Le Distanze tra popoli

Che solo la religione può colmare

Nella maggior parte dei paesi dove si è seguito per più tempo uno stile di vita basato sulla religione più perfetta di tutte, ossia l’Islam, anche a me sembra che qualcosa sia andato storto. Hai ragione, sembrerei saccente se non spiegassi l’assunto: sostengo, anzitutto, che l’Islam sia la religione più perfetta, la migliore di tutte. Dico che lo penso, ma dovrei dire che lo credo. E che la seguo, o che cerco di seguirla, dopo aver riconosciuto in essa i valori fondamentali di qualsiasi religione. Provo a spiegarmi: se credessi che il Cristianesimo fosse una religione perfetta, chi mi vieterebbe di poterlo affermare? Nessuno, perché sarei un cristiano zelante, convinto della mia fede – e per un cristiano dovrebbe proprio essere così. Se credessi che l’Ebraismo fosse una religione perfetta, sarei un ebreo totalmente immerso nella lettura della Torah – e per un ebreo dovrebbe proprio essere così. Essendo musulmano, credo che l’Islam sia una religione bellissima e perfetta. Qual’è allora il problema nell’affermare che sia perfetta, anzi, nel dire che sia la più perfetta di tutte? Sono religioso e musulmano, e sono sicuro di questo. Perché invece sento sempre rispondere a questa affermazione che l’Islam è una religione violenta? Perché si vuole sempre identificarla con la storia dei paesi arabi? Provo a dirtelo in parole semplici: l’Islam non si può conoscere affondo con lo studio critico nemmeno per gli scolari muslim. Non è detto. Con tutto rispetto, sarebbe necessario, in un contesto frastornato come quello che viviamo, che un altro profeta venga a ristabilire l’ordine ( che Iddio mi perdoni). Altro che scolari e sapienti. Vuol dire, in altre parole, che l’Islam a partire dalla sua definizione si lega alla storia e ai problemi dell’umanità, ma non che si identifichi con questi problemi. Inoltre, seguirla vuol dire esattamente vivere la vita con zelo religioso (di provarci, e al meglio) proprio come le altre confessioni incitano alla religione. Con lo stesso zelo. Ma continuo a spiegare, poi, il perché, secondo me, sia perfetta. Quando parlo di perfezione parlo di Dio, e se la Sua rivelazione è discesa sul profeta Muhammad, che la Pace e la Benedizione sia su di lui, così come I musulmani lo credono, essa può essere solo che perfetta.

Ora permettimi ancora un approfondimento, una dissertazione. Torniamo ai paesi musulmani. Torniamo ai paesi in cui ho premesso che qualcosa sia andato storto. Vedendo questi paesi oggi esiste nient’altro che guerra, ingiustizia e povertà. Amarezza, ma è davvero soltanto questo che esiste in tutto il Medio-Oriente? Devo dire che sento il fallimento di non saper formulare una risposta che sia complessa ed esaustiva, ma non vuol dire che escluda la possibilità di rispondere. Ci provo: conosco un po’ di Marocco e ce l’ho dentro al cuore. In un certo senso lo amo, e non vuol dire che sia perfetto. Mia moglie, ad esempio, è abbastanza orgogliosa. Si arrabbia tantissimo quando, litigando, mi esce sempre fuori quella balorda frase «allora perché non hai sposato un altro!» ma poi grazie a Dio facciamo subito la pace. La amo e ho scelto di amarla fino alla fine dei miei giorni, insha’Allah. Fossimo davvero uomini perfetti in ogni istante della nostra vita! L’amore è la manifestazione dell’Altissimo, e prima dell’amore verso mia moglie ho chiarito a me stesso di dover amare prima di tutti il Creatore. Amarlo, per me, significa seguire soltanto seguire la Sua religione, l’Islam. So bene che per me nato e cresciuto in Italia è come sentirsi ripudiato come traditore degli italiani. Facendo un paragone, in certo senso come Saviano lo è per Napoli e i napoletani – senza offesa per Saviano. Ad ogni modo, non è questa la dissertazione che volevo affrontare, poiché questa è la mia storia. La dissertazione riguarda la formulazione delle opinioni