Amatrice — Settembre 2016

Parlare oggi di terremoto o aree interne dell’Italia è un tema complesso e scomodo. Più volte mi confronto con il mio ego o con la mia coscienza. Coscienza come consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori. Oggi c’è una minaccia presente nei nostri territori italiani questo rapporto disgiunto che investe la politica e il territorio. Se dovessimo per esempio tracciare una linea ideale tra nord e sud il paese Italia assiste ad una frattura evidente e forte. Oggi più che mai le amministrazioni pubbliche e gli attori locali pubblici e privati non interagiscono tra loro. Questa frattura evidente trova la sua logica tristemente dichiarata che oggi le aree interne sono luogo del nessuno e della povertà culturale;posso affermare con condizione di causa che sono luoghi del sapere e della conoscenza di un popolo e di un territorio agricolo, montano, collinare, fatto di relazioni sincere e di bellezza costruita attraverso il paesaggio. Il terremoto del 24 Agosto tra Accumoli ed Amatrice ha sicuramente generato una consapevolezza matura delle aree interne dell’Italia, ma anche un lento e sempre più progressivo spopolamento di esse, allora nasce una domanda reale: “ Cosa fare per questi territori?” La risposta è scontata è banale oggi i nostri territori hanno bisogno di gente qualificata sociologi, antropologi, archeologi, urbanisti, agronomi, economisti rurali, psicologi che sanno leggere un territorio in continuo divenire. Io da osservatore e giovane architetto attento al territorio, prendo con me l’incarico virtuale di leggere un territorio italiano ferito e lacerato dalle logiche speculative e costruttive. Le aree del terremoto, così le aree interne dell’Italia devono necessariamente trovare la forza nel paesaggio ed un’agricoltura sempre più evocata alla sua vera natura di produzione, basti pensare alle patate di Leonessa, questa grazie alle condizioni pedoclimatiche che caratterizzano l’altopiano di Leonessa, ed alla tecnica di coltivazione, la patata di leonessa presenta caratteristiche peculiari che ne fanno un prodotto di pregio; un altro prodotto che rischia la paralisi agroalimentare è la Lenticchia di Castelluccio di Norcia è un prodotto ortofrutticolo ad Indicazione geografica protetta, tipico dei piani di Castelluccio, frazione di Norcia, la zona di produzione dell’IGP comprende anche le aree marchigiane limitrofe, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Oggi unire il paesaggio agrario con la sua qualità agroalimentare è vocazione attenta che deve attenzionare i vari ministeri per evitare uno spopolamento sempre di più da parte dei giovani. Il mio terrore da semplice osservatore e giovane architetto amante del territorio di tutte le politiche che ne conseguono e che potremmo assistere ad uno spopolamento e sfiducia nelle politiche di sviluppo, inoltre potremmo assistere in Italia ad nuovo processo di cattiva amministrazione delle risorse, da italiano non vorrei assistere ad una “Nuova Gibellina” lasciata alla povertà e all’incuria di tutti e tutto, inoltre non vorrei assistere a laboratori di progettazione architettonica e laboratori di urbanistica dove i poveri studenti vengono chiamati a “costruire” il futuro del nulla. Oggi bisogna tornare a dialogare e scendere in per strada per sporcarsi un po’ di più con fango e polvere.

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