CONSIDERAZIONI BELLE E MENO BELLE DI UN ANNO VOLATO VIA


Ieri è stata una bella giornata: ho sostenuto l’ultimo esame del primo anno di università, l’ultimo di nove. In tempo, contenta e soddisfatta. Gli obiettivi sono stati perseguiti. Ieri è stata una bella giornata: “è arrivato il giornale che aspettava, signorina”- dice il custode. Dentro la buca delle lettere il Digitalic di Settembre, ci sono anche le mie parole.

Un altro effetto sfogliarsi, giuro.

Ieri è stata una bella giornata: oggi si torna a casa per qualche giorno, a casa vera. Un anno fa la stavo cercando la casa, qui a Milano. Terzo trasloco in tre anni. Avevo timore di cominciare ancora una volta: i luoghi, i mezzi, gli ambienti e gli amici (più conoscenti che amici). Si è dato vita, ancora una volta, alla danza del cambiamento che no, non mi piace, eppure lo inseguo fin da bambina. Poi sono arrivati i momenti del “chi me lo ha fatto fare”, del “fatti coraggio”, del TEDx Lake Como e la sua storia delle 3C.

Poi gli incontri, ed è arrivato Natale.

Alcune persone fanno capolino, e altre si allontanano e non sai il perché. Sono cominciati i viaggi in treno, verso le idee, e verso i progetti. Si è volati a Copenhagen da un’amica, e poi a Napoli tra le nuvole rosa, e si è ritornati negli studi RAI di Milano, in mezzo a tante persone grandi, più grandi di te.

Ma non importa.

Prendi appunti. Compili i bandi il sabato sera. Impari a esprimere la tua opinione, ad alzare la mano, sì, a farti sentire. Le parole sono importanti, con un sorriso tra le righe. È uscito un articolo che parla dell’amore, dell’ingegneria biomedica, e di un aggettivo che non ti piace. Poi si corre, e mai si rallenta. Ti dicono che sei forte, ma in realtà

credi che l’essere forti sia diverso dal diventare forti.

Hai urlato, la notte, in macchina, con la musica a tutto volume. Bisogna rispondere, bisogna attendere. No, non l’hai ancora imparato. Aspettative troppo alte - dicono. Sei stata presa in giro, e hai ricevuto messaggi da persone che hanno una storia da raccontare, “wow”- stupita. A volte non ti è molto chiaro come mai alcuni invadano ripetutamente il tuo spazio.

Poi è già estate, e decidi di viaggiare verso sud. Scopri bella gente, cibo per te del norte troppo pesante, e un tango che vorresti ritrovare. Leggi Murakami, e lo porti dappertutto. Non capisci se il mondo narrato sia reale o finzione, questo ti preoccupa. Un personaggio della storia è un uomo senza un braccio, non lo sapevi. 22 km per 2230 mt di altitudine. Arrivare in vetta. Ho esaudito un desiderio: vedere l’alba.

Continui con i libri di comunicazione pubblicitaria, di sociologia, di teologia. “Devi seguire il piano.”- ripeti. Esci (qualche volta), e ritorni nel monolocale con la lavagna magnetica. Vivi i Giochi, e scopri che esistono le Paralimpiadi di Zurigo.

Programmi, decidi, filtri. Cosa manca?

Ieri è stata una bella giornata (ma anche no). E ora ve lo spiego. Nel pomeriggio ho passeggiato per Parco Sempione, il primo giorno d’autunno. Le foglie secche sotto i passi erano musica, tra le chiacchiere della gente. Poi sono andata in una libreria per ben due ore. Cercavo di essere ispirata. Dalla copertina? Dal primo capitolo? Non lo so. Cercavo qualcosa. Volevo farmi un regalo. Uscita, tenevo in mano una raccolta di racconti, nella sua versione originale: “Principianti”. Ho riso. “Colui che è agli inizi del mestiere”, interessante - pensai tra me e me.

Da “Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore?” di Carver. Di che cosa parliamo, dunque? Parliamo del movimento? Della danza? Della radice del dialogo? Dell’unione? Della felicità, forse?

Cercare la tua casa in mezzo a tante altre, ma dell’amore. Non è una congiunzione astrale ed è complicato. Eppure un anno accademico e lavorativo è già trascorso, e non me ne sono accorta. Sola, ma con molti incontri, e qualche risposta. Ho riflettuto molto, e siamo al punto. Manca condividere le gioie, i timori, gli obiettivi. Qualcosa sfugge, e non si muove. Come funziona? Credevi di averci compreso qualcosa, ti aspettavi ancora qualcosa. Forse sbagliavi.

Avevo voglia di ritornare a casa, a casa vera, ma ora anche no.

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