sulla base di quello che leggiamo, ascoltiamo e vediamo sui media. Inizia così: perché la guerra accade solo nei paesi musulmani? Perché i prodotti culturali che vengono dai paesi musulmani sono inferiori a quelli dei paesi non musulmani? Rispondo con un’altra domanda poiché, neanche qui, ho delle risposte: come si può pretendere di mostrare la realtà tout court in un periodo come questo in cui esiste addirittura la post-verità? Un po’ come l’esempio di Saviano, nel tentativo di farlo ci si rende davvero antipatici. Questi sono discorsi difficili da affrontare con la speculazione, e se provassi a rispondere anche io, in questo caso, mostrerei soltanto la mia opinione nel tentativo di renderla islamica e farei capire solo un giudizio parziale. Quindi, potrei dire che la religione ci salva dall’essere consumisti in una società allo sbando. Certo che potrei parlarti dei benefici della preghiera rituale (As Salat). Oppure che saremo chiamati a testimoniare il giorno del Giudizio. E concluderei, da musulmano, che non credo che la missione profetica sia più accessibile. E non credo che arriveranno altri inviati dopo Muhammad, su di lui la pace e le benedizioni; ma fammi capire ora, oltre queste affermazioni che qualsiasi musulmano confermerà, cosa potrebbe spingermi ad uccidere chiunque solo perché non è musulmano? Niente. Ed è proprio questo che non riesci a spiegarti. Per questo ti dico che non è possibile avere una visione globale. E, ti ammetto, che non sono in grado. E che non lo sei anche tu. Posso cercare di essere onesto, e tu puoi cercare onestamente di vivere da anti religioso. Poiché sia chiaro: chi è religioso vorrebbe vivere la vita in maniera radicalmente libera. Siamo onesti: perché chi è religioso «all’antica»( questo termine mi serve per far capire che l’Islam è in perfetta consonanza sull’unicità del Signore delle tradizioni abramitiche e anche su altri concetti) sa bene che il Destino e lo Sforzo (se senti parlare dello Sforzo a proposito di Jihad, mi ispiace correggerti, ma lo Sforzo è l’Istihad) attraverso le banalità di questa vita, la routine e il fare meccanico bisogna solo che accettarlo come Iddio comanda. Sono un essere parziale, e, infatti, dobbiamo rassegnarci a riconoscere che i nostri «migliori» consiglieri dell’attuale periodo storico, cioè i giornalisti, sanno un po’ di filosofia e di storia, un po’ di politica e un po’ di commedia, ma nessuno che riesce ad arrivare ad una sintesi universale.

E se è vero che esiste la figura del giornalista, che è deontologicamente dovuto a raccontare i fatti della realtà, dovremmo anche chiederci: quale realtà vede il giornalista? È una realtà parziale, e dovremmo saperlo ammettere. E come può un giornalista parlare di religione, metterla sempre in mezzo ai suoi servizi, visto che è una conoscenza che ha per oggetto di studio l’Infinito, l’Eterno, mentre il giornalista ne parla come se si stesse parlando di cronaca nera? Magari, può aggiungere approfondimenti e ricerche. Prendiamo l’argomento caldo: il terrorismo. Tutti i giorni qualsiasi giornale stampato o online riporta la notizia (o l’approfondimento ) di un nuovo attacco terrorista, ma ho l’impressione che si continui a girare intorno al problema per non far finire l’articolo (o il servizio ) troppo presto. Serve un format, nel giornalismo funziona così. È chiaro come ormai il neologismo «Terrorista Islamico» sia entrato nel vocabolario di tutti. Se il giornalista non scrive, infatti, non viene pagato. Andiamo oltre, e guardiamo una foto qualsiasi dei soldati ISIL. Qualche aspetto appare inconfutabile: zone deserte, attrezzature militari, rivendicando vittoria, facendo propaganda. Tutto questo è una sola cosa, e basterebbe una parola invece di scrivere migliaia di articoli sulle strategie militari che hanno usato i «Terroristi Islamici». Davvero, è questo il problema: la guerra è guerra, e davvero non