REDUCTIO AD HITLERUM: L’insopportabile permanenza del concetto di “razza” ed “etnia” nel senso comune

“Per continuare la nostra razza bisogna dare sostegno concreto alle mamme.”
Chi ha pronunciato questa frase?
È una traduzione dal tedesco di una citazione del Capo delle SS Heinrich Himmler, per giustificare la sua politica di Rassenhygiene?
No, questa maestosa uscita pronunciata oggi a Radio Cusano Campus è della dirigente per gli animali del Partito Democratico, Patrizia Prestipino.

Confutazione scientifica e culturale: contro il concetto di “razza” ed “etnia”
Una frase molto discutibile, prima di tutto su un piano scientifico: non vi è alcuna base biologica nella "distinzione razziale".
Già all’inizio degli anni ’70 lo dimostrò il biologo statunitense Richard Lewontin con studi sulla variazione delle proteine di 17 geni all’interno di 7 diverse "razze": i caucasici, gli africani sub-sahariani, i mongolidi, gli asiatici del Sud-Est, gli aborigeni australiani, gli oceanici e i nativi delle Americhe. Tramite tale analisi si sarebbe potuto ricostruire se all’interno di una “razza” ci fossero elementi genici comuni e se ci fossero invece notevoli differenze geniche tra diverse “razze”. I risultati portarono invece all’esatto contrario: le differenze geniche tra le varie “razze” erano soltanto del 7%, mentre c’era una grande variabilità genica all’interno delle singole “razze” (circa 85%).
Un’ulteriore dimostrazione fu data da un esperimento di Luigi Cavalli-Sforza, illustre genetista italiano, che valutò la variabilità di 109 tratti del genoma umano in sedici “razze” di cinque continenti. Ne risultò che la diversità biologica all’interno di ogni “razza” è altissima (più del 90%): se si considerano singoli fenotipi e genotipi, essi sono sempre presenti in quasi tutto il genere umano, anche se con frequenze diverse.
In pratica, nessun gene può essere utilizzato per distinguere diverse “tipologie” di esseri umani: si può al più parlare di diverse “popolazioni”, non di “razze”. Basti pensare che la stessa nozione di “etnia”, spesso usata nel contesto contemporaneo per rimpiazzare nominalmente il termine “razza” (ricorrendo però a un concetto molto simile), è altrettanto discutibile in termini antropologico-culturali. È giusto riconoscere la diversità culturale tra comunità diverse e all’interno di esse stesse, ma raggrupparle artificialmente in “etnie” è decisamente non-rigoroso. Infatti, soprattutto in un contesto come quello globalizzato di oggi, naturalizzare fattori culturali, dovuti più alla distribuzione delle risorse e al potere che a un fondamento biologico, è un’operazione di distorsione politica. E non rende giustizia alle diverse culture e popolazioni.
Conclusione con postilla politica
Detto questo, è innegabile che l’Italia stia soffrendo molto per il basso tasso di natalità, che porta anche a un evidente squilibrio in termini macroeconomici. La soluzione non è però sicuramente l’istituzione di dipartimenti imbarazzanti “per le mamme” o il pronunciare uscite opinabili come quella di Prestipino.
Bisognerebbe passare dalle promesse ai fatti: lo Stato dovrebbe garantire una cornice economica e sociale in cui ogni famiglia, anche la più giovane, possa avere un futuro di stabilità e sostenibilità. E magari aiutare di più anche quelle famiglie che non possono ancora avere un figlio, per rigide e bigotte regolamentazioni sulle procedure di adozione.
