I dettagli possono fare la differenza fra noia e attenzione verso il tuo progetto

Post originale pubblicato su Storie di coaching

Ti è mai capitato di voler coinvolgere qualcuno e di non riuscire a trattenere la sua attenzione?

Magari, sì, ti concede il tempo per spiegare il tuo progetto, raccontare la tua esperienza, ma intanto si distrae (e lo noti!), cerca di impegnarsi per darti ascolto (ma non lo sta facendo con vero interesse!), taglia corto a metà senza permetterti di raggiungere la conclusione.

È un bel problema, non trovi?

Magari hai un’idea meravigliosa (ai tuoi occhi), progettata benissimo (secondo la tua idea di “fare”) eppure non sai raccontarla, non sai renderla accattivante per il tuo interlocutore.

Vogliamo rischiare di perderci delle opportunità per questo motivo?

Non credo proprio.

Vogliamo sentirci dire che “siamo noiosi” (perché diciamo “troppo” o “troppo poco”)?

Sì, perché il numero e la qualità dei dettagli di cui il nostro interlocutore ha bisogno può fare la differenza fra “ho occhi solo per te” e “ma quando finisce ché non ne posso più?”

Come te ne accorgi?

Prima di tutto, smetti di preoccuparti di piacere, di spiegare bene, di quanto è fantastica la tua idea… raggiungi il “vuoto nella mente” e cominci a guardare chi hai di fronte.

Ha lo sguardo rapito o cerca di fuggire? Pende dalle tue labbra o sospira come non ci fosse un domani?

Se non sta andando come vorresti, non c’è bisogno di chiedere

“Ti sto annoiando?”

Potresti ricevere un “sì” (troppo franco) o un “no” (imbarazzato). In fondo, hai già capito da altri segnali e non ti servono parole che confermino o smentiscano.

Se sei il genere di persona che va dritta al nocciolo della questione, tendi all’essenza, i ghirigori non ti piacciono molto (o possono addirittura infastidirti) e pensi che sia così per tutti, sei nei guai.

Per rimediare, potresti seguire il suggerimento di Raymond Carver ne “Il mestiere di scrivere”

“Be’, penso che sarebbe bene inserire qualche dettaglio. I dettagli sono il sangue della narrativa e quando lei dice: «”Secondo me, dovresti”» credo proprio che faresti bene ad aggiungere un piccolo dettaglio per esprimere la sua preoccupazione, oppure il tono di voce. O magari soltanto qualcosa che descriva meglio la sua espressione, insomma, una cosa qualsiasi, basta che sulla pagina non ci sia soltanto questa specie di voce senza corpo che dice: «”Secondo me, dovresti”».”

Aggiungi colori, aggiungi aneddoti, aggiungi particolari, aggiungi quelle cose che magari a te sembrano banali, ma per l’altra persona non lo sono affatto. E controlla. Come va ora dall’altra parte? Meglio? Meglio e non basta? Quali altri potresti aggiungere? A quali ti sembra più sensibile? Su quali la sua attenzione si acuisce?

Se sei, all’estremo opposto, il genere di persona per cui i dettagli sono vitali e senza di essi non riesce a capire di cosa si sta parlando, dovresti ricordare che non è così per tutti. Come diceva Chuck Palahniuk:

“Il modo più rapido per chiudere una porta sulla realtà è seppellirsi nei dettagli.”

Se ne hai abusato, travolgendo il tuo interlocutore, non è escluso che abbia preferito chiuderti la porta con la sua disattenzione e rifugiarsi nel suo mondo interiore.

Come direbbe Calvino:

“La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso”

Perché anche i dettagli possono pesare.

Comincia ad alleggerire. Una premessa in meno, qualche numero in meno, qualche informazione in meno. Man mano che fai queste operazioni, osserva l’altra persona. Come sta? Respira meno affannosamente? Riesce a tenere lo sguardo su di te? Cerca di non farsi sfuggire più nulla?

Lo so, lo so. C’è chi mi direbbe che questo è carattere e che non si cambia. Se una persona è fatta così, è così. O che “non si può cambiare per fare contenti gli altri”. Ma qui si tratta di voler comunicare, di voler trasmettere un’idea, di voler essere interessanti, di voler essere presi in considerazione. Si tratta, anche, di saper adattare le proprie capacità al contesto. Si tratta di aver la flessibilità strategica necessaria a raggiungere l’obiettivo.

Fra l’altro, a qualcuno è capitato, mettendo in pratica, di aver ricevuto in questo modo un feedback molto importante.

Correggendo il tiro si sono resi conto di non saper scendere nei dettagli. Dato che non erano abituati a farlo, il loro progetto non era ben pianificato e alcune fasi erano lacunose; in sostanza, era un problema di definizione del loro obiettivo. Così come è successo che qualcuno non avesse idea di quale fosse la linea generale del progetto e ha quindi dovuto fare qualche passo indietro per capire dove portavano tutti quei dettagli nel medio/lungo periodo.

Sembravano difficoltà comunicative e invece hanno ricevuto un feedback sul loro progetto e sul modo in cui l’avevano formulato.

Non è meraviglioso ciò che può farti vedere l’altro attraverso quello che non riesci a fargli capire? Sbadigli e sguardi persi nel vuoto sono dettagli a cui devi sempre dare valore!