MIA — NOLA parte 3

New Orleans è una sorpresa, una variazione, un’improvvisazione; soprattutto se sei europeo e soprattutto se ci arrivi, come noi, dopo tre giorni di viaggio in macchina attraverso un costante susseguirsi di motel e fast food.
New Orleans è uno spartito jazz con un ritmo sincopato, diverso e unico.
New Orleans è fresca, festaiola, fiera.

Le “parade”
Siamo preparati, abbiamo idea di cosa ci aspetta, eppure appena arriviamo tutto va in frantumi; ci ritroviamo in mezzo a una delle molteplici “parade” che invadono la città nei giorni di carnevale (siamo qui per questo), ma la situazione sembra essere un po’ sfuggita di mano. La parata si chiama Endymium e attraversa Mid-City. Il quartiere è invaso, ovunque. Troviamo parcheggio quasi per caso e ci accodiamo al fiume di gente che si dirige, capiamo poi, su Carrolltonn Ave, Orleans Ave e limitrofi. Tra noi cala il silenzio, non riusciamo a parlare, ci guardiamo attorno straniti da quel che ci circonda. Gli stimoli sono troppi, continui, diversi e incredibilmente forti per tre italiani con lo zainetto capitati per caso nella festa gratuita più grande del pianeta.

Sbagliamo qualche mossa non conoscendo il campo di battaglia, ma riusciamo comunque ad orientarci, a conoscere qualche indigeno e alla fine a immedesimarci.
Le parades potrebbero assomigliare a quelle a cui siamo abituati in italia, con i carri e la gente in costume, ma ti accorgi subito che qui è come essere su un altro pianeta. Anzi qui è un altro pianeta.
Funziona più o meno così: tu, cittadino di New Orleans, anche della periferia, passi tutta la sera prima a cucinare, poi il giorno dopo prendi tutto il cibo e tutte le birre che hai, e ti piazzi su una strada dove passerà la parata, possibilmente con una sedia o una seggiola da campeggio o per i più attrezzati una scala, e aspetti qualche ora, o tante ore, e chiacchieri con i vicini. E quando passa la parade urli a più non posso solo per farti lanciare una collanina, un bicchiere o un pallone da football. Per qualche ora, o tante ore, si alternano carri e marching band provenienti da tutto il paese.
Tutto si può riassumere in un concetto: in America, the land of the freedom, tutto è più grande, più organizzato, più esagerato (e non sempre è una bella cosa); che sia mangiare, fare i ponti o festeggiare. O metter su la marching band della scuola.
Si tira un profondo respiro, ci si orienta un attimo, quindi, aiutati dall’incredibile entusiasmo della gente e da qualche provvidenziale birretta, ci si fionda nell’infinita marea giallo-verde-viola.
Momenti semplicemente indimenticabili.
I tre italiani con lo zainetto
Siamo partiti da casa con la testa piena di avvertimenti, di messaggi carichi di allarmismo. “Fate attenzione a New Orleans, specialmente durante il Mardi Gras!”. Ecco, i racconti delle esperienze di viaggio sono sempre filtrati dalla soggettività, da quello che effettivamente ti capita nel cammino. Ma raramente ci siamo trovati al cospetto di una città tanto accogliente, dove la gente sembrava quasi impegnarsi nel tentativo di farci scoprire tutte le sue sfaccettature, tutte le sue sfumature.

E saremo sempre interdetti dall’entusiasmo che da questa parte dell’oceano mostrano quando dichiariamo la nostra provenienza. Tutti sgranano gli occhi quando sentono che siamo arrivati dall’Italia per il Mardi Gras; ma noi siamo venuti per questo, perché questa festa è rimasta così autentica da non attirare le folle internazionali. Sembra davvero di essere stati calati dall’alto nei festeggiamenti, come completi estranei e poi pian piano inglobati nella cultura locale, come vivessimo qui da sempre. La spontaneità con cui ci viene anche solo rivolta la parola, con cui veniamo interpellati in discussioni tra gruppi di sconosciuti, non l’abbiamo trovata in nessun altro paese.
Una città, tante città.

