Il Signor Distruggere le prove.

Il 19 settembre 2017 scrivo questo tweet esprimendo la mia perplessità sulla veridicità del materiale condiviso dalla nuova star del momento, il simpaticissimo Vincenzo Maisto, in arte Il Signor Distruggere.

“SI OK MA LA BESTEMMIA? C’ERA BISOGNO?!?” → Sì

Il tweet genera un discreto dibattito e sin da subito si delineano vari schieramenti, c’è chi giustamente mi chiede da dove nascano le mie perplessità, chi condivide il mio pensiero, chi difende il Sig. D. e infine chi dice “non mi importa se siano veri o no, a me fanno ridere”.

Partiamo da quest’ultima considerazione, è importante che i contenuti del Sig. D. siano originali? Beh secondo me sì, è fondamentale.

La curiosità di molti nasce dalla plausibilità degli screen, cioè dall’assunzione (a volte automatica) che persone reali abbiano scritto determinate cose, inutile negarlo.

Non stiamo parlando di meme, ma di screenshot di conversazioni che in teoria sono avvenute davvero, di mamme vere che sfornano bimbi veri le cui follie vengono commentate da migliaia di persone. Per lo più per deriderle.

Pochi giorni dopo, il 25 Settembre, L’Espresso pubblica un articolo sulle “scoperte” del Sig. Distruggere, e quest’ultimo viene definito come un blogger “che da anni si infiltra nei più assurdi gruppi Facebook chiusi, rubando screenshot di conversazioni tra il macabro e il surreale”. Viene anche chiesto nell’intervista se i post siano veri, e Maisto risponde che:

Non ci è possibile verificare l’autenticità dei post, perché vengono condivisi “in anonimo” su pagine e gruppi legati al tema della maternità. […]

Il 5 Dicembre anche Repubblica si butta di testa nel fenomeno delle mamme pancine, si parla prima di “infiltrate di Maisto nei vari gruppi segreti di cui le protagoniste degli screenshot rubati fanno parte”. Poi vengono poi scomodate addirittura due antropologhe che “confermano” il fenomeno:

All’alba del 2018 si fa fatica a credere che questi post siano reali. Eppure, oltre agli screenshot di alcune conversazioni private pubblicate da Maisto, la conferma arriva anche da due esperte con le quali abbiamo approfondito la questione […]
“La prima impressione che ho avuto” spiega la dottoressa Landi, “è che i racconti di queste mamme pancine fossero verosimili.

Segue una lunga analisi delle antropologhe sull'ignoranza, la sessualità, la scuola, l’educazione e tante altre cose che sinceramente faccio fatica a leggere tipo che “bisogna anche stare attenti: c’è una pancina in ognuna di noi”.


Intanto il tempo passa e su Twitter inizio a segnalare i post che più mi sembrano fake. C’è una torta, la cui foto è presa da un articolo ironico di Buzzfeed del 2011 e un’altra che invece gira su internet dal lontano 2013.

In altro a destra la ricerca su google Immagini con la data di quando la foto è stata messa in rete.

Il caso più palese riguarda questi “cuscini della fertilità”, non creati da una neo mamma italiana ma da una donna newyorkese con tanto di pagina internet e link al negozio su Etsy.

Diciamo che quando il Sig. D. pubblica un post contenente un’immagine si può quasi sempre constatare che la suddetta non è un contenuto originale, in altre parole è stata presa da internet. Basta una banale ricerca su Google Immagini. Questo l’esempio più recente:

14 Settembre, l’artista qimmyshimmy pubblica su Instagram la foto dei suoi macarons (sono sculture non dolci) 2 Dicembre, la foto diventa virale su Reddit (16k upvote). 4 Dicembre, una mamma pancina ne chiede la ricetta. Incredibilmente rapide queste mamme pancine semianalfabete, in genere anche su Repubblica.it, dove sono attentissimi, i content da Reddit arrivano almeno con una 3–4 giorni di ritardo.

Per fortuna le “mamme pancine” sottolineano spesso come queste foto siano prese da terzi (solo nel caso dei cuscini non è successo).

L’11 ottobre, il giorno in cui pubblico il tweet sui “cuscini della fertilità” il Sig. D. si materializza su Twitter e risponde alla mia prima accusa. Nasce una fantastica discussione, questi sono i tweet più importanti:

ecco lo screen (vero) della conversazione

Il copione scelto da Maisto per sollevarsi da qualsiasi responsabilità si basa sempre sugli stessi assunti:

  • i post potrebbero essere falsi.
  • a lui non importa se siano veri o falsi.
  • non fa lui gli screen.

