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Abbiamo già detto che l’anno della fondazione di Roma, quello da cui i Romani cominciarono a contare gli anni ed a crearsi un calendario è il 753 a.C.

Al netto dell’esattezza dell’anno, che probabilmente è stato scelto per ricordare qualche avvenimento particolare, è altamente probabile che la nascita di Roma sia effettivamente da datare attorno ai 700 anni prima della nascita di Cristo.

Roma nasce non come Caput Mundi, come gli storici latini hanno hanno poi voluto farci intendere, ma è il frutto di una pervasiva colonizzazione da parte di una civiltà partita da molto lontano, quindi un evento inscritto, come sempre accade, in un contesto molto più ampio di una di una lite fra fratelli è soprattutto, con molte divinità di meno di cui preoccuparsi.

L’Italia come la intendiamo oggi conserva tracce di civilizzazione che vengono fatte risalire a circa 30.000 anni prima dell’inizio del nostro calendario. Periodo in cui gli abitanti della nostra penisola vivevano in grotte che adoravano decorare con le dita e vivevano di raccolta e caccia utilizzando utensili di pietra.

Facendo un rapido passo avanti nella storia ed arrivando all’età Neolitica, quindi attorno all’8000 a.C., erano già distinguibili in Italia due differenti popolazioni: la prima stanziata in quello che potremmo definire “centro Nord” era quella dei Liguri, la seconda, che occupava invece il “centro Sud” era quella dei Siculi. Le differenze fra le due popolazioni, a quanto ne sappiamo, erano prevalentemente morfologiche e legate ai gusti estetici in fatto di lavorazione della pietra.

Esistevano ovviamente anche insediamenti in Lazio ed è presumibile che, proprio nelle aree del centro Italia, Liguri e Siculi si incontrassero e si mescolassero, dando vita ad una popolazione mista e, molto probabilmente, a tradizioni ed usanze che univano le due culture.

Lasciamo passare qualche altro millennio e spostiamoci attorno al 3000 a.C. anno più anno meno. Proprio in questo periodo l’Italia subisce la sua prima invasione (quantomeno fra quelle conosciute) e, tanto per cambiare, gli invasori arrivano dal centro Europa, abitudine che non perderanno anche in tempo molto più moderni.

Queste popolazioni, che taluni classificano come germaniche, altri come indoeuropee arrivavano certamente dal nord Europa e verosimilmente da una qualche zona paludosa, visto che erano altamente specializzati nella costruzione di palafitte.

Ovviamente, non appena valicate le Alpi, nuovi arrivati non trovarono luoghi migliori per sistemarsi che le zone limitrofe ai grandi laghi del Nord Italia.

Non appena individuati cominciarono a costruire le loro belle palafitte che, confrontate con le capannucce dei liguri, dovevano sembrare vere proprie regge. Non è ben chiaro se fossero ostili nei confronti delle popolazioni locali o meno, ma quello che è certo è che la loro superiorità non si giocava solo sul piano delle costruzioni. In costante contatto con i cugini d’oltralpe i nuovi arrivati, in poco tempo, importarono l’uso delle ferro nelle terre invase. La lavorazione del ferro implicava un elevato numero di conseguenze: ogni utensile poteva essere realizzato con il nuovo materiale, a partire dai più semplici oggetti per la lavorazione della terra o per la cucina, fino ad arrivare alle armi. E la superiorità di armamenti significava una sola cosa: controllo sul territorio e la velocizzazione dei programmi di conquista di nuove terre. Non bastassero le palafitte ed il ferro a dimostrazione della superiorità degli invasori, questi ultimi erano anche esperti di pastorizia agricoltura, tessitura e fortificazioni. Probabilmente mancavano di buone maniere, ma sicuramente la restante parte della loro conoscenza compensava ampiamente questo piccolo difetto.

Nello stesso periodo in cui il nord Italia veniva occupato dei popoli indoeuropei, sulle coste della Toscana e dell’alto Lazio sbarcavano presumibilmente gli Etruschi. Il termine “presumibilmente” è l’obbligo, visto che di questa popolazione si sa molto poco, soprattutto in termini di origini. Non che non abbiano lasciato dietro di sé reperti archeologici, ma i Romani, che dagli Etruschi avevano appreso molto, distrussero la loro civiltà per evitare che si sapesse in giro da chi avevano imparato un sacco di cose.

Quello che sappiamo per certo è che si trattava di una civiltà molto progredita e dalla cultura raffinata, in cui è possibile trovare tracce di tradizioni egizie, greche, mesopotamiche e, ovviamente, italiche, qualsiasi cosa questo significhi. Il loro alfabeto era simile a quello greco come la loro religione, E loro usanze funebri simili a quelle egizie, la capacità di lavorare metalli come oro rame e bronzo, simile a quella di carattere miceneo.

Abili mercanti, erano organizzati in una serie di città stato indipendenti l’una dall’altra, ma accomunate dall’obiettivo di arricchirsi è, occasionalmente, di far fronte comune contro eventuali nemici, principalmente Siculi o Liguri desiderosi di appropriarsi dei loro tesori. Era inevitabile che primo poi gli invasori arrivati del Nord e gli etruschi si incontrassero. L’interrogativo semmai riguarda cosa sarebbe successo.

All’incirca intorno al 1000 a.C. gli invasori germanici, impegnati nella loro espansione verso sud fondarono la loro prima civiltà di rilievo, da cui poi l’intera popolazione prese nome: Villanova, all’incirca nella posizione di Bologna. Da qui in poi saranno per tutti i “Villanoviani”.

I Villanoviani procedettero indisturbati verso sud fino ad incontrare gli insediamenti etruschi. Per i bellicosi abitanti del centro Europa fu subito chiaro che i nuovi conosciuti non rappresentavano un pericolo da un punto di vista bellico, con i loro usi raffinati, le loro vesti eleganti e la loro ospitalità fin troppo evidente. Si trattava piuttosto di un’opportunità: gli Etruschi avrebbero avuto nuovi partner commerciali, i Villanoviani, oltre ad avere l’opportunità di ingentilire le proprie maniere, avrebbero avuto accesso ad un tesoro che gli etruschi a malapena sapevano di avere: le miniere di ferro dell’isola d’Elba. Nasce così un connubio fra etruschi e villanoviani, che porterà alla fondazione di una nuova città lungo il Tevere: Alba Longa, crocevia commerciale di qualsiasi tipo di merce.

Da qui, intorno al 700 a.C. partirà una spedizione di soldati il cui obiettivo era trovare un luogo adatto in cui fondare un avamposto militare lungo il Tevere, abbastanza vicino al mare da poter creare nuove rotte commerciali marittime, ma sufficientemente lontano da non essere attaccato da pirati che infestavano le coste.

La spedizione militare raggiunge un’area con sette colli che assicurano visibilità ed un’aria sufficientemente salubre delimitare la malaria. Il luogo scelto, le fortificazioni vengono erette. L’avamposto militare, un avere propria caserma a cielo aperto prende il nome di Roma.

Ma proprio essendo una caserma, ha un problema di fondo. Mancano le donne.

38 anni. Film & tv series addicted. Felice coinquilina di un gatto. Torinese per scelta. Scrivo le cose che mi vengono in mente.

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