La Coccinella sentinella

Era l’anno 34.506 del calendario Klodan. Era il giorno 32 del periodo Shugo dell’ultimo Quarto Temporale del Grande Eone. Era, dunque, un giorno come tanti. Anzi, era un giorno diverso da tutti gli altri, perché in seguito sarebbe stato definito come “il giorno più normale mai avutosi nell’Universo conosciuto”.

Non si registrò alcuna attività, di alcun genere. Nessun meteorite si schiantò su nessuno degli innumerevoli corpi celesti da sempre intenti a roteare nel valzer silenzioso di galassie e buchi neri. Nessuna supernova esplose. Nessun essere vivente, tra tutti quelli presenti su miliardi e miliardi di pianeti abitati, commise atrocità, omicidi, tradimenti, ingiustizie. Non vi furono, quel giorno, né olocausti né auto in divieto di sosta. Fu un giorno, a detta di alcuni, assai noioso.

Eppure, si registrò — in un quadrante sperduto di una galassia come tutte le altre, su un pianeta verde e azzurro, maculato di nubi sfilacciate e lattiginose — qualcosa di assolutamente straordinario.

Nel Nord di una delle penisole presenti sul Pianeta — e, precisamente, nella città di Uggiosella, frazione di Noiazza inferiore — vi era un vasto campo che, quando non era usato come pascolo per grassi mammiferi (denominati “bovini” da quelli che erano denominati “esseri umani” dai “bovini” che loro stessi avevano denominato così) era lasciato a sé stesso, incolto e brulicante d’erbacce, voli d’api irrequiete, zigzagar di bisce e vipere, e barcollar di nutrie appisolate.

Proprio in quel luogo anonimo, sotto allo stelo d’una margherita in fiore, una minuscola Coccinella gironzolava, curiosa e goffa, roteando le antenne nell’aria. E proprio una di quelle antenne, intercettando la corsa d’una particella subatomica fuori controllo, ne deviò il cammino, impedendo che si venisse a creare il Buco Nero Assoluto che — su ciò concordano tutti gli scienziati — avrebbe risucchiato in un attimo l’Universo intero, e tutti gli altri Universi che con esso confinano, e che ancora devono essere scoperti…

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In quel giorno, l’essere più insignificante, del prato più insignificante, della pianura più insignificante, della penisola più insignificante, del pianeta più insignificante, del sistema solare più insignificante, della galassia più insignificante del più insignificante degli universi… salvò tutto. E lo fece così, semplicemente esistendo.

Perché, talvolta, è così che si combatte il niente: essendo qualcosa, anziché no. Come sentinelle indispensabili e divine, sul bordo frastagliato del crepaccio della nullità.