L’invidia del gatto e l’elaborata manovra dei cani per salvare la Terra dagli alieni

L’evoluzione ha fatto il suo dannato lavoro e Darwin ha ammesso che sulla Terra non esiste razza più indipendente, furba e autonoma del gatto. Ma il cane ha stravinto.

Il gatto ha tutto, è furbo ed è dolce, è morbido e indipendente, è silenzioso ma fa le fusa, ha sette vite, è presente ma è distante.

Come quella femme fatale che hai a portata di mano ma non riesci mai a raggiungere, il gatto è allo stesso tempo domestico e ferino. Negoziatore d’eccellenza, manipolatore senza scrupoli, quando è il caso diventa anche condottiero d’armate, ma altrui. Il Cardinale Mazzarino era un gatto, ma anche Alessandro Magno era un gatto, Albert Einstein anche e Picasso pure.

Millenni di silenziosa evoluzione della specie hanno decretato la sua superiorità.

Non c’era più gioco ma…

Il cane no, è tutto quello che il gatto non è. Come il figlio minore deve sbracciarsi il doppio per ottenere la metà dell’affetto che il maggiore ha avuto scontato, come il collega tonto deve faticare per ottenere una pallida soddisfazione, il cane ha dalla sua solo questa toccante socialità che il più delle volte però lo porta ad annusare il didietro di qualsiasi cosa si muova. Contento lui.

Diciamocelo il cane è lo sfigato cosmico dell’animalità domestica e non. È un condannato dalla natura: il cane grande e grosso, imponente e potente è un fessacchiotto banale, il Terranova docile, l’alano grosso e fesso, l’abbioccoso Mastino; quelli di piccola stazza invece sono incazzatissimi e implausibili.

Prendi il Chihuahua, ad esempio, con quella faccetta che sembra un incrocio tra il muso appuntito di Fazio e l’occhio pallato della Meloni con le orecchie a spinnaker da Gremlin, e con tutto il corpo compresso in una lattina di Lemonsoda, chi lo direbbe mai che è una sanguinaria macchina da guerra capace, con la sola forza delle sue inesorabili zannette, di fare piazza pulita di intere legioni di topi feroci. Guardatelo adesso in giro per via del Corso nella borsetta della signora sciscì nel suo completino fuxia in punto-croce e quel delizioso fiocchetto di strass. Sfido io che è un nevrotico psicolabile.

Oppure prendi il Bassotto con quelle sue orecchie a straccetto e col corpicciolo così lungo che ci puoi apparecchiare sopra per il pranzo di Natale. L’hai capito o no che si è sviluppato apposta per lanciarsi impavido e brutale nelle tane dei tassi con tale violenza e cattiveria da rimanerci incastrato. I cacciatori devono strapparlo fuori ed è l’unico cane a cui non gli fai male tirandolo dalla coda. L’hanno allungato così: a tirargli la coda. È proprio così: quel coso tozzo e lungo è un cacciatore tra i più malvagi della Terra.

Sia quel che sia, i cani la stavano perdendo su tutta la linea coi gatti. Sì dài, semai suscitano tenerezza, un dolce pat-pat sul dorso e un grattino dietro l’orecchio, ma seriamente, quando le cose si fanno difficili chiami il gatto mica il cane.

Prendi l’invasione aliena: chi si può immaginare che per bloccare l’invasione aliena si schieri a salvare il pianeta una legione di chihuahua in completino rosa e fiocchetto, corazzati dento borsettine Prada oppure certi rotoloni Bassotto con i loro quindici metri di pelo morbido e soffice e le parti basse che arano il campo di battaglia.

Salvarci spetta ai gatti, lo sappiamo tutti. Gatti di razza, gatti randagi, gatti per l’attacco, gatti in retroguardia, e gattini, gattini, gattini.

Gattini contro l’invasione aliena.

