Come usare la rabbia per trasformare la propria vita?

stairs By Elisabetta Foco

Sono passati due anni da quando ho scritto il post intitolato “sfogare o non sfogare la rabbia?

Concludevo con questa frase:

“E se fosse dannatamente meglio non sfogare la rabbia ma convogliarla in forza costruttiva?”

Ma, molto spesso, smorziamo quella forza senza darle una direzione, sprecandola. Perché?

L’ostacolo

Qualche giorno fa ho detto a una cliente:

“Perché continui a reprimere la rabbia? Ti farebbe bene arrabbiarti un po’!”

È stato in quel momento che ha aperto la porta al suo mondo; un immaginario negativo in cui le persone arrabbiate sono quelle che fanno a pugni, picchiano gli altri, spaccano vetrine, devastano paesi.

Se associo la rabbia a esempi negativi e mi considero una persona di tutt’altra specie, non voglio avere nulla a che spartire con loro. Perciò, più o meno volontariamente, escludo uno strumento da quelli che ho a disposizione.

Come superiamo questo ostacolo?

Portando in equilibrio la bilancia dei pensieri.

L’argomento si collega al tema del “rispetto“. In quel post ho inserito un link a un brano tratto dalla biografia di Martin Luther King, un “arrabbiato”che ha dato una direzione positiva e costruttiva al sentimento che provava. Oggi, oltre al caro reverendo, aggiungiamo un altro modello positivo di “arrabbiato costruttivo”.

La differenza

Prima di procedere, vorrei anche mettere un punto fermo.

“Sfogare la rabbia” e “sfruttare la rabbia” non si equivalgono.

Mentre cerco di trovare un parallelo che possa aiutarti a capire la differenza, per qualche strano motivo mi vengono in mente le “macchine inutili” di Munari. Per esempio, la macchina per addomesticare le sveglie.

Immagina qualcuno che dà un pugno contro una parete: quello è “sfogo” ed è dispersione di energia.

Munari inserirebbe (che so?) un pulsante su quel muro, che grazie all’energia impressa dal pugno attiva qualcos’altro, e poi qualcos’altro e poi qualcos’altro fino ad arrivare a qualcosa di “utile”.

Questo è il mio tentativo: “la macchina per trasformare i «meno» in «più»”:

“Macchina inutile” per trasformare i “meno” in “più” — Munari puoi essere fiero di me!

Un nuovo esempio: la “rabbia trasformativa”

Se non lo conosci già, ti presento Kailash Satyarthi, premio nobel per la pace 2014.

“Attivo nel movimento indiano contro il lavoro minorile a partire dal 1990, insieme alla sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, ha liberato oltre 80.000 bambini da varie forme di schiavitù e aiutandoli con successo nella loro reintegrazione, riabilitazione e formazione.”
Fonte: Wikipedia

Ovviamente ti invito a guardare tutto il suo video. Qui mi limito a citare questo passaggio:

“La rabbia è potere, la rabbia è energia. Per legge di natura l’energia non può mai essere creata e non può mai essere distrutta. Allora perché l’energia della rabbia non può essere tradotta e sfruttata per creare un mondo migliore e più bello, più giusto e più equo?”

Buona visione:

E ora, un po’ di coaching.

Kailash Satyarthi distingue, giustamente, tre momenti:

  1. La rabbia. Per cosa sono arrabbiata/o io? Cosa non mi va giù? Per cosa mi inalbero? Quale situazione non tollero più? Quali miei diritti sono stati calpestati? (Incluso il diritto a essere felice, a star bene, al rispetto, alla libertà di scelta, …). A cosa mi hanno abituato a rinunciare? Cosa mi dicono che è “normale” e non dovrebbe esserlo? Quali risultati vorrei e tardano ad arrivare?
  2. L’idea. Cosa voglio difendere? Chi voglio proteggere? Come posso creare un mondo più bello, giusto e equo? Qui ci vuole molta creatività, supportata dai valori.
  3. L’azione. Quali azioni sono necessarie per realizzare il mio obiettivo? Chiaramente, non si tratta di un piano d’azione che rimane sulla carta ma diventa un concreto “fare”,“fare”, “fare” sempre spinto dal ricordo di quella “rabbia trasformativa”.

Come ci dice Kailash Satyarthi all’inizio del video, ci insegnano a sopprimere la rabbia. Questo l’abbiamo imparato bene perché ci serve per vivere in mezzo agli altri. Ma non abusiamone.

Solo perché hai imparato a usare il cacciavite, lo usi anche per mangiare?

Non credo…

Gli strumenti devono essere appropriati alla situazione e all’obiettivo.

Il senso della foto che ho scelto per questo post è proprio questo. Te la rimetto perché vorrei che la riguardassi:

Posso sopire la rabbia, scaricarne la forza addosso a me, farmela passare, e starmene a sedere su un gradino; posso sfogarla imprecando contro il mondo o accusando gli altri, di fatto: sprecandola; oppure posso usarla come spinta per fare tutti i gradini della rampa che mi porteranno a trasformare la mia vita e quella delle persone a cui voglio bene.

[Anche perché, se una forza così potente la usano solo i cattivi, dove andremo a finire?]