La crisi della democrazia occidentale…

La crisi della democrazia occidentale in tutte le sue declinazioni (turbocapitalismo anglosassone, socialdemocrazia scandinava e tedesca, consociativismo mediterraneo) è un fenomeno di lungo corso del tutto indipendente dai vari Salvini o Beppe Grillo. La vera motivazione a mio giudizio è la scala ormai globale dei fenomeni che stravolgono tutti i piccoli giardini ordinati. Quando ci si muoveva a piedi, si avevano le città stato, quando ci si muoveva a cavallo i ducati e i regni feudali, con le caravelle gli imperi coloniali, con i treni a vapore gli stati moderni (oversimplifying, I know). Ora che la logistica di un mondo piatto permette catene di approvvigionamento rapidissime e globali e i mezzi di comunicazione moderni di lavorare insieme simultaneamente da tutti gli angoli del mondo è ovvio che dovranno esserci forme politiche nuove, e che il concetto di cittadinanza, insieme giuridico e culturale, verrà completamente ridefinito. La mia sensazione è che il grado di connessione a questi meccanismi globali sia diventato enormemente più importante del paese di nascita. La reazione dell’opinione pubblica è perfettamente nell’ordine newtoniano delle cose. In tutto questo la logistica delle migrazioni dai paesi poveri, che porta i pakistani e i bengalesi ad approdare sulle coste della Sicilia (vi siete mai chiesto come si arriva dal subcontinente indiano al Mediterraneo?) è diventata insopportabile agli occhi dell’occidente perché è il gemello povero e sporco della nostra trionfante logistica globale. Come noi abbiamo imposto le nostre merci al mondo, da Colombo all’ammiraglio Perry, oggi ci vengono “imposti” dei poveri in fuga da intraprendenti organizzazioni dei paesi poveri. Ci risulta intollerabile e odioso in modo cieco e pre-razionale proprio perché ci ricorda delle nostre miserabili origini.