Invece no. Sfruttando bene le sue poche carte, il cane tanto ha fatto e tanto ha brigato che ha assestato il colpo definitivo a millenni di evoluzione gattesca.

Tieni, gatto, prendi, porta a casa e leccati le ferite adesso!

Ha scomodato la sua rete di relazioni demo-cane-pluto-massonica per far approvare un semplice, insignificante codicillo dirompente.

Comma 7 — Ogni cane sarà accompagnato in giro da uno schiavo raccogli-escrementi.

Quale umano raccoglierebbe cacca di gatto? Non si sa neppure se i gatti la fanno la cacca. Nella loro tensione alla perfezione, i gatti ormai producono supposte biodegradabili che lanciano direttamente nel secchio dell’umido scalciando con la zampa di dietro.

I cani no. Coprono marciapiedi con un’ondata unica e infinita di produzione cacogena che, se non adeguatamente imbustata dallo schiavo umano, è sempre lì lì per sommergere tutto il globo terracqueo.

È la rivincita dello sfigato: vincere di cacca.

Così al momento dell’invasione, stai pur certo, per quanto superiore possa essere la razza aliena si farà una domanda:

«Cosa c’è sotto? Se una razza tanto insignificante come quella canina è riuscita a sottomettere la razza umana per indurli a diventare i loro raccogli-cacca allora c’è qualcosa sulla Terra che proprio non si comprende quindi: Attenzione!»

Gli alieni penseranno che è tutta una diversione, i chihuahua vestiti di pizzo nelle borsette delle strappone a spasso nei quartieri alla moda, i bassotti tirati per la coda dai cuccioli d’uomo, i terranova stiliti addormentati di gusto sulle colonne delle rovine di Pompei, fanno tutti parte di un elaborato schema di diversione e difesa.

Gli alieni avranno paura e, dismessi i super-mega-disintegratori cosmici, scenderanno in pace per negoziare e si rivolgeranno al cane al guinzaglio.

Con chi vuoi che parlano se c’è uno che porta l’altro al guinzaglio, caga e gli fa raccogliere gli escrementi?

Gli alieni parleranno al cane e quello roteerà l’occhio ottuso, scodinzolerà nervosamente la coda e con la quella faccia da poker che solo la tonta stoltezza che la canitudine può darti, tirerà fuori la lingua per sbavare il terreno e… niente più. Silenzio. Al limite un inconsistente bau.

Dopo tentativi infruttuosi penseranno pure di non essere all’altezza manco a parlargli, nemmeno a comunicare con tanta grandezza e, umiliati e afflitti, si rivolgeranno all’uomo al guinzaglio pregandolo di fare da intermediario verso la divinità cane. L’alieno penserà che tanta superbia di cane, al punto di non parlare a quelli che con un raggio galattico potrebbero annientare l’intero pianeta, nasconde una sconosciuta forza o qualche arma micidiale e avranno paura.

Paura aliena.

Parleranno con l’uomo, è vero, il quale tenterà in tutti i modi di convincerli a nuclearizzare il pianeta con le sue parole idiote e stolte come sono soliti fare. Ma gli umani non hanno nessuna credibilità e ormai la paura del cane sarà troppa. Gli alieni andranno via pensando: «Questo pianeta non si tocca, qui al limite ci faremo un’autostrada eh».

Il gatto guarderà da lontano la scena e se lo mangerà l’invidia. Tanta evoluzione beffata da un codicillo di legge e da una cacca sul marciapiede. «Sì,» penserà il gatto «l’universo è proprio un posto di merda.»

Ma ormai il gatto ha perduto per sempre.

Quì, Bobby… qui. Bello, Bobby… bello.
Hai salvato il genere umano, Bobby… lo sai?
Bravo, Bobby.


Corre l’obbligo di ringraziare quanti hanno variamente contribuito a questa storia di cani: Luca, Katiuscia, Mauro e Max. Che gli alieni vi abbiano in gloria.

Bau bau