiddetti “black bag jobs”) per ottenere le prove necessarie a smantellare l’organizzazione criminale.

Felt propone al governo un patteggiamento basato su una dichiarazione di colpevolezza per lo svolgimento di ricerche senza mandato, un reato minore che si risolverebbe con poco più di una censura, ma tra l’incredulità sua e degli altri agenti FBI, il governo, rompendo una tradizione ben radicata, rifiuta l’offerta e il funzionario viene condannato per la violazione dei diritti costituzionali dei cittadini, una condanna durissima. Durante il processo testimonia in sostegno di Felt (e addirittura contribuisce alle sue spese legali) persino l’ex-presidente Nixon, che era un falco del Partito Repubblicano, ma certamente non un’aquila.

Le attività ordinate da Felt, secondo Nixon e moltissimi degli altri testimoni di alto livello intervenuti, sono sempre state comuni per l’FBI fin dalla presidenza Roosevelt e non sono mai state considerate illegali.

Alla fine Felt sarà condannato a 10 anni di prigione. È il capro espiatorio che Jimmy Carter offre in pasto all’opinione pubblica, facendo un unico falò degli abusi della precedente amministrazione con il comportamento opaco delle agenzie di sicurezza sfuggite al controllo politico. La stampa esulta. È il 6 Novembre 1980, Felt prepara il suo appello.

Mark Felt e Ronald Reagan

Dopo neppure tre mesi Ronald Reagan diventa il nuovo Presidente degli Stati Uniti ed è pronto a concedergli la grazia quando viene colpito al polmone da un proiettile di un balordo che addurrà come motivazione quella di voler far colpo sull’attrice Jodie Foster. È ancora oggi richiuso in un manicomio criminale. La grazia a Felt sarà firmata il 15 Aprile, appena tre giorni dopo il rientro di Reagan nel suo ufficio dopo una difficilissima operazione in cui ha seriamente rischiato la morte. Il malcontento per la grazia viene presto oscurato dal muscolare successo di Reagan che licenzia su due piedi 11.345 controllori di volo in sciopero illegale. L’opinione pubblica esulta, è l’inizio della Reaganomics.

Felt comunque vince anche il processo d’appello.

W. Mark Felt aveva già negato di essere la «Gola Profonda» dello scandalo «Watergate» ad una domanda diretta di Gray nel bel mezzo degli avvenimenti e quanto nel ’79 pubblica le sue memorie lo fa in modo ancora più netto tanto che «Library Journal» nella recensione del libro dirà che:

«essendo stato indicato come la ‘Gola Profonda’ del Watergate, in questo libro di memorie interessante ma poco sensazionale, egli chiarisce una volta per tutte che questo onore, se di onore si tratta, va ricercato altrove».

È giunto il momento per Felt di ritirarsi a vita privata in California. Un tranquillo pensionamento turbato solo da un unico episodio, nel 1999 a seguito del 25° anniversario delle dimissioni di Nixon, tra i tanti giornalisti che chiedono la sua opinione, uno solo va a trovarlo di persona e quella visita, sotto gli occhi divertiti e stupiti della figlia, si tramuta in una vera e propria celebrazione. Il giornalista in questione è Bob Woodward.

Mentre Felt ha il suo bel da fare per uscire indenne dalla girandola giudiziaria, il resto del mondo prova a scoprire chi è «Gola Profonda».


Grazie per aver letto questa storia! Fai in modo che altri possano trovarla su Medium cliccando il pulsante 💚 che trovi sotto l’articolo. Se ti è piaciuta la storia puoi seguirmi anche sulla mia pagina Facebook.

