“Words as a Tartar’s bow do shoot back upon the understanding”
Alberto
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La finzione, per me, non è separata dalla falsità, come detto. Oppure dalla verità:

Il poeta è un fingitore. 
Finge così completamente 
che arriva a fingere che è dolore 
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive, 
nel dolore letto sentono proprio 
non i due che egli ha provato, 
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo 
gira, illudendo la ragione, 
questo trenino a molla 
che si chiama cuore. (F. Pessoa)

L’unica cosa che mi sento di aggiungere alla (mia sensibilità per la) non esistenza del finto è invece introdurre nell’equazione l’esistenza dello svero.

Cos’è lo svero?

Dicesi «svero» ciò che era vero, indubitabilmente vero, conoscibilmente vero, pubblicamente vero, che però diventa ad un certo punto inconoscibile. Non falso, non vero: scompare.

E com’è possibile?

Questo bell’articolo dell’amico maurizio codogno spiega la questione:

Attenti: lo svero non è il dimenticato, l’obliato (a dispetto della formula giuridica utilizzata, che ovviamente distorce il linguaggio come spesso accade al diritto positivo), perché la Rete, di per sé, non dimenticherebbe affatto ma è il «da dimenticate in forza di legge»: è la cancellazione della storia, e quindi la sua riscrittura. Non è neppure un «censurato», è una sorta di «censurato in seconda battuta», che tu sai che è vero, ne hai già preso conoscenza, ma non lo puoi più dire e far sapere.

Così abbiamo il vero e il falso, forse il finto (se ci credi) che cioè un falso artefatto, poi l’obliato, il falsificato (che fu vero e, alla luce di nuove conoscenze è falso, ma sempre falso è), il censurato o omesso, e infine lo svero.¹

Mi accorgo che così abbiamo introdotto un’altra dimensione: l’inconoscibile. Le possibilità sono esplose così.

Ma questa è forse è la quadra.

Il finto è artefatto perché il vero (ancora) non si può (o deve) conoscere. È un tentativo di vero (onesto o disonesto, che cambia?). E qui veramente (sic) entriamo nella struttura delle normali rivoluzioni scientifiche permanenti o in altri termini nel «Paradosso del Mentitore» di Marco Fulvio Barozzi.


¹ Che poi, se vogliamo dirla tutta, ci sarebbe da considerare anche il «Newspeak» che non cancella la verità, come superficialmente si occupa di fare il «diritto all’oblio/dovere di omertà», ma fermo restando il significante gli sostituisce sotto al naso significato per unificarlo al suo opposto. In questo modo la guerra è pace la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza (G. Orwell, 1984).

A scott kim optical illusion picture entitled “ true false “.
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