La coscienza dell’impresa: saremo quello in cui crediamo.

Filippo Giustini
Nov 4 · 3 min read

Stamani non so per quale strano motivo mi sono imbattuto in un video di Alex Bellini, in cui raccontava parte della sua vita e una delle ultime sue avventure, che sono riassunte molto bene in un articolo di Panorama della scorsa primavera: “Alex Bellini per rincorrere sé stesso ha partecipato a una maratona nel deserto del Sahara, poi ha attraversato il Mediterraneo e l’Atlantico remando in solitaria per 11 mila chilometri, più di recente è passato al Pacifico: dal Perù fino all’Australia, per dieci fusi orari con l’unica compagnia delle onde. «Avevo difficoltà a comprendere chi fossi. Mi cercavo, mi sono trovato nell’avventura. Quando ci immergiamo nel più totale silenzio, lontano da tutto e da tutti, scopriamo chi siamo davvero» racconta senza enfasi Alex Bellini, di professione esploratore, montanaro infatuato del mare”.

Inizio 2019 però si è misurato con qualcosa di diverso, non più con sé stesso: ha percorso con una zattera auto-costruita con materiali di scartoi dieci fiumi più inquinati della terra, partendo dal Gange in India sino ad arrivare all’isola di Plastica nel Pacifico: «Ho alzato gli occhi che prima erano rivolti verso di me. Ho iniziato a domandarmi che relazione abbiamo con la natura. Al momento, direi che non è sana, né sostenibile. Da qui, come dalla mancanza di consapevolezza che sono le nostre azioni a determinare il cambiamento climatico in corso, nascono drammi quali la deforestazione, il riscaldamento globale, la plastica che si accumula negli oceani».

L’isola di plastica è un luogo creato dall’uomo, 1,6 milioni di km2, poco più di tre volte l’area della Francia, leggermente più grande dell’Alaska. Ma l’isola di plastica non è la storia di Alex Bellini. L’isola di Plastica è la nostra storia, è il lungo percorso che abbiamo fatto nell’evoluzione della storia del mondo: è un percorso le cui conseguenze abbiamo sottovalutato, in parte nascosto, ma con le quali stiamo facendo e faremo i conti. Noi, i nostri figli e le generazioni che verranno.
In questo bellissimo documentario è raccontato il progetto 10rivers1ocean.com: 2 minuti e 48 secondi spesi bene.

Ma cosa c’entra Alex Bellini con le aziende e la loro coscienza imprenditoriale?
Se ci sforziamo di guardare con altrettanta lungimiranza, come ha fatto Alex Bellini, è facile comprendere come le aziende debbano smettere di cercare in sé stesse e nei propri bilanci il fine ultimo del loro fare.

Non tanto per spirito collettivo, anche se questo sarebbe un motivo abbastanza valido, devono farlo perché è il mercato e le persone che lo richiedono: le persone vogliono aziende che creano si valore per le loro vite, ma anche valore per l’ambiente circostante, per i luoghi dove le famiglie che consumano i loro prodotti vivono.

Le persone vogliono intrecciare la loro storia di vita con quella di marche ed aziende, hanno bisogno di riporre fiducia nelle imprese, credere nei loro ideali, nei loro brand. Convincersi che queste aziende stiano facendo qualcosa non solo per soddisfare il loro bisogni e desideri nel presente, anche per proteggere il futuro di tante altre persone.

«Se non hai fiducia nel futuro, non puoi avere l’energie necessarie per affrontare il presente» Questo è quello che vogliono le persone, vogliono immedesimarsi in queste parole, nelle parole di Alex Bellini, perché sono le parole di tutti noi. Vogliamo credere in futuro migliore, vogliamo avere fiducia in quello che accadrà domani, perché questo sarà il più grande stimolo per arrivarci. Per costruire cose insieme: aziende, organizzazioni, persone, prodotti. All’unisono verso un nuovo modo di vivere, consumare, progredire ed evolvere. Brand, aziende, storie, mercati, persone.

La coscienza dell’impresa è la coscienza dell’organizzazione che ci sta dietro, è fatta di persone, di progetti, di obiettivi. Le aziende siamo noi, che crediamo e allo stesso tempo viviamo, consumiamo, progettiamo un futuro migliore.

Ri-partiamo da qua.
Filippo
www.lostudio.agency

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