È una città in cui la differenza tra bianchi e neri la si nota eccome. Ma è una differenza che non sa affatto di scontro, odio, intolleranza. È semmai un qualcosa che ti fa scoprire mondi diversi, dandoti una conoscenza se possibile ancora più profonda e ampia della città. E così, nel giorno clou, il Mardi Gras, si passa dalla musica folk di Frenchmen Street e Marigny all’rnb/hip hop di downtown, dove tutta la comunità afroamericana si è data appuntamento per assistere alle parate, cucinando ostriche e rosolando su enormi BBQ qualsiasi cosa fatta di carne.

Due città diverse in pochi metri, due mondi che si completano a vicenda a pochi minuti l’uno dall’altro. E le differenze non sono solo nella tonalità della pelle, ma ovvimente nella lingua, nelle diverse culture che compongono il tessuto sociale di NOLA, nelle diverse cucine. New Orleans è unica perchè diversa, eterogenea e talvolta ruvida, drastica. Ma tutto il mondo è paese, e alla fine si torna sempre a parlare del tempo, che come questa città, e come tutto, cambia in fretta.
E qui il tempo, ormai dieci anni fa, lo hanno visto cambiare per davvero, subendo uno degli eventi atmosferici più catastrofici della storia recente americana, arrivando il 29 agosto 2005 ad avere quasi la totalità dei quartieri sommersi dall’acqua. E dieci anni son passati, e l’acqua ha lasciato il segno che oggi si nota nella fatiscenza di alcune zone contrapposta alla perfezione di alcuni quartieri, chiaramente disegnati a tavolino e assolutamente non congrui con l’eterogeneità di quelli limitrofi, il classico piano di ricostruzione post-calamità.
In ogni caso è difficile, per noi che New Orleans l’abbiamo potuta solo assaggiare in fretta e furia senza avere il tempo di gustarci ogni sua fetta, dire come e in qual misura quella tragedia si possa ripercuotere oggi sulla città e sui suoi abitanti. Quello che possiamo dire però è che questa parte di america ha delle radici forti, una cultura e tradizione che non è stata persa lungo la strada, anche se lunga e tumultuosa, e l’acqua non ha lavato via ciò che la contraddistingue.
Il Mardi Gras
Anche se i festeggiamenti cominciano con una settimana di anticipo, è il Mardi Gras il giorno più importante, più atteso, più elettrico del carnevale. E la città ne da piena dimostrazione di affetto e legame: in ogni angolo c’è folklore, tutti, dico tutti, sono vestiti nelle maniere più assurde (tutti tranne quei tre italiani con lo zainetto) e la musica pervade la città, la unisce, arte fluida che si diffonde.
Il Mardi Gras è un giorno unico, dove tutto è concesso, dove solo chi è nato sulle rive del grande fiume Mississippi non si sorprende passeggiando per la città. Le strade si trasformano in un’enorme passerella dove si sfoggiano i vestiti più appariscenti e i travestimenti più stravaganti. E quando meno te l’aspetti ti ritrovi in una parata spontanea, guidata da una second line improvvisata.
Cambi quartiere e la storia non cambia. Cambia invece il tempo, che ci concede un po’ di sole, che ci scalda e rinfranca in una fredda giornata di febbraio. E attorno a noi la musica e i festeggiamenti vanno avanti: la gente, probabilmente grazie alla considerevole quantità di alcool che ha in corpo, non da segni di fatica.
La musica
È noto che visitare una città da turisti non equivale al viverla nella sua pienezza. E il discorso vale in particolar modo per New Orleans.

Non si può dire di averla conosciuta del tutto se non si mangia un piatto di gumbo o di jambalaya in riva al Mississippi, se non ci si infila in uno dei tanti negozietti hipster di Garden District, non si assaggia una ciambella giallo-verde-viola in Magazine street.
Oppure se non ci si lascia trasportare dalla folla pazza e un po’ troppo dozzinale, festaiola e forse qui si, turistica, di Bourbon Street o da quella più discreta ed educata di Frenchmen Street.
NOLA la si vive lasciandosi letteralmente trasportare dalla musica. Quella musica che la pervade, sorprendendoti dietro ogni angolo di strada.
“America has only three cities: New York, San Francisco, and New Orleans. Everywhere else is Cleveland”
Tennessee Williams
Per saperne di più non posso che consigliare questo. Buona visione.
scritto da Francesco Bonato e Giacomo Mozzo
fotografie e video di Francesco Bonato e Alberto Patuzzo