Etruschi e Romani

Mentre si consumava il ratto delle sabine gli Etruschi stavano cominciando a muoversi verso sud, proprio sulla direttrice della città di Roma.

Chi fossero gli Etruschi, abbiamo già detto, non si sa con precisione. Intanto abbiamo pochissimi reperti archeologici che ci aiutino a comprenderlo. Se vogliamo prendere per buone le raffigurazioni che ci restano, si trattava probabilmente di una popolazione proveniente dal Medioriente e sviluppatasi sotto l’influenza nella cultura egizia da una parte e di quella greca dall’altra. Ma ovviamente non siamo certi che la loro arte fosse realistica quanto lo sarà, poi, quella romana.

Sappiamo che furono loro a dare il nome di “Tirreno” al mare che bagna le coste occidentali dell’Italia E che “Tirreno” significa “Etrusco”, almeno sulla base delle pochissime traduzioni che sono state fatte delle loro iscrizioni.

I ritrovamenti tombali dimostrano come gli Etruschi fossero molto più raffinati dei loro contemporanei e, soprattutto, tecnologicamente più avanzati. Basti pensare alle protesi dentali ritrovate su alcuni scheletri, realizzate con metalli preziosi. Sappiamo anche che conoscevano la lavorazione del ferro, del rame e dello stagno.

Non solo, ma pare che conoscessero anche l’arte — difficilissima — dei piani urbanistici, un qualcosa che ancora oggi è misterioso per molte amministrazioni locali. Le loro città, come Tarquinia, Perugia o Veio, erano dotate di mura difensive, strade ed addirittura sistemi fognari. Erano in grado di bonificare i canali per evitare la malaria e di organizzare le planimetria delle città in modo preciso e gradevole.

Ma, più di ogni altra cosa, erano abilissimi mercanti e amavano la ricchezza, che cercavano costantemente di aumentare attraverso lo sviluppo di nuove rotte commerciali. Pare avessero raggiunto, con i loro prodotti, il Nord Italia e che si fossero spinti anche oltre, valicando le Alpi. Tutto questo mentre i nostri amici romani esploricchiavano lentamente le collinette accanto a

Roma.

Insomma, un popolo di intraprendenti mercanti che amavano la bella vita ed evitavano il più possibile le guerre almeno fino a quando queste non gli arrivavano dritte nel cortile di casa.

Anche sul fronte delle pari opportunità pare che gli etruschi fossero piuttosto avanzati. Le immagini ritrovate nelle tombe mostravano le donne allo stesso livello degli uomini, intente a conversare e fare baldoria con loro. Appaiono truccatissime ed ingioiellate, con un qualcosa che, a suo modo, ricorda alcune raffigurazioni dell’antico Egitto.

Tutto questo era troppo per i romani delle origini, austeri, seri e con le loro donne a casa ad occuparsi di rammendi e cucina. Prova dell’opinione che romani avevano delle donne etrusche si può trovare anche in una commedia di Plauto, dove uno dei personaggi è una fanciulla che segue il “costume toscano”. In altre parole, una prostituta.

Per quanto riguarda la religione, coltivavano un culto politeista estremamente complesso, con,

a capo degli dei un certo Tinia, che aveva dimestichezza con fulmini e tuoni, un po’ come Zeus e poi Giove. In paradiso i defunti che avessero superato il giudizio divino avrebbero continuato a vivere tra le loro cose e tra un banchetto e l’altro, un po’ come nella religione egizia.

Nonostante la tecnologia avanzata e lo stile di vita raffinato non dobbiamo pensare che si trattasse di individui troppo gentili. Erano soliti darsi ai sacrifici umani, Specie quando si trattava di prigionieri di guerra. 300 soldati romani, catturati durante una delle tante battaglie tra i due popoli vennero lapidati e, una volta uccisi, venne loro estratto il fegato in modo tale che gli aruspici (sorta di indovini superspecializzati) potessero predire l’esito della guerra. Col senno di poi pare che gli etruschi non fossero poi così bravi nella lettura dei fegati.

La divisione fra città etrusche e la loro incapacità di collaborare in guerra determinarono la loro sorte: i romani, forti della loro organizzazione militare e del ferreo controllo degli alleati, presero presto il sopravvento e, una volta fatto proprio ciò di cui necessitavano ovvero conoscenze tecniche, un po’ di buona educazione ed altre cose, tra cui la toga e, pare, l’organizzazione politica, semplicemente li spazzarono via. Ma questo è il riepilogo di una storia più complessa, iniziata con i primi contatti fra i due popoli.

Pare addirittura che esistesse nella posizione in cui venne fondata Roma un precedente insediamento etrusco di nome “Rumon”, con buona pace di tutta la storia di Romolo. Quindi probabilmente Roma nacque come commistione, oltre che tra Villanoviani o Romani e Sabini, anche tra Etruschi. Questo è altamente probabile, visto che gli Etruschi si erano spinti già più a sud dove avevano fondato ricche colonie come Capua, Pompei, Nola, ed Ercolano. Molto probabile che “Rumon”, poi diventata Roma, facesse da stazione di passaggio e di smistamento merci verso sud, anche e soprattutto per i trasporti via mare

Altrettanto probabile che nella prima fase di integrazione fra culture differenti gli etruschi guardassero gli ultimi arrivati un pochino come gli inglesi guardavano gli abitanti delle loro colonie, con uno sguardo misto tra il curioso e l’impaurito. Ovviamente anche romani e Sabini non dovevano trovarsi così bene data la differenza evidente di usi e costumi.

Sappiamo che la divisione razziale tra Etruschi ed altri popoli perdurò per circa un secolo, sostanzialmente fino alla fine del regno di Tarquinio il Superbo. Fu proprio in quel momento che i Romani, che nel frattempo avevano perfettamente integrato gli alleati Sabini, si ribellarono al potere etrusco e diedero vita una lotta senza quartiere tesa a distruggere interamente nemico ed a eliminarne le tracce per i secoli a venire.

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