Di domenica, in bici, a Torino

La città si svuota, e una bicicletta corre. La mia.

I tram che sono a riposo nei garage, spezzo il fiume in due passando su una passerella famigliare, corro mentre un improbabile monsone mi chiede di smettere, ma io me ne frego e continuo a correre.

Vado dritto e attraverso un ponte su cui avrò scritto mille racconti, tutti veri. Giro e spazio lungo luoghi che ho amato e che mi hanno lasciato indietro, per girare il manubrio a destra e correre verso altri luoghi, che spero mi attendano.

Torino in un pomeriggio d’estate, di domenica per di più.

Passa un tizio ben vestito anche lui in bici di fianco a me, cazzo quanto è magro, e ogni pedalata è un grammo che mi lascio dietro, stasera niente pizza o gelato, no-no, si fa dieta, ma domani così correrai più veloce, mi dice il giudizio.

https://www.youtube.com/watch?v=oWe7WbWeGxY

Fra l’odore di ozono e del pomeriggio di questa domenica, esce fuori un ricordo, del silenzio delle domeniche che c’erano più di vent’anni fa, di me che solo passavo il tempo per le campagne della periferia mentre gli altri chissà dov’erano, e ora quelle campagne sono diventato centro città, e come il tempo lo trascorro oggi lo trascorrevo allora a 12 anni, e allora era una BMX, ora è una Dahon, ma chissene, son sempre due ruote.

Che estati erano, quelle sulla BMX che mia mamma mi aveva comprato a Moncalieri, mi disse: “Torna a casa da solo, io ti seguo con la macchina, che nel baule non ci sta”, passai dalle traverse e mia madre mi perse, arrivai prima di lei e quando ci rivedemmo a casa e mi rimproverò, ma le dissi: “Mamma, la bici era troppo bella da guidare, non potevo andare piano”.

Mia mamma si mise a ridere, mi disse che dovevano andare più piano, ma io no, era estate, d’estate si prende la rincorsa per le corse che vuoi fare, e allora niente, anche questo è stato solo un giro in bici, è diventato l’ennesima volta in cui prendo fiato e mi godo l’aria estiva e il silenzio di quelli che sono già andati via, e mi stupisco che pure io posso andar veloce, comincio a pedalare, prendo velocità, vedremo dove arriverò.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.