The Burger Chronicle ep. 2: The Spotted Pig, Master of Burger

Il bancone centrale dello Spotted Pig

In una delle scene più romantiche della seconda stagione di Master of None, Dev e Francesca (Aziz Ansari e Alessandra Mastronardi) se ne vanno a spasso per Washington Square, di notte, giocando a fare la coppia e urlandosi contro cose imbarazzanti. È uno dei tanti momenti di pura quotidianità newyorkese — che Ansari ha dimostrato di saper cogliere bene come pochi. Una quotidianità che lo stesso Aziz deve aver vissuto in maniera ripetuta. A pochi passi dalla piazza infatti c’è il Comedy Cellar, uno dei più storici stands up club di NY, dove — pare — lo stesso Aziz e Louis CK si aggirassero fino a poco tempo fa.

Risalendo Macdougal street e poi svoltando sulla Houston, si arriva a uno dei locali che avevo segnato in rosso sulla mia lista dei posti da visitare assolutamente: The Spotted Pig. Come ha scritto il critico Robin Raisfeld sul New York Mag, quello dello Spotted Pig è un locale sui generis, che prende spunto dalla tradizione inglese mescolandosi poi a quella italiana. Si è auto definito un “gastro-pub”, ha una lista di vini e bevande di ogni sorta molto lunga, non troppe scelte a disposizione e un piatto forte (nonché principale obiettivo della mia spedizione): il “chargrilled” burger — un hamburger cioè, cotto prima sulla griglia e poi passato, insieme al panino che lo contiene, sul fuoco vivo — con il formaggio Roquefort e le patatine shoestring (una versione americana e molto gustosa delle nostre “stick”).

Arrivo allo Spotted Pig in una giornata particolare. Il Pride è appena terminato, e le strade sono stracolme di poliziotti e partecipanti ancora troppo entusiasti per tornare a casa. L’aria del Greenwich Village è rossa, risultato del giallo-arancio delle insegne che si immergono nel nero della notte, e l’atmosfera generale è di sciatta attesa per chi arriverà a ripulire tutto e per chi servirà il prossimo trancio di pizza al bancone, ufficiale (pare) cibo del post-Pride. Anche lo Spotted è immerso nel Pride. La cameriera che mi accoglie indossa infatti un farfallino arcobaleno e poco altro, attirando l’attenzione di un tale seduto due sedie accanto a me, che continua a fare battute che fanno poco o niente ridere. Siamo seduti al bancone e aspettiamo tutti il nostro burger con Roquefort. Alla mia sinistra c’è un affascinante uomo di mezza età che prova a rimorchiare una ragazza spagnola trasferitasi a New York da tre anni. Lui beve Pinot bianco, lei una birra e io una Coca Cola annacquata.

Tutto sommato lo Spotted Pig è un pub come un altro, quasi più diffuso in Italia che a NY, e che offre una buona scelta di birre artigianali non disdegnando comunque quelle in lattina. Ciò che rende speciale lo Spotted Pigc — a parte l’auto-assegnato e creato dal nulla appellativo — è il suo hamburger. La carne è cotta a perfezione, il formaggio usato con cautela e il pane, appena bruciato in superficie, emana un odore acre che fa da perfetto contraltare al sapore dolce del suo contenuto. Le croccanti patatine insaporite di rosmarino invece regalano croccantezza lì dove l’hamburger tende a “sciogliersi in bocca” (secondo uno dei più diffusi luoghi comuni quando si parla di ottima carne).

Per quanto particolare nella sua semplicità, l’hamburger dello Spotted Pig si conferma — come individuato da Bloomberg — uno dei migliori burger della città e, se rapportato a tutti gli altri assaggiati a NYC, nettamente il migliore. Vero che Aziz preferisce la pasta, ma scommetterei che di qui ci sia passato, anche perché, come la seconda stagione di MoN conferma, non si fa alcun problema a mangiare maiale.

Tutte le foto (venute male per la cattiva luce all’interno dello Spotted) ©️ Francesco Abazia

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