Canzoni che ho ascoltato fino allo sfinimento #1

Handsome — The Vaccines

Dal 21 giugno, Spotify ha in serbo un novità per noi: si tratta di una playlist che raccoglie i brani ascoltati di più nel periodo estivo degli anni precedenti. È stato divertente spulciarla, giusto per registrare quanto anch'io non sia immune dal diffuso calo qualitativo degli ascolti del periodo. Calo che, senza dubbio alcuno, non può non essere legato al generale calo della produzione musicale estiva e che quest’anno ci ha regalato Riccione dei Thegiornalisti. Che tutti — proprio tutti — abbiamo almeno una volta ascoltato per intero senza cambiare stazione o canale.

In cima a quella playlist, svetta una canzone del gennaio 2015 che, a dispetto dell’uscita invernale e della sostanziale indifferenza in cui è piombata entro poco tempo, devo aver ascoltato veramente molte volte per finire lassù: Handsone dei Vaccines.

I Vaccines degli esordi in tutta la loro sobrietà

La vicenda dei londinesi Vaccines è più o meno la stessa che affligge — o, meglio, ha afflitto — un certo tipo di band dell’universo musicale convenzionalmente definito indie anglosassone. La filiera delle next big things dell’indie rock anni Zero, con tanto di immancabile ed imprescindibile benedizione dei vari N.M.E., Pitchfork e stampa specializzata e a coronamento un pompatissimo disco d’esordio. Il loro è What Did You Expect from the Vaccines? del 2011 e risulterà il debutto più venduto di quell'anno.

Che aspettarsi dunque dai Vaccines? Molto più di quello che ci si aspettasse: il disco, oltre a vendere bene grazie ad un paio di singoli azzeccati è una raccolta fresca di canzoni post-adolescenziali che grondano sincerità. Non solo hype, ma urgenza e una scrittura sopra la media: la fine della giovinezza di Family Friend, la supermodella Amanda Nørgaard e la nostalgica rievocazione di Wetsuit, con un patinatissimo video, montaggio delle foto scattate dai fan in alcuni loro concerti e raccattate tramite crowdfunding su Instagram, giusto per citarne alcune.

Passa appena un anno e, a dimostrazione che c’era ben più dell’hype suscitato, i nostri piazzano il seguito, Come of Age, direttamente al primo posto delle chart britanniche. Un buon disco, ma non all’altezza del primo. Uscito troppo presto, sia per battere il ferro finché clado, sia per scollarsi di dosso la nomea di paladini dell’indie inglese, perde qualcosa per strada. C’è posto comunque per la dichiarazione di intenti totale ed epitaffio Teenage Icon. Poi di anni ne passano quasi tre, ed è il turno di English Graffiti. Il singolo che anticipa il tutto è Handsome.

Una clip dal video di Handsome.

La canzone in sé non è neanche male: ha un buon ritmo, un ritornello accattivante, un video che ripesca nel calderone dell’immaginario dei b-movies di arti marziali. Handsome avrebbe potenzialmente tutto per sfondare, ma si capisce subito che manca qualcosa. Infatti non sfonda, così come non sfonda il disco.

A mancare è infatti l’urgenza, la disperata voglia di cercare qualcuno che ascolti, la giovinezza perduta. Tutto quello che avevano reso grandi le canzoni di quattro anni prima. English Graffiti è un disco così: levigato, iper-prodotto (dalla mano di un certo Dave Fridmann dei Mercury Rev, non l’ultimo arrivato) artificiale, diremmo, e volutamente tale. Justing Young, il leader della band, ha dichiarato che il loro obiettivo era realizzare un album che catturasse il presente della musica tanto da «suonare fantastico adesso, ma orribile fra dieci anni». Operazione intelligente e paradossalmente anti-commerciale, probabilmente non riuscita, o non capita, appieno, dato che il disco non suona né antiquato, né contemporaneo.

E, alla fine, la canzone ha gli stessi identici pregi e difetti del disco. Porta agli estremi una ricerca formale, esaspera la cura dei suoni e degli arrangiamenti, lasciando da parte il cuore, il vissuto. In compenso ti si appiccica addosso e si balla benissimo anche da soli. Operazione che avrò svolto centinaia di volte nell'estate 2015, stando a Spotify. Resta un mistero perché abbia preferito Handsome ad uno qualsiasi degli altri singoli del primo o del secondo album. Forse lo stesso motivo che oggi ci spinge sotto il sole di Riccione.

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