ha nulla di islamico. La narrazione di questi eventi prende per buono l’uso del termine Islam, ed è ERRATO. Le notizie sono troppe e poco precise, mettono in confusione, non garantiscono mai nessuna Comprensione – che Dio illumini chi non sa della Comprensione. Allora ho provato a fare un esperimento. Ho provato a sostituire l’attività di lettura del giornale con l’attività di immaginare. Ho provato a immaginare di vivere con la guerra. Ho immaginato una giornata normale di un paese che ha la guerra. Ho visto che questo fluire del giorno permette alla gente di vivere in comunità (come hanno sempre fatto), mangiando insieme (come hanno sempre fatto), sposandosi e facendo figli ( come hanno sempre fatto). Mi sono immaginato come vive un ventenne in un paese dove c’è guerra. Ho immaginato di dover scegliere tra unirmi all’esercito e rinchiudermi in casa insieme alla famiglia e sentire le bombe che passano. Probabilmente sarei morto in pochi giorni se avessi scelto di rimanere a casa, ma forse è proprio quello che avrei fatto. Ma se avessi una possibilità di salvarmi e di salvare la mia famiglia? Mi sono chiesto: chi sarei? Mi rispondo così: sarei uno che vive il caos mentale che regna in alcune zone del Medio Oriente. Infatti, in alcune zone del mondo è difficile per gli uomini occidentali penetrare con l’assimilazione. Quale assimilazione? Quella di importare un certo tipo di intelligenza e di civilizzazione per assimilare la mentalità delle genti al sistema economico e politico. Allora perché si combatte? Forse per difendere l’orgoglio della famiglia? Per raggiungere quello che non si è? O per farla smettere al solito prepotente di turno? Forse la risposta è riservata per una di queste domande. l’ISIL è un tentativo marcio di sovversione da parte degli oppressi che se la prendono con le persone sbagliate. Se la prendono con se stessi, ma non lo sanno! Se avessero letto Guenon, forse noterebbero le differenze tra Occidente ed Oriente! Se tutto ciò è parte della recente storia dell’umanità, che chiunque minimamente istruito dovrebbe saper riconoscere rispetto alla storia delle civiltà antiche, quando la guerra era praticamente normale, allora vi è chiaro che la religione non può considerarsi un pretesto legittimo di guerra nemmeno per gli oppressi. Anzi, più si dice che l’Islam è una religione violenta più ci saranno pretesti per combattere. D’altra parte, i combattenti dell’ISIL dovrebbero umilmente ritornare ad accettare minoranze e cultura diverse, innanzitutto. Dovrebbero, poi, smetterla di aspirare segretamente ad essere dei perfetti americani. Ed, infine, ritornare a difendere i valori della tradizione religiosa, perché quelli che hanno difeso sinora sono solo simulacri. Ma, purtroppo, succede qualcosa quando si spara e si muore. Si crea una specie di potere. Le notizie che circolano piombano da YouTube o da Twitter perché, anziché essere raccolte in persona, quelle notizie «bomba» sui social media hanno più effetto. Questo nessuno l’aveva previsto, come non avevano previsto la crisi del 2008, solo che nessuno ne parla. Un effetto devastante per l’obiettivo più sensibile: il cuore delle persone. E allora il mondo occidentale non sta a guardare con le mani in mano, vuole (o non vuole) intervenire, perché la macchina deve sempre girare, ma per far questo qualcuno deve trovare dei nemici ed eccoci di nuovo a fare la guerra e dare la colpa a qualcuno. Infatti, se non dai la colpa a qualcuno, non esiste…la guerra. A proposito, chissà che la versione giornalistica dell’inviata nel 1990–91 di Rete4, che faceva vedere orgogliosa per la prima volta in TV immagini di bombardamenti, non si sia rivelata all’epoca un successo anche in termini di share e per questo sia stata inserita, successivamente, nei programmi didattici della facoltà di Scienze della Comunicazione. Se vedi qualche giornalista, musulmano o non musulmano, che