Le segnalazioni infatti arriverebbero per email e poi sarebbero pubblicate senza verificarne l’autenticità. Maisto ci tiene anche a scrivere un tweet subito dopo con una prova a dir poco schiacciante:

Vi immaginate che vita di merda? Ore e ore passate a spulciare centinaia di email di segnalazioni con screen inviati da centinaia di volenterosi utenti diversi. Poi come facciano questi screen, derivanti da fonti così varie, ad avere sempre la stessa grafica è un mistero ancora irrisolto.

Maisto risponde spesso a chi lo accusa di falsificare i contenuti, ecco un estratto da un post post dell’’11 Ottobre 2017.

Secondo motivo di gioia: il cuscino della fecondità, quello a forma di vagina con il pupazzo che ne usciva appeso a un filo, era una trollata. Bufala scoperta oggi. Come dico sempre, da quando ho fondato la pagina in verità, non c’è modo di appurare la veridicità dei post scritti nei gruppi e nelle pagine, questo perché le generalità di chi li posta è anonima. Potrebbero essere veri, potrebbero essere invenzioni delle amminsitratrici per creare dibattito, potrebbero essere miei followers che mirano a essere poi condivisi da me, può essere tutto.
Interessa a qualcuno? No.

Ma certo che interessa a qualcuno, a me per esempio.

Siamo, per caso, una comunità di antropologi che aspira al premio Nobel? No.

Effettivamente non penso che le antropologhe dell’articolo di Repubblica possano aspirare al Nobel parlando delle mamme pancine. Quindi qui ha ragione lui.

Io sono un giornalista? No.

No che non lo è, ha di nuovo ragione lui. È davvero commovente il tentativo di usare la scusa “non sono giornalista” per sentirsi libero di dire e fare quel che gli va. “Non sono giornalista, ma…” mi ricorda qualcosa.

Condividere roba anonima per riderci su è reato? No. Quello su cui però si può garantire è la veridicità dei commenti, visto che le censurine nere su quei nomi ce le mette il sottoscritto

Maisto sottolinea sempre che generalità di chi posta è anonima perché nei gruppi delle pancine, chi fa domande o post imbarazzanti li invierebbe prima in privato all’amministratrice della pagina e poi questa ripubblicherebbe in un secondo momento la domanda, omettendo il nome. Così:

Questa però è una pratica che stranamente tutte le mamme pancine del web hanno iniziato da poco. Prima (prima che Maisto iniziasse a ricevere critiche e si organizzasse) anche i nomi di chi faceva la domanda erano coperti dalle “censurine nere” apposte da Maisto in persona, come lui stesso afferma.

Quindi dire che “non c’è modo di appurare la veridicità dei post scritti nei gruppi e nelle pagine, questo perché le generalità di chi li posta è anonima.” è una paraculata. Ecco alcuni esempi:

Faccio notare questo non per provare a fare “debunking”. Non si può sbufalare uno che dice “non mi interessa che i contenuti siano veri” ed è sempre stato questo il sottile paletto dietro cui il paffuto Maisto cerca di nascondersi (bodyshaming? Io dico sì), il colpo di genio dell’artista. Volevo solo far presente quanto è ridicola la sua posizione.

Il punto dell’articolo è un altro:

Il punto è che Maisto è stato invitato anche a Cartabianca, programma su Rai3 condotto da Bianca Berlinguer, in una puntata che parlava della lotta (non ridete) alla disinformazione. Con Burioni seduto al suo fianco.

Il punto è che Maisto è uno che è riuscito a diventare famoso producendo un’enorme quantità di contenuti senza nessuna garanzia di autenticità, dimostrando come al pubblico del web non interessi la verità. Questa viene messa infatti in secondo piano, barattata per una risata a scapito di un gruppo di mamme che potrebbero come non potrebbero aver detto quelle cose. Il signor distruggere è il trionfo della post-verità.

Il punto è che Maisto è riuscito ad ottenere tantissima risonanza sui media nazionali, che da un lato sono impegnati nella crociata contro le temutissime FAKE NEWS e dall’altro danno voce ad un blogger che dice apertamente di non fregarsene un cazzo della veridicità dei contenuti. Ma per fare qualche click in più va bene tutto.

Il punto è che le “mamme pancine” esistono davvero: sono donne che diventano madri, magari senza aver avuto la possibilità di ricevere un’adeguata educazione perché non hanno mai fatto educazione sessuale, un tabù nelle scuole italiane. Donne reali che diventano, direttamente o indirettamente, oggetto di odio e derisione da utenti (loro sicuramente reali) anch’essi traditi da un sistema educativo, colpevole questa volta di averli lasciati incapaci di distinguere post palesemente falsi, che diventano quindi per loro un modo per insultare degli scemi più scemi di loro e sentirsi, così, per un breve ma intenso istante, superiori.