Misteri

Bufale (para)scientifiche

Un video virale ha mostrato 4 presunti bigfoot nel parco nazionale di Yellowstone. Non è stato ancora dichiarato ufficialmente una bufala, ma gli scienziati e i funzionari del parco affermano che è estremamente improbabile che dei bipedi sconosciuti si aggirino tra turisti e animali selvatici. Molti altri inganni su Yeti e/o Bigfoot sono però già stati rivelati. Nel 1920, ad esempio, Bigfoot è stato protagonista di un’altra curiosa vicenda: enormi impronte nella neve avevano spaventato i minatori nel nord-ovest. È stato solo nel 1982 che il boscaiolo Rant Mullens ammette di avere contribuito a perpetuare la leggenda, usando “piedi” intagliati nel legno per lasciare impronte giganti nella neve del Mount St. Helens di Washington. Le impronte di Bigfoot nella neve sono solo un frammento di una lunga tradizione di bufale scientifiche. Alvan T. Martson, uno dei più famosi demistificatori di bufale scientifiche, misura i denti di uno scimpanzé per confrontarli con i denti del rinomato Piltdown Man. Nel 1912 gli scienziati pensano di avere scoperto l’anello mancante tra l’uomo e la scimmia. Trovati in una cava di ghiaia a Pitdown, in Inghilterra, i frammenti del cranio e della mascella vengono successivamente ricostruiti al British Museum, fino a comporre un testa umana con una mascella scimmiesca. Nel 1953 si scopre che il ritrovamento è solo la dimostrazione dell’abilità di un falsario, a oggi ancora anonimo: il teschio era di un umano di medievale, la mascella di un orango. E i denti di uno scimpanzé. Il “perfetto animale domestico” diventa il perfetto pesce d’aprile nel 1984, quando l’Orlando Sentinel pubblica una storia che esalta i meriti del “Tasmanian mock walrus” (tricheco della tasmania), corredata da una foto che in realtà mostra una talpa nuda. Secondo il giornale, la creatura di dieci centimetri di lunghezza assomiglia a un tricheco , fa le fusa come un gatto ed è maneggevole come un criceto. Questo perfetto animale da compagnia, presumibilmente contrabbandato dalla Tasmania, non ha bisogno di essere lavato, usa un cestino per i rifiuti e mastica scarafaggi. Decine di persone chiamano il Sentinel per averne un esemplare. Le impronte di Bigfoot nella neve sono solo un frammento di una lunga tradizione di bufale scientifiche. Nel 1869 un contadino e un produttore di sigari fanno una scoperta apparentemente sorprendente: una statua raffigurante un uomo di pietra di tre metri di altezza, del peso di 1.360 chilogrammi, sepolta vicino Cardiff, New York. La statua è però una truffa: secondo il parere degli esperti, il gigante scolpito nel gesso è senza dubbio a quel tempo di origine recente. Ma questo non impedisce ai fratelli di attrarre una folla di turisti curiosi, che pagano 50 centesimi di dollaro per vedere il “gigante di Cardiff”. Si dice che la leggenda del mostro di Loch Ness risalga a più di 1.400 anni fa, quando San Colomba incontrò una strana bestia acquatica nella regione scozzese. Ma la bestia mantiene un profilo basso fino al 1933, quando una nuova strada rende il lago più accessibile, aprendo la riva settentrionale. In seguito vengono selezionati numerosissimi avvistamenti, di cui il primo proveniente da un oste a Drumnadrochit. Lo stesso anno vede la pubblicazione della fotografia più famosa di Nessie, con il collo e la testa che emergono dalle acque torbide del Loch; l’immagine sgranata in bianco e nero viene scattata da un ginecologo rispettato, il colonnello Robert Wilson. Nel 1994 la fotografia di Wilson appare di nuovo sulle prime pagine quando un suo socio, Christian Spurling, poco prima della sua morte confessa che l’immagine raffigura in realtà un pezzo di plastica collegato a un sottomarino giocattolo. Una foto di quello che sembra essere un calamaro colossale fa il giro del web nel mese di gennaio 2014. L’animale sembra misurare 49 metri di lunghezza, ma in realtà i calamari giganti possono misurare fino a 12 metri: quindi l’animale nella foto è stato ingigantito, e anche piuttosto male. L’immagine appare per la prima volta assieme a un articolo satirico sul sito “Lightly Braised Turnip”, dopodiché viene ampiamente condivisa al di fuori del suo contesto originale.

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