Foto di rich-f28 via Flickr — CC BY-ND 2.0

Perché non sono un populista complottista?

Stavo correndo sul lungomare vicino casa mia, come faccio abitualmente. Il mio cuore, una volta tanto, sembrava elastico tanto da non farmi concentrare solo sulla corsa. La mia mente vagava. All’improvviso mi sono chiesto “Cosa mi ha permesso di non essere un complottista, un credulone, un anti-vaccini, un troll più o meno violento?”.

La cultura, certo. Ma esistono tanti cammini che conducono alla capanna degli attrezzi necessari a decodificare la realtà fuori e dentro di noi. Forse però per alcuni sono vicoli ciechi.

Mi è stato certamente utile l’esser nato in una famiglia che amava i libri, con un padre più che conservatore ma bibliofilo e intellettualmente curioso, un fratello giornalista, critico cinematografico e divoratore/creatore di narrative e una madre lettrice perpetua.

Poi? Una discreta educazione scolastica - senza quelle maestre o quegli insegnanti fondamentali che spesso vengono citati nelle interviste da scrittori e scienziati — ma comunque in grado di darmi una base solida di conoscenze.

E ancora, una (lunghissima, ahimè…) esperienza universitaria, in una facoltà come Ingegneria che insegna a ragionare, a gestire la complessità, a esplorare lo spazio delle possibilità, a trovare soluzioni.

Infine (pochi) amici con cui poter parlare più o meno di tutto, anche se sporadicamente vista la mia indole solitaria.

Attraverso questo cammino e avendo ereditato l’ “attitudine” alla curiosità da alimentare attraverso la lettura (più che con la pratica, dei viaggi, per esempio…ancora ahimè…), mi sono costruito una specie di corazza composta da spirito critico forgiata attraverso migliaia di pensieri, parole, sentimenti, emozioni, storie, informazioni, conoscenze che narrativa, saggistica e poesia mi hanno trasmesso e che io ho rielaborato.

Ma non basta.

La televisione. Vituperata e incolpata di quasi ogni male mi è stata -incredibilmente - maestra di vita. Fruitore assiduo fin da piccolo, ho divorato cartoni animati giapponesi, telefilm e sitcom di ogni tipo, film, show televisivi, documentari. Televisione “alta” e “bassa”. Pochissimi talk show. Da ogni programma ho assorbito qualcosa su come funzionavano il mondo e suoi strani abitanti (a dire il vero ho imparato molto anche su svariate civiltà aliene…) e, cosa ancor più strana, la televisione ha contribuito a farmi sviluppare una morale laica e progressista, un’etica della responsabilità personale e un senso dell’”altro”, delle sue potenzialità, dei suo limiti, delle sue fragilità e sì, della sua capacità di subire e generare la malvagità. Anche se si presenta come un mezzo unidirezionale le mille voci e le mille immagini che la animano creano all’interno di noi stessi un teatro con personaggi che si fanno portavoce del nostro pensiero o che assurgono a modelli negativi da evitare o combattere.

Manca un ultimo tassello.

La stampa. Oggi è il principale bersaglio non solo di populisti, grillini e analfabeti funzionali ma anche di alcuni tecnotroppoentusiasti; mentre arrivavo alla pineta con la mia corsa ad andamento lento mi sono reso conto che fin da piccolo ho letto, praticamente ogni giorno della mia vita, un quotidiano. Più che una preghiera laica, per me è stata un’immersione perpetua nello zeitgeist. Insieme a settimanali e periodici vari i quotidiani mi hanno aiutato a comprendere fatti, notizie e problemi, a confrontare opinioni diverse e a formarne di mie.

Questo background mi ha preparato all’avvento di internet, del web, dei social media. Ero (sono) in grado di filtrare l’informazione, di giudicarla, di sapere di non sapere e di provare a compensare le mie carenze alla ricerca di fonti e dati diversi.

Il cammino descritto è naturalmente personale. Possono esserci tanti altri percorsi, diversi, magari più “concreti” come per esempio viaggiare e avere la capacità di interagire con tante persone diverse.

Ora, perché alcune persone (neanche poche) non possiedono o non riescono a utilizzare correttamente che in un modo o nell’altro, con maggiore o minore facilità, dovrebbero comunque essere accessibili, almeno in paesi fortunati come il nostro? E’ paradossale, ad esempio, che chi diffida delle fonti “ufficiali” poi faccia della controinformazione un dogma, come se lo spirito critico fosse un interruttore che si spegne a comando?

Forse la chiave per non trasformarsi in un complottista/populista è nell’abitudine, nell’allenamento continuo alla conoscenza.

Spesso, terminato il percorso di studi, si cessa di alimentare la curiosità, ci si accontenta del bagaglio culturale fin lì acquisito, si traggono informazioni da canali “facili”, sintetici e ormai non mediati.

Il passaparola non è stato inventato dal web ma la rete ne amplifica esponenzialmente l’efficacia soprattutto per veicolare notizie che tendono a ridurre drasticamente la complessità del mondo facendo leva su paure e istinti, bypassando la parte razionale non più supportata dal ragionamento analitico alimentato dall’acquisizione e dal confronto di idee, dati, fatti diversi. La camera dell’eco diventa un rifugio sicuro, in cui si rafforzano le proprie convinzioni (simili ad assiomi e non a teoremi da dimostrare). L’arte della discussione, già inaridita a suon di urla da vent’anni di talk show sempre più aridi, viene sepolta anche online (non ovunque, perché esistono luoghi — forum, gruppi Facebook, blog - in cui si può anche re-imparare a scambiarsi opinioni senza insultarsi).

Chiariamo. Quanto succede non è una novità e anche i media tradizionali hanno attraversato fasi analoghe. Il giornalismo americano, agli inizi del ‘900 era per lo più dozzinale e scandalistico (“muckraker”, spala-letame) ma da questo nacque il giornalismo d’inchiesta e il ruolo di “watchdog” che lo ha contraddistinto fino a oggi (?).

La sfida è far sì che le persone, a partire dall’età scolastica, siano stimolate a cercare di comprendere la realtà, confrontarsi con essa e con la sua complessità, usando i canali informativi oggi a disposizione per capirne l’evoluzione, interagendo con gli altri usando la dialettica (la “scienza dell’argomentazione probabile” secondo Aristotele). Nulla che non valesse anche prima dell’era del web ma tutto reso più urgente dall’accelerazione esponenziale che in ogni campo la tecnologia sta imprimendo: come il momento dell’inflazione cosmica ha modellato il nostro universo, questo momento storico modellerà i prossimi secoli.

Sta a noi cercare di scegliere la forma che assumeranno.