Photo by Eli DeFaria

Come ottenere il rispetto

Vorrei cominciare affermando che il “rispetto” è qualcosa di sacro, dovuto, scontato. Ma sappiamo entrambi che non è così. Assurdo, semmai, è legarsi alle proprie utopie senza fare i conti con la realtà. Come cantano i Depeche Mode,

All your stupid ideals
You’ve got your head in the clouds
You should see how it feels
With your feet on the ground

Vorrei darti una definizione del “rispetto”, ma puoi trovarla anche tu, magari cercando sul dizionario come ho fatto io.

Vorrei parlarti dell’idea sbagliata che per farsi rispettare si debba ricorrere a comportamenti scorretti o violenti. La frase più frequente che si sente dopo aver subito un torto è:

“La prossima volta faccio lo stesso con lui/lei”

E poi? Cosa cambierà? Te l’immagini Martin Luther King? Cosa avrebbe fatto se si fosse messo a pensarla così? A fronte di uno schiaffo, cosa avrebbe ottenuto facendo altrettanto? Per ogni insulto ricevuto, cosa avrebbe avuto indietro, insultando a sua volta?

Diceva Gandhi che:

“occhio per occhio diventa cieco il mondo”

Se ti guardi in giro, per far rispettare il proprio pensiero si sta facendo esattamente questo. E non parlo solo dei movimenti in guerra. Anche nelle piccole cose. Quante persone non si parlano perché l’unica soluzione che hanno trovato per “far rispettare” le proprie posizioni è stata la rottura dei rapporti?

Il mio ruolo

Credo che il mio ruolo, come coach, sia quello di indirizzarti nel trovare una soluzione migliore, che permetta di costruire invece di lasciare inaridire.

Penso che il mio compito sia farti le domande giuste partendo da un presupposto importante: il rispetto è una medaglia e come tutte le medaglie ha due facce. Da un lato ci sei tu, dall’altro c’è qualcuno disposto (o non disposto) a concedertelo.

La tua faccia della medaglia

Eleanor Roosevelt sosteneva:

“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”

Perciò, se vuoi il rispetto, devi prima guardarti allo specchio, osservare la tua vita con gli occhi di un estraneo e chiederti:

  • Come mi percepisco? Sento di meritare il rispetto che cerco? Se io, prima degli altri, penso di non meritare rispetto, gli altri non ci penseranno due volte prima di negarmelo. Cosa fare: individuare la convinzione depotenziante e superarla. Non sai come? Chiedi!
  • Come vengo percepita/o dagli altri? Cosa faccio (o non faccio) per essere percepita/o in questo modo? La nostra postura, le nostre scelte, i nostri comportamenti… Tutto concorre a creare una percezione degna di rispetto. Cosa fare: individuare le azioni che minano l’immagine e darsi l’obiettivo di sminarle.
  • Quanto desidero davvero ottenere rispetto? Per quale motivo è importante per me essere rispetto/a? Senza una motivazione solida nessun obiettivo è raggiungibile. Cosa fare: 1) chiarezza sulla propria definizione di “rispetto” 2) individuare i valori collegati che spingono il cambiamento e sfruttarli.
  • Quali comportamenti/pensieri sono disposta/o a cambiare pur di avere rispetto? Non può esserci cambiamento se non sono disposta/o a rinunciare a quello che mi limita. Per esempio, non posso pretendere rispetto e tenermi un pensiero che mi ricorda continuamente che “non sono all’altezza. Non ti pare? Cosa fare: chiedere aiuto per rimuovere l’ostacolo.
  • Perché rinuncio al rispetto? Per quale motivo giustifico chi non mi porta rispetto? Sarà capitato anche a te di sentire discorsi del tipo: “mi ha risposto/trattato male ma è perché è molto stressato/a… ha un sacco di pensieri… nella sua famiglia è sempre stato così e lui/lei replica…”. C’è un limite fra “capire l’altro” (usare l’empatia) e “giustificare l’altro” (fornendo i pretesti per perpetuare la mancanza). Cosa fare: confrontarsi. Cercare persone (modelli positivi) che ottengono ciò che desideri (va bene chiunque purché sia d’ispirazione). Aiuta a vedere quali sono i paletti che stabiliscono i confini del rispetto e quali sono stati inconsciamente spostati troppo in là.

L’altra faccia della medaglia

Tutto il lavoro elencato sopra è indispensabile e (spiace dirtelo) non è sufficiente.

Come ci ricorda Sun Tzu ne “L’arte della guerra”:

“Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta soffrirai anche una sconfitta”
  • Chi è l’altro/a da cui vorrei rispetto? Cosa so del suo modo di portare rispetto? In quali contesti/situazioni porta certamente rispetto? Cosa teme dalle persone a cui porta rispetto nel caso di una sua mancanza? Può servirti molto tempo per ottenere queste risposte. Devi diventare un po’ il Sherlock Holmes della situazione. Cosa fare: osservare l’altro/a in contesti/situazioni diverse

E se l’altra persona da cui vuoi rispetto fossi proprio tu? (Questa te lo lascio come spunto su cui riflettere…)

Quanto lavoro, coach, per una medaglia!

Difficile? Porcapaletta! Certo che lo è! C’è tanto di quel lavoro da fare che non ne hai idea. L’ha scritto molto bene Andrea Girardi nel suo post “Da Zero a te!”.

Ma… Ehi… Ottenere il rispetto degli altri (in famiglia, nel lavoro, con gli amici, nello sport) non merita il tuo massimo impegno?

Forse (temo) non riesci nemmeno a immaginare quale somma soddisfazione sia ribaltare la faccia della medaglia. Mi viene in mente il sorriso della moglie di E. quando lo prendeva in giro di fronte a me apostrofandolo con:

“Sei passato dal subire il suo mobbing a essere il suo braccio destro e il suo pupillo…”

Nemmeno lui, adesso che ci penso, immaginava di poter arrivare a un traguardo del genere! Eppure…