Il Pulcino più carino

Quella del Brutto Anatroccolo è una storia nota a tutti. Piccolo, goffo, nero… crebbe tra lo scherno e gli sfottò degli splendidi pulcini di un’anatra. Con il passar dei giorni, però, divenne un affascinante cigno bianco, mentre i suoi fratelli rimasero delle semplici papere. Questa è la storia, e non è nemmeno poi così difficile immaginarne la morale…

Vicenda meno nota, invece, è quella del piumato protagonista di questa storia: il Pulcino che finì, per errore, dal nido di mamma papera al nido di mamma cigno.

Giallo e soffice, teneramente goffo, con occhietti piccoli e zampette arancioni, impiegò ben poco tempo per conquistarsi i favori della mamma, che lo preferiva smaccatamente ai fratelli, neri e sgraziati.

Era così tenero e bello, che gli bastava fare “quack” perché i vicini di nido, le nutrie premurose e le folaghe curiose che passavano di lì, si lasciassero andare in sospiri e commenti mielosi. 
«Guardate come è grazioso!», dicevano i rospi e le rane.
«Guardate che piume soffici!», esclamavano i lucci.

E tutti lo aiutavano, se aveva bisogno di qualcosa: chi gli regalava un po’ di cibo, chi gli offriva un passaggio dall’altra parte del fiume, chi si offriva di difenderlo dai gatti randagi che, di tanto in tanto, si dedicavano ad una battuta di caccia, confondendosi tra le canne esili e flessuose che crescevano lungo le sponde.

Non ebbe mai bisogno di far fatica, il bel Pulcino. Finché, un giorno, le piume si fecero marroni, la voce divenne stridula e sgraziata, e si ritrovò, così, papera tra i cigni.
Un tempo fascinoso e spigliato protagonista del suo habitat, il pulcino si ritrovò senza una titolo di studio, senza una donna che lo amasse, fermo lì, dove la bellezza lo aveva lasciato.

Qualche giorno fa, alcuni castori, che lavorano alla diga che sorge a valle, dicevano che il Pulcino sta cercando di entrare in politica, o di farsi prendere come opinionista televisivo, o di riciclarsi in un reality show…