Picasso, Prada e Google


È da poco uscito per Mondadori un XS firmato da Francesco Bonami dal titolo Con Picasso incasso!.

Titolo tristissimo, per carità, ma che rende bene l’approccio di un long article inedito in cui l’autore — critico e curatore d’arte contemporanea di fama mondiale — non si occupa affatto di un’analisi estetica della produzione di Picasso, ma si concentra sui fattori extra artistici che hanno permesso a un nome di diventare brand. Già, perché

Picasso è un nome, una scultura, un simbolo, una marca come potrebbe essere Prada.

Dalla disanima di Bonami emergono diversi elementi che avrebbero contribuito in modo decisivo a fare dell’artista un personaggio.

Innanzitutto, Picasso vanta un numero elevatissimo di opere prodotte, per la gioia dei galleristi di tutto il mondo che hanno una sterminata disponibilità di materiale da combinare e ricombinare in infiniti modi (50000 opere di cui 1885 dipinti, 1228 sculture, 2880 ceramiche, 12000 disegni. Senza contare stampe, incisioni, arazzi, tappeti…).

In secondo luogo, il tasso di lavori importanti sul totale dei lavori prodotti è altissimo: si possono sempre scoprire nuove opere interessanti all’interno di quella sterminata produzione, nessuna mostra può lasciare completamente insoddisfatti.

Non di minore importanza è l’unicità di Picasso, tale da tradursi quasi in isolamento: Bonami sostiene addirittura che lo si potrebbe togliere dalla storia dell’arte che questa rimarrebbe invariata. Picasso è stato tanto originale nella sua produzione da non avere pressoché alcun precursore decisivo o seguace importante. Picasso è Picasso (non è un cubista, non è un surrealista, non è…).

A chi gli chiede cosa voleva ottenere con il cubismo lui risponderà: “Nulla, solo un’altra occasione per poter dipingere”.

Da considerare inoltre che nessuno dei suoi capolavori ha raggiunto una fama tale da offuscare quella del suo autore (vedi alla voce Gioconda). Anzi, pare quasi che nel suo caso l’ “autorialità” addirittura riesca ad adombrare le specificità delle sue opere. Non esiste un unico capolavoro che spicchi su tutte le altre e si presti a diventare un’icona da stampare sulle t-shirt insomma. La vera icona prodotta da Picasso è la sua firma, non senza un certo grado di consapevolezza dell’importanza di avere un nome “mediaticamente” spendibile (gli anacronismi sono utili quando si parla di precursori).

Fin dalla prima giovinezza Picasso è, spontaneamente e naturalmente, un gran comunicatore, il primo, si potrebbe dire, degli artisti moderni che sa comunicare sia la propria immagine sia la propria arte. Nessuno alla fine dell’Ottocento o agli inizi del Novecento parla di marketing o comunicazione ; la televisione, la pubblicità e le riviste come le conosciamo noi non esistono ancora. Eppure, Picasso è già un “personaggio”, qualcuno capace di costruire il mito dell’artista moderno che poi diventerà un fenomeno comune.

Infine, nonostante l’immagine di artista impegnato che tutti noi abbiamo di Picasso, Bonami sostiene che leggendo le sue biografie emerge che a lui non interessasse poi tanto la politica, non quanto la politica fosse interessata a lui. Persino l’iscrizione al Partito comunista sarebbe un’operazione di public relations (come ce ne sono state tante altre e ancora ce ne sono, no?).

Aldilà di questi fattori più o meno condivisibili ma a mio parere comunque interessanti, Con Picasso incasso! offre un altro spunto di riflessione. Per rispondere alla domanda “È possibile oggi un altro Picasso?” Bonami scrive:

L’arte non è più, come era al tempo, del grande genio spagnolo, uno dei più potenti mezzi per comunicare le proprie idee. Picasso ebbe fra le mani la pittura in un momento in cui la si poteva usare come un programma per il computer. Si poteva fare la rivoluzione nella comunicazione usando semplicemente la tela e il pennello. Il cubismo è stato un po’ come Google: ha cambiato il modo di vedere il mondo.

Tendo a credere che sia proprio così, ma non mi sarei mai aspettata di sentirmelo dire da un critico d’arte.


Originally published at www.filodaria.it, September 13, 2012

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