Guardaci ora, 2Pac

Nel buio della sera su Torino, quando sul tram c’è meno gente e torno a casa nelle città che pian pianino diventano sempre più lussuose, ritrovo un pensiero. 
Sa che le strade, prima di arrivare in centro, sono tutte sporche, poi pian piano diventano meglio. 
Le strade delle città che sono centrifughe, e dal centro più si distanziano più diventano vicine alla realtà, fatte di persone che non sanno come pagare l’otturazione del molare che gli fa male o che hanno il vestito buono per la messa, anche se a messa non ci vanno più.

C’è stato un tizio che sapeva che il destino non è mai marchiato dall’immagine che hanno gli altri di noi. Ha provato a dirlo a tutti. Ecco, ogni sera ripenso a quel tizio e mi chiedo perché non ho potuto ricevere io, quel dono, di mettere in fila l’orgoglio e il talento, lo sguardo e la rabbia, la passione e la poesia.

https://www.youtube.com/watch?v=r9uEtplq6CI#action=share

Chissà cosa avrebbe detto oggi 2Pac a vedere che una signora di 106 anni del South Carolina ha ballato alla Casa Bianca di fronte al Presidente - nero - degli Stati Uniti. Forse avrebbe pensato a quello che ho pensato io.

I’m so happy.
A black president. 
A black wife. 
And I’m here to celebrate black history
”.

Le strade sono tutte uguali, centrifughe, vanno dal centro della città verso le periferie e ogni metro si perdono, si sporcano, peggiorano.
C’è chi ha scelto nella storia di cantarle, quelle strade, con le persone che ci vivevano dentro e riconoscendo loro una dignità che non sembrava potesse essere riconosciuta da nessuno. 
2Pac, chissà cosa avresti detto che da una strada delle strade più lontane dal centro, una signora di 106 anni è arrivata nell’edificio più centrale, per ballare, urlare, ridere, con quella voce che sa di tempo e di canti, di gioia e di rispetto, e anche - forse - di pianti strozzati in gola.
Lo voglio immaginare, guardando fuori dal mio tram, alla sera, mentre su Torino diventa buio e dal finestrino posso vedere tutte le strade, le periferie, gli ultimi del mondo.

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