Social Reading, il libro ai tempi della rete

Nuove esperienze di fruizione dei contenuti e di interazione grazie alle applicazioni dedicate al social reading. Un esempio? ReadMill, leggere non è mai stato così social.

La tecnologia digitale influenza profondamente le modalità con cui possiamo fruire dei contenuti e le forme che assumono le nostre relazioni sociali.

Anche i più nostalgici dell’analogico sono ormai costretti a fare i conti con l’impatto che questo tipo di innovazione sta esercitando sul mondo della cultura. Basti pensare all’editoria cartacea, un settore che da secoli verte attorno alla produzione e alla distribuzione di contenuti e che oggi, lungi dal pilotare l’innovazione, sta incassando più di altri il colpo.

Come accade ai giornali, delle cui sorti plumbee sentiamo parlare ormai da tempo (ben due testate on line hanno vinto l’edizione 2012 del Premio Pulitzer), anche i libri sono al centro di una rivoluzione immateriale chiamata ebook.

Nonostante le schiere di sniffatori di carta ancora contrariati dall’idea che un libro possa essere fatto di bit, il digitale non è però un nemico da sconfiggere e anche i lettori più accaniti stanno iniziando a intravedere nell’ebook un’opportunità da cogliere.

L’ebook apre al lettore un mondo di vantaggi: è economico, è leggero, è accessibile sempre e dovunque senza limiti di spazio e di tempo e, dato da non trascurare, l’ebook è social inside.

Sebbene la lettura sia un’attività tradizionalmente solitaria, è innegabile che discutere di libri faccia parte del piacere di leggere. Lo sanno bene gli utenti di social network dedicati alla lettura come Anobii, Goodreads e Zazie: attraverso la rete il libro diventa un centro di aggregazione per i lettori e agguerrite community online prendono vita.

Proprio grazie alla visibilità e alla massa critica che possono raggiungere i lettori in rete, i contenuti generati da chi coltiva conversazioni intorno a un libro hanno un valore inestimabile, sia dal punto di vista economico (il loro feedback diventa più potente di molti strumenti di marketing tradizionale), sia da un punto di vista culturale (la loro opinione è ritenuta più affidabile di quella di molti critici istituzionali).

Grazie agli ebook, la conversazione “virtuale” sul libro compie un ulteriore passo avanti e si sposta addirittura dentro al libro. L’ultima frontiera del cosidetto social reading è infatti la condivisione di note e sottolineature direttamente “tra le pagine”.

Come? In molti modi. Una delle soluzioni più interessanti dedicate al social reading è ReadMill, un’app per iPad gratuita che permette ai lettori di incontrasi tra le parole di un racconto.

ReadMill consente innanzitutto di caricare i propri ebook in una nuvola che sincronizza automaticamente la libreria sia su app che su desktop. Nota per i lettori digitali già esperti: scordatevi i problemi con il DRM Adobe, ReadMill si collega all’ID Adobe una volta per tutte e non occorre nessuna procedura ulteriore.

Per chi legge in inglese, l’applicazione mette a disposizione una selezione di ebook gratuiti da scaricare subito.

Una volta caricati i titoli scelti, si comincia a leggere. Un design pulito ed elegante fa dimenticare qualsiasi forma di intermediazione tra libro e lettore.

Il bello però viene quando si incappa in un frase affascinante, in una notizia interessante, in un contenuto curioso o particolarmente discutibile: a questo punto al lettore si apre un mondo di opzioni di condivisione sociale.

Non solo basta un tap per condividere un determinato passaggio del testo sui principali social network (Facebook, Twitter, Tumblr), si può anche scegliere di rendere pubblica la propria attività all’interno dell’applicazione.

In questo modo, ogni sottolineatura apre un thread a cui gli altri utenti di ReadMill possono partecipare. Attraverso likes e commenti — oltre che connettendo il proprio account ReadMill ad altri account social — è possibile costruirsi una rete sociale basata sulla comunanza di letture e sull’interazione tra persone e contenuti.

Scoprire nuovi libri e conoscere persone interessanti in un ambiente intimo e aperto allo stesso tempo non è mai stato così facile. C’è ancora chi sostiene che la tecnologia conduce all’isolamento?


Originally published at www.mcjpost.it., November 20, 2012

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