Felt è fortemente indiziato, è ovvio, ma non è che uno solo dei quindici nomi nella lista che ancora nel 1990 il ben introdotto magazine The Washingtonian stila per riassumere il caso. In realtà già nel 1974 l’editor del Washingtonian, Jack Limpert, ha fornito evidenze quasi inoppugnabili che la talpa sia Felt, ma il Wall Street Journal chiude la questione con un editoriale lapidario: «Se bevi scotch, fumi e leggi, allora forse sei tu Gola Profonda», e la cortina fumogena su Felt inizia a sollevarsi. Nel ’75 è la volta dello scrittore e giornalista Higgins di ricordare che «Mike Felt conosce i giornalisti più di quanto questi ne sappiano e ci sono alcuni che pensano che egli abbia uno pseudonimo al Washington Post preso in prestito da un film porno». Nel 1976, Felt testimonia dinanzi al gran giurì e ammette il suo ruolo nel caso Watergate al Procuratore Generale per i Diritti Civili J. Stanley Pottinger, ma la testimonianza viene coperta da segreto di Stato e quindi non trapela in giro. Nel ’92 anche un collaboratore di Woodward stesso sostiene che le informazioni alla redazione provenivano da un altissimo funzionari nell’FBI, ma non conferma che si tratti proprio di Felt. Nel 2000 il consigliere legale alla Casa Bianca di Nixon sostiene nel suo libro che Gola Profonda sia Felt, ma poi dubita perché così non si spiega come talune informazioni alla stampa arrivino anche direttamente dall’interno della Casa Bianca (la verità è che gli agenti FBI non avevano problemi ad ottenere informazioni dall’amministrazione Nixon che era un colabrodo in quanto a segreti).

Bob Woodward e Carl Bernstein interpretati da Robert Redford e Dustin Hoffman nel film «Tutti gli uomini del presidente» di Alan J. Pakula sullo scandalo Watergate.

La storia finisce quanto a Febbraio del 2005 qualcuno divulga che «Gola Profonda» stia lì lì per tirare le cuoia visto che Bob Woodward ha già scritto un coccodrillo commemorativo (uno di quegli articoli che i giornali scrivono con un po’ di anticipo sulla morte di persone famose, in modo da poterli inserire se necessario anche all’ultimo momento nell’impaginazione). Ironicamente si diffonde la voce che Gola Profonda sia William H. Rehnquist che era proprio al Dipartimento di Giustizia sotto Nixon e che nel 2005 sta combattendo un cancro brutale che lo porterà via effettivamente dopo qualche mese.

È probabilmente il fatto di sapere della presenza del coccodrillo di Woodward che spinge Felt a svelare, il 31 maggio di quell’anno, tramite l’intervista esclusiva a Vanity Fair di essere «Gola Profonda». Il Washington Post conferma la storia e Woodward racconta come Felt era diventato «Gola Profonda» ma lascia a Patricia Sullivan il compito di riscrivere il coccodrillo di Felt che tornerà utile solo qualche anno dopo, il 18 dicembre 2008, quando, alla veneranda età di 95 anni, Mike Felt muore nel sonno.

Non sapremo mai le vere motivazioni che portarono Felt a spifferare tutto. Le interpretazioni sono diametralmente opposte. C’è chi considera Felt un vero e proprio eroe nazionale e chi lo considera uno spergiuro e un traditore, chi piuttosto un arrivista frustrato per essere stato scavalcato alla guida del Bureau. Allo stesso modo il Washington Post e i due, allora giovani, giornalisti sono osannati come baluardi della moralità pubblica della politica mentre altri li considerano invece semplici pedine nelle mani di una FBI interessata a liberarsi di un Presidente scomodo.

Quale che sia il giudizio sull’operato di Felt ad ormai più di quarant’anni dall’evento non si può però non riconoscere che solo quelle rivelazioni e in quella forma permisero all’America di prendere coscienza di una realtà taciuta fin troppo a lungo che neppure il FOIA, il Freedom of Information Act promulgato già nel ’66, era riuscito a rendere così popolare. Il ruolo del whistleblower, della «Gola Profonda», è stato determinante per permettere ai giornalisti di fare con completezza il proprio lavoro e ai cittadini di sapere i dettagli della storia.


< Hermes Center for Transparency and Human Rights >

seguimi su Twitter | metti Like su Facebook | iscriviti alla mailing list

Grazie per aver letto questa storia! Fai in modo che altri possano trovarla su Medium cliccando il pulsante 💚 che trovi sotto l’articolo. Se ti è piaciuta la storia puoi seguirmi anche sulla mia pagina Facebook.