fa una sintesi della Siria per qualsiasi emittente televisiva, la fa da Gaziantep in Turchia e, anche se inconsapevole, sta partecipando già a una guerra. Se vedi l’intelligence all’opera, si vede che il loro mestiere viene fatto da una scrivania, da un account Twitter e solo Dio sa cos’altro si stanno inventando. Non vedo nessuno, non vedo nessun musulmano che abbia avuto il coraggio di passare per il deserto e di organizzare veri e propri eserciti di intelligenze che abbiano il coraggio di redarguire questi cani e di rindirizzarli sulla retta via. Questo sì, sono d’accordo che i paesi musulmani siano in parte marci. Ma sono consapevole, anche, che ormai aspirare tanta intelligenza è pura follia. Bel casino vero? Si, ma non venirmi a dire che è per colpa dell’Islam. Tutti su Facebook parlano e si esprimono come se sapessero cosa sta davvero accadendo in un paese ( senza precisare, Siria, ISIL, USA, Russia, Yemen, Birmania. Diciamo basta essere contempotanei a questo scritto per intuire) e i giornalisti spiano questi post per scrivere un articolo. A chi scrive un post vorrei dire di stare attenti perché state combattendo una guerra che nemmeno sapete di averla iniziata. Questo è un meccanismo che possiamo assimilarlo alla «guerra informatica». Gli attacchi degli hacker sembrano quasi paragonarsi a una bomba atomica intercontinentale che viaggia a suon di Megabit. La vitalità di un tweet la paragono al lancio di un’arma chimica in cui rimangono coinvolti i follower a scapito degli influencer. Ho l’impressione che tutti sappiano perfettamente per quali ragioni succede quel che succede. Ma questa è follia, direbbero forse gli antichi. Questa è una mancanza di rispetto nei confronti del silenzio. È una follia mediatica, potremmo dire. D’altronde l’occhio dei media occidentali proietta questo sui giornali per lavorare: qualcuno deve morire. E sembra, a volte, che le vite degli arabi e degli africani siano meno importanti di quelle occidentali. Tutto deve continuare a funzionare senza interruzioni. Da una parte la comune narrativa dei media proietta una normalizzazione delle ingiustizie avvenute nei confronti non solo dei musulmani, ma degli africani, dei tibetani, e come tutte quelle persone che fanno parte di un’altra realtà. Dall’altra sfrutta la degenerazione e l’orrore della guerra per alcuni interessi.

Senza contare che siamo schiavi di una politica emotiva, che si basa sulla paura dell’altro, ed è una catena tra occidentali vs medio orientali vs orientali. E tutto è, tranne che vera politica. E tutto è, tranne che vera religione. Pensateci. La vita umana è uguale per tutti. Gli intrallazzi politici e i complotti hanno assunto l’assioma della verità indiscutibile raggiunta quotidianamente da massicce dosi di lavaggi del cervello e manipolazioni. E anche io mi sento confuso. Perché qui si parla sempre di avere la sensazione che qualcuno ti spinge e ti costringe per stare da una parte, come se la Verità fosse dimezzata, frammentata. Fortunatamente credo che la Verità sia tutto ciò che continua a farci vivere a nostra insaputa, e credo che questo processo che chiamiamo «vivere» sia quasi totalmente estraneo alla comprensione umana. Seguire la Verità, questo è il senso della religione, e per me è una sola, un’unica nel mondo e nei tempi. L’Islam è una benedizione per il mondo è per tutti i paesi, ma il mondo è così vasto e i problemi sono milioni di miliardi, e la nostra vita è poca cosa rispetto all’Eterno giro della giostra. Per questo è necessario riscoprirne il senso della religione in ogni epoca. Oltre questo non posso dire nulla, non so davvero come scusarmi di questo, ma non assurgo a voler constatare altro che queste osservazioni, poiché non ho nulla di speciale da dire se non offrire ancora una parola che, a Dio piacendo, sia di conforto: abbiate cura del vostro buon senso piuttosto che della vostra vanità.