Social media alerts e gestione delle emergenze

Fabio Pedaletti
Jan 3, 2016 · 3 min read

Ho provato a seguire la vicenda dei messaggi di allerta della Polizia di Monaco sui social network nella notte di San Silvestro: giornali italiani e stranieri hanno riportato la notizia, anche in tempo reale, ma ho trovato poche riflessioni sull’uso dei social nella gestione della crisi, che era l’aspetto che mi interessava maggiormente.

Per chi se lo fosse perso, c’è stato un rischio attentati in Germania per la notte dell’ultimo dell’anno. Con una trentina di messaggi su Twitter in varie lingue (anche in italiano) a partire delle 23 del 31 dicembre la Polizia di Monaco ha tenuto costantemente informata la popolazione per evitare gli attacchi di panico e far sgombrare le stazioni ferroviarie su cui stava intervenendo. Scrivo di Twitter perché è quello che ho visto per primo, so che hanno usato anche Facebook, non so quali altri canali sono stati usati. Il primo tweet di allerta è stato fatto attorno alle 23 del 31 dicembre ed ha avuto circa 4200 RT.

L’ufficio stampa della polizia ha gestito internamente la crisi integrando i social ai media tradizionali, sopperendo ai ritardi di comunicazione della stampa, causati anche dalla festività in corso. Oltre a limitare il panico, la gestione diretta della comunicazione sui social ha permesso il controllo del diffondersi delle informazioni.
Alla fine dell’emergenza hanno ringraziato per la collaborazione, fatto gli auguri e trasmesso la conferenza stampa anche su Periscope.

L’unica riflessione sull’aspetto che più mi interessava l’ho trovata solo in un articolo di Marta Serafini sul Corriere della Sera: il fatto che di massima concordasse con l’idea che mi ero fatto l’ho trovato piacevole ma non particolarmente stimolante. Immagino anche io che l’ufficio stampa della Polizia di Monaco, come molte altre realtà istituzionali, abbia elaborato una strategia d’azione partendo dall’esperienza sull’uso dei social network nell’operazione BrusselsLockDown. In quel caso il silenzio unito ai post di gattini ha permesso di non diffondere informazioni che potessero essere utili ai terroristi, in questo credo che sia servito anche a far collaborare la popolazione con chi stava gestendo l’emergenza.

Mi chiedo quanto potrebbe funzionare un’operazione del genere in Italia. Immagino che non ci siano i mezzi per poter gestire una comunicazione di questo genere: non è un campo in cui sono esperto, ma da quello che so le forze di polizia sono sottodimensionate, non hanno budget e ipotizzo che il personale che potrebbe gestire i social network abbia altre priorità, anche se poi scopro che all’estero ci prendono come esempio per l’antiterrorismo gestito coi social (tecnicamente: Psyops).
Soprattutto, non credo che i canali social, anche se presidiati, vengano seguiti; personalmente le uniche pagine del mio Comune che seguo sono quelle relative alle attività culturali su Facebook per sapere quali eventi possono interessarmi, e so che è lo stesso per molti di quelli che conosco.
Rovesciando il punto di vista: se l’utente normale usasse i social per segnalare delle informazioni alle forze di polizia potrebbe essere un aiuto? Oppure farebbe perdere molto tempo prezioso nella verifica tra allarmismi e segnalazioni ragionevoli?

Fabio Pedaletti

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