Un bersaglio a forma di croce

Sono confuso.

Settimana scorsa, sgomberi in piazza Indipendenza, leggo un commento su Facebook: “Chissà cosa ne dicono i cattolici di tutto questo [SEGUE IRONIA E BATTUTE A CASO]”, nessun riferimento però alle circa 50 abitazioni messe a disposizione dalla Curia di Roma per i rifugiati succitati.

Ora leggo sul profilo di Enrico Mentana che un ex parlamentare ha sbattuto su Twitter 4 foto di nordafricani presi a caso additandoli come responsabili della bestialità compiuta a Rimini, e incitando: “E ora chissà se i cattocomunisti [SEGUE MALEDIZIONI A CASO]”.

Nel mezzo, a Pistoia, un prete ha portato un gruppetto di rifugiati ed extracomunitari in piscina, ha messo le foto su Facebook, e la sede di Forza Nuova locale lo ha minacciato, si è recata al varietà religioso domenicale per mettergli pressione, e i fedeli li hanno sostanzialmente insultati, chiudendo con il canto di Bella Ciao, mentre un altro prete in Lazio annunciava di dismettere l’abito talare per fare politica.

Posto che la religione è un fatto personale e indiscutibile per tutti, ragiono:

- se vesto i panni di chi accoglie, devo necessariamente accogliere anche le religioni altrui. Lo dicono i pasdaran dell’accoglienza: devono essere liberi di praticare il loro Credo. E allora, perché scassare i maroni ai cattolici?

- se vesto i panni di chi critica e non vuole l’accoglienza, lo faccio in nome della mia cultura. E allora, perché scasso i maroni ai cattolici, cui dico di rifarmi a livello valoriale?

La sensazione è che si debba necessariamente avere un bersaglio, possibilmente debole dal punto di vista dell’aggressività, e che in questo caso sia a forma di croce.

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