Nicki-lismo

Perché le manifestazioni sono morte, la partecipazione politica e sociale sta a zero e cosa c’entra Nicki Minaj in tutto questo.

Siamo tutti abbastanza convinti che essere ventenni oggi faccia un po’ schifo. Almeno un po’.

Siamo cresciuti con l’attentato delle Torri Gemelle ed il terrorismo, con Berlusconi e Bush leader mondiali (maveramente?). Siamo stati accolti nell’adolescenza da una crisi economica senza fine e dalla morte di Michael Jackson, due eventi che spezzerebbero aspirazioni e speranze di chiunque.

Fa già ridere così.

Sappiamo che ereditiamo un mondo febbricitante per il riscaldamento globale, un debito pubblico smisurato, ed uno Stato in mano alla mafia ed alla corruzione, in cui per molti di noi le prospettive lavorative semplicemente non esistono. E, lasciatemelo dire, abbiamo un’Inter che te dico fermate.

Eppure viviamo in un mondo moderno, relativamente pacificato, in cui le minoranze stanno lentamente acquisendo i propri diritti, tra presidenti USA neri (e forse donne), ed Adinolfi ridotto allo zerovirgola. Siamo in un mondo interconnesso, che ci dà accesso ad una quantità praticamente illimitata di informazioni, servizi ed opportunità. (Call of Salveenee ad esempio è scaricabile a questo link). Però non ci basta affatto.

Il vero problema è che viviamo dopo. Dopo la resistenza, dopo la rivoluzione sessuale, dopo il ’68, dopo lo sbarco sulla luna, e paradossalmente anche dopo la rivoluzione digitale.

Abbiamo sempre avuto internet ed i cellulari, e non riusciamo neanche ad immaginare un mondo senza meme. Ed anche se la buia stagione del “Manda un SMS al 48288 e scarica la suoneria più divertente di sempre!!!” ce la siamo buttata alle spalle, ora abbiamo la piaga del Kaffèéèéèèè. Quindi, anche sul fronte degrado tecnologico nessun grosso miglioramento.

Quindi ci lamentiamo, scalpitiamo, brandiamo i dati della disoccupazione giovanile quasi come se fossero un vanto, non vediamo progresso, futuro, speranza. Puntiamo il dito contro la politica ed i politici, chi convinto che siano la ragione delle nostre disgrazie, chi convinto che possano effettivamente schioccare le dita e risolvere tutto, ma che non lo facciano perché i poteri forti non vogliono.

Siamo impantanati nel mondo come se fosse un grande blob, e probabilmente, a differenza dei giovani di qualche decennio fa, che le canne se le facevano alle manifestazioni, noi al massimo ce le facciamo giocando all’XBOX. Ma anche no, perché sennò prendiamo sberle a FIFA.

In fondo non crediamo più che il mondo possa cambiare perché nessuno ci ha mai raccontato come si faccia a cambiarlo, perché nessuno ci ha mai raccontato come, durante il ‘900, si sia passati dall’essere sudditi di un buffissimo burattino impettito all’avere tutti quei diritti di cui oggi neanche capiamo più il senso. (Diritto al nome? PFFT, chiamatemi xx_Calciolator95)

Siamo la prima generazione che è riuscita a trasformare il sano edonismo giovanile in un patetico paravento dietro il quale nascondere la propria rassegnazione.

E qui entra in gioco Nicki.

Mi è capitato di riguardare recentemente il video di Anaconda, un aberrante (ed involontario) inno postmoderno. Da amante del trash, ho deciso di spendere qualche minuto a leggere le parole fino a poco prima recitate al ritmo di… ampi ancheggiamenti.

Volevo mettere uno screen dal video, ma ho avuto paura che mi bannassero a vita. Quindi ecco a voi un’Anaconda vera. Anche questa ancheggia.

Lungi da me fare il puritano su una canzone che fa legittimamente del c-u-l-o la sua chiave stilistica. Ciò che mi ha stupito è che il testo non ha niente a che fare con una normale voglia di trasgressione, di divertimento, di spensieratezza.

Non vuole gioire dell’esuberante entusiasmo dei GGGiovani, sia esso per la vita, per il sesso o per aver preso Dzeko a 1 al fantacalcio
È proprio l’opposto di quella “Girls just want to have fun”, con la quale una generazione ha rivendicato il proprio diritto ad una gioventù spensierata.

Anaconda è una canzone triste, che rappresenta benissimo quell’edonismo talmente sterile da assomigliare quasi più ad un’incazzatura passivo-aggressiva.

ORRORE.

Ma se anche le nostre canzoni pop sono in fondo così tristi, è possibile che siamo davvero la generazione sticazzi? Siamo davvero così arrendevoli, nichilisti, “spompi”, tanto da aspettare, sì, un salvatore o una speranza, senza andare però a cercarli?

Verrebbe da dire che invece di rimboccarci le maniche per cambiare le cose, ci facciamo i risvoltini ai pantaloni per andare a comandare.

Ma forse non è così semplice. A ben guardare c’è anche una generazione che non si è arresa, che studia, che viaggia, che inventa. È la generazione degli startupper, dei video-maker, dei musicisti indipendenti, dei social media manager, dei creativi. Per carità, tutta gente che la pagnotta a casa non la porta facilmente, ma che ha costruito sulle proprie speranze investendo il 100% in se stessa e nelle proprie idee.

Non c’è startup senza Mac.

Niente politica, niente società, niente movimentismo
La volontà di rivalsa, la volontà di cambiamento, il desiderio di migliorare la propria condizione non sono più il carburante dei corpi intermedi, svuotati ormai del loro ruolo. 
Sono diventate piuttosto il carburante di una individualistica imprenditorialità di se stessi, di una riscoperta (obbligata) della creatività e dell’indipendenza.

Siamo talmente tanto in un’età postideologica che l’innovazione sociale non è più guidata dalle comunità, ma dagli individui.

Nessuno degli aspetti che rendono il 21esimo secolo migliore dei precedenti è frutto di conquiste politiche o sociali, ma dell’innovazione tecnologica e del suo riflesso sociale.

Se quindi il mantra è sempre lo stesso: “Il mondo fa schifo”, per capire l’esprit du temps bisogna leggerlo fino in fondo: “Il mondo fa schifo, stacce.”

Oppure il vero mantra è “My anaconda don’t want none unless you got buns, hun”. Chi lo sa.