Le proprie aspettative e quelle degli altri

Post originale pubblicato su Storie di coaching

Questo è un post che parla di aspettative e lo fa in un modo che può sembrare un po’ contorto e forse lo è pure. Però, ho imparato che (da me) vi aspettate degli approcci “fuori dagli schemi”, perciò quando qualcosa ti sembrerà “sconnesso”, riponi fiducia in me fino alla fine, sapendo che saprò farti unire i puntini in modo inedito.

È anche un post che sembra riguardi aziende e clienti (e in effetti è così) ma sarà vero che mi sono limitata a quello? Uhm…

Cominciamo con una citazione tratta da “Strategia oceano blu”:

“Il cliente riesce difficilmente a immaginare come si possa creare uno spazio di mercato incontestato. Le sue intuizioni tendono verso un’idea familiare, “offrimi qualcosa in più a un prezzo più basso”; e tipicamente, quel “qualcosa in più” si riferisce alle caratteristiche dei prodotti e servizi che il settore offre già.”

Dove si è soffermata la mia attenzione?

Sulla frase:

Le sue intuizioni tendono verso un’idea familiare

Ho pensato che si parla tanto di “sognare” in un mondo in cui le persone sono diventate incapaci di sognare. O meglio, sognano qualcosa di “familiare”. La casa nuova, la macchina nuova, il viaggio, la relazione… Tutti obiettivi che sono nell’immaginario comune.

È un problema, è un grosso problema, è un enorme problema questa incapacità di uscire dal “familiare”. Penso sia il più grande ostacolo alla mobilità sociale, prima ancora di tutti gli altri di carattere tecnico, finanziario, culturale, spazio/temporali.

Qualche giorno fa un cliente mi ha detto:

«Quando hai pubblicato nel Vivaio delle Stelle quel richiamo a non scartare qualsiasi domanda ci sorgesse, anche la più stupida, mi sono accorto che ne ho una frequente ed è questa: come fa lui ad alzarsi alle 10 di mattina, ad avere le mani così curate, a fare i soldi mentre io dormo pochissimo, mi spacco la schiena e per cosa? Per due spiccioli?”. Le sue mani… Ho questa immagine delle sue mani con la manicure fresca che mi si è stampata in testa…»

Cosa gli ha impedito di pensare prima di poter aspirare agli stessi agi?

Molto spesso siamo il peggior cliente della nostra azienda (per riprendere la citazione).

Quali aspettative abbiamo nei nostri confronti? Quasi sempre riusciamo ad immaginare solo ciò che è “familiare”: le stesse azioni ma con meno fatica, qualche traguardo in più anche se in linea con quello che abbiamo sempre fatto.

È un problema, è un grosso problema, è un enorme problema questa incapacità di uscire dal nostro “familiare”. Perché? Perché stando così le cose, non puoi innovare la tua azienda (vita).

Poi ci sono le “aspettative degli altri” e qui il terreno diventa minato. Perché so bene che quando si affronta questo argomento si tende a irrigidirsi, temendo di doversi adattare a quello che desiderano gli altri rinunciando a se stessi.

Beh, a me sembrano tanto paure dettate dall’insicurezza

Vediamo di superarle, ti va? Certo che ti va, lo sento!

Distinguerei 3 ipotesi…

Ipotesi “aspettative negative degli altri” nei tuoi confronti

Ci sono persone che ti sottostimano e si aspettano che il tuo obiettivo fallisca. E quindi? Ascoltarle significa rinunciare a te? Prenderti il tempo per immaginarti cosa si aspettano da te, equivale a conformarti al loro pensiero? Davvero?

A me, invece, pare che mettano (solo) in luce ciò che “non ti è familiare” ed è esattamente ciò che ti serve per “innovare l’immagine che hai di te e del tuo futuro”.

Mi spiego meglio: l’uomo che si alza alle 10.00, che fa un sacco di soldi, che fa la manicure, … che certamente non si aspetta che ******** riesca a fare altrettanto, che effetto ha avuto sul mio cliente che ha avuto il coraggio e l’intelligenza di “ascoltare la sua sottostima”? Ha aperto i suoi occhi, facendogli pensare:

“Perché non mi sono mai chiesto come arrivare a condurre una vita così? Cos’ha lui che io non ho? Cosa devo imparare a fare? Quali pensieri devo smettere di accettare su di me?”

Di fatto, le aspettative di chi ti sottostima ti aiutano a vedere cosa stai sbagliando, le insicurezze che devi superare, i talenti che devi sviluppare.

L’avresti capito ostinandoti a non guardarti intorno? No!

Ipotesi “aspettative positive degli altri” nei tuoi confronti

Qualcuno ti sovrastima (o, almeno, è quello che pensi della sua opinione sul tuo conto) e magari si aspetta molto di più di quello che sei (pensi di essere) in grado di fare.

Oh! Se c’è qualcuno che, per qualche ragione, ha visto in te del potenziale e tutto questo ti terrorizza per paura che non sia vero, per paura di illuderti, per paura di deludere, … Beh, perché non fermarsi un attimo a prendere in considerazione che possa avere visto giusto?

In sostanza, le aspettative di chi ha un’alta considerazione sul tuo conto, ti fanno vedere qualcosa che per bassa autostima “non ti è familiare”, illumina dei talenti su cui non hai pensato prima di investire, ti indirizza ad innovare.

Ipotesi “aspettative nulle degli altri” degli altri nei tuoi confronti

Zero aspettative. Davvero? Davvero pensi esistano persone che non si aspettano nulla da te? Ma giusto se non ti conoscono affatto! Possono non esserne consapevoli, questo sì. Ma un’idea di qualsiasi tipo, se la sono fatta.

Piuttosto, mi sorge un dubbio. Non è che sei tu che attribuisci agli altri “zero aspettative” per paura di restarci male e finisce che te la racconti nel peggiore dei modi? Davvero siamo ancora a questi livelli?

Anche in questo caso, pensando alle aspettative degli altri hai imparato qualcosa su di te… Ed è che non conosci davvero quale opinione hanno sul tuo conto e devi imparare, se vuoi trarne beneficio!

Ho concluso, giuro!

Sono certa che le aspettative tue e degli altri, a questo punto, hanno una suggestione diversa ai tuoi occhi. Le loro parole ti risuonano dentro con un fascino che prima non avevano.

Solo una domanda può esserti rimasta senza risposta:

“Coach! Cosa c’entra tutto questo con l’incapacità di sognare?”

C’entra perché da oggi in poi non farai più gli stessi sogni, fidati!