Cinque libri per l’estate

O di come hackerare l’Out Of Office

Per chi ha un lavoro “regolare” — autonomo o dipendente che sia — arriva, ogni anno, il fatidico momento dell’Out Of Office. Quasi più atteso delle stesse ferie, permette di certificare di fronte al mondo intero (o, per lo meno, di fronte al proprio network professionale) l’assenza dall’ufficio, reale o virtuale. Personalmente, non si tratta mai di una scelta semplice, sia nella forma sia nel contenuto. Si aggiunga la consapevolezza che è difficile, in particolare per chi opera nel fantastico mondo dell’Internet, staccare completamente dal lavoro. In breve, l’O.O.O. rischia di trasformarsi in una preoccupazione (può sembrare esagerato, ma provateci voi a convivere perennemente con la sindrome dell’impostore).

Per evitare tale rischio, da qualche anno ho deciso di aggiungere in calce al mio risponditore automatico — una locuzione che fa molto ventesimo secolo, vero? — una minilista di consigli letterari, rivolti tanto agli altri quanto a me stesso. Una piccola pratica di hacking per dare un valore aggiunto a una banalissima email. [Credo che lo spunto per tutto questo mi sia venuto, più o meno un lustro fa, da Domitilla Ferrari, ma non ne sono sicurissimo]

Ecco i miei cinque libri per l’estate, in ordine rigorosamente alfabetico. Si tratta, rispettivamente, di: narrativa, saggistica, poesia, teatro, non-fiction.

Gabriel García Márquez, Racconto di un naufrago, Editori Riuniti (1976)

Un’esperienza drammatica, anzi tragica, realmente accaduta nel tratto di mare che separa gli U.S.A. e la Colombia, viene trasformata in un romanzo breve — o in un racconto lungo, fate voi — da quello che considero il più grande narratore del Novecento. Il prequel stilistico di capolavori come Cent’anni di solitudine, L’amore ai tempi del colera, Nessuno scrive al colonnello.

Mary Jo Hatch, Teoria dell’organizzazione, Il Mulino (2013)

Non proprio un’opera da leggere sotto l’ombrellone (a meno di rifornirsi di una scorta infinita di birrette da 33cl). Perfetta per chi ama le discipline convergenti, imperfette, spurie: in questo caso un incrocio tra sociologia, economia e scienze politiche che non ha niente a che fare col nozionismo tipico di certi manuali. Un approccio nuovo alla vita professionale e personale.

Eugenio Montale, Satura, Mondadori (2009)

Mi piace vincere facile. Un libro di poesie che, nel 1971, spiazza il panorama di critica e pubblico italiani. Una testimonianza ironicamente amara dei grandi sommovimenti che stavano colpendo il mondo intero, declinata in un linguaggio che non ci si aspetterebbe mai, allora come ora, da un autore ultra70enne. Attenzione: leggendolo, risate e lacrime vanno sempre insieme.

William Shakespeare, Troilo e Cressida, Feltrinelli (2015)

Probabilmente una delle tragedie meno note del Bardo, ma anche una delle più coinvolgenti nella sua natura difficile, problematica, sperimentale. È stata definita una commedia dark, per cui non può non piacere nel 2018. Fondamentalmente, fa capire che Bene e Male si confondono sempre, e che alla fine la corruzione domina su tutto, anche sull’amore. Ci siamo capiti.

David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum fax (2017)

Non è estate senza un libro di DFW (stella luminosissima del firmamento statunitense, morto suicida nel 2008). Questo, in particolare, è perfetto per la bella stagione: un reportage di una crociera ai Caraibi, un attacco divertentissimo e spietato al divertimento di massa, ma anche un invito a provare il brivido di ciò che ci fa più paura. Se esiste il postmoderno, eccolo.