Il primo cyborg? È un runner

Il 2014 della wearable technology tra fitness tracker e smart watch


Il 2014 è stato l’anno della wearable technology e i primi dispositivi elettronici capaci di interagire intimamente con i nostri corpi hanno iniziato a diffondersi. Perché il binomio uomo-macchina trionfi, oltre all’efficienza delle funzioni, il design deve garantire un prodotto esteticamente curato e un’usabilità a prova di leggard.

@MatteoScurati che prova Google CardBoard

Siamo appena agli inizi ma lo scenario è dinamico ed entusiasmante. Chi sta ancora aspettando i Google Glass probabilmente ha già in casa Google Cardboard, lo “schermo indossabile” o visore dedicato alla realtà virtuale. A differenza del più prestigioso cugino Oculus Rift, che ha già rivoluzionato il mondo del gaming, Google Cardboard può essere costruito da chiunque con un semplice pezzo di cartone: a fare la magia ci pensa lo smartphone.

È evidente che il settore è acerbo, ma le applicazioni sono infinite e non riguardano solo il gaming. Uno degli ambiti più aperti alla rivoluzione della wearable tech è infatti il fitness, essenzialmente per una ragione: la necessità di coniugare la misurazione della performance e la libertà di movimento, due fattori fondamentali per chi si dedica seriamente all’attività fisica.

Non a caso i primi veri antesignani degli smart watch sono i fitness tracker: Garmin, Tom Tom, Polar, Suunto e altri brand di settore da anni progettano e commercializzano orologi in grado di tracciare l’attività fisica, monitorando in tempo reale parametri come distanza, velocità, ritmo, passo, pendenza e percorsi. La svolta è arrivata con il cardiofrequenzimentro da polso che ha reso immediatamente obsolete le scomodissime fasce toraciche.

Mio è il primo cardiofrequenzimetro da polso

Liz Dickinson, fondatrice e CEO di MIO Alpha, ha creato il primo orologio sportivo in grado di fornire un monitoraggio continuo e accurato della frequenza cardiaca. Lavora a questo progetto dal 1999, quando ha intravisto un segmento di mercato potenzialmente molto fertile ma inesplorato, grazie alla sua passione per il fitness e alla crescente consapevolezza dell’importanza dell’allenamento cardio.

Oggi la tecnologia MIO è utilizzata dai più grandi player di mercato, come Tom Tom e Adidas, che si apprestano ad affrontare sfide inaudite grazie alla concorrenza di dispositivi con funzionalità sempre più evolute. I grandi colossi della tecnologia hanno ormai fatto irruzione in questo settore, stravolgendolo completamente. Basti pensare all’Apple Watch, al Moto 360, al Microsoft Band e a tutti gli orologi dotati di un vero e proprio sistema operativo integrato.

Eppure, lo scenario è ancora piuttosto controverso e la partita tutta da giocare. L’Apple Watch — così come il Moto 360 — vira decisamente dal settore del fitness a quello della salute, ma lo fa perdendo per strada alcune specifiche fondamentali per gli sportivi. Ad esempio, integra il cardiofrequenzimetro per un monitoraggio continuo del cuore, ma non il GPS, fondamentale per mappare i percorsi degli atleti, che a questo punto no, non possono andare a correre senza portarsi dietro lo smartphone. Mantiene il GPS il Sony Smartwatch 3, che gode di tutti i vantaggi di Google Fit, però rinuncia al monitoraggio cardiaco. C’è chi già ripiega sugli auricolari.

Combina GPS e cardiofrequenzimetro il Tom Tom Running/Multi-Sport Cardio, che però non offre di certo tutte le funzionalità di un sistema operativo, come l’integrazione con lo smartphone per la ricezione di notifiche e l’implementazione di app built-in. L’unico dispositivo già disponibile sul mercato che unisce tutte queste funzionalità — cardio, GPS, OS — è il nuovo Microsoft Band, il cui successo è innegabilmente legato alla penetrazione di Windows.

Microsoft Band, direttamente dall’America. In Italia non è ancora disponibile.

Insomma, la strada è ancora lunga. Sono però già chiaramente delineati tre settori: quello del fitness, con il tracciamento di prestazioni sportive; quello della salute, con monitoraggio di parametri biometrici quali sonno, veglia, temperatura — da segnalare Embrace, progetto di un orologio capace di prevedere le crisi epilettiche che sta raccogliendo fondi su Indiegogo; infine, tutto il mondo dei sistemi operativi che possono davvero emancipare i dispositivi indossabili, rendendoli prodotti autonomi, indipendenti e — perché no? — alternativi rispetto a smartphone e computer, con un potenziale teoricamente infinito.

Non resta che aspettare il 2015.

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