Crisi (dal greco κρίσις, decisione)

Negli ultimi mesi passati da stagista a Bruxelles ho avuto modo di seguire molto da vicino la vicenda greca. Per ovvio interesse ho cominciato a raccogliere dati ed articoli interessanti, ed ad addentrarmi sempre più nella vicenda.

Nonostante la mia intenzione di restare avulso dal dibattito politico italiano, mi sono ritrovato oggetto di mail personali con tanto di articoli e commenti immancabilmente pro-Grecia. Fino all’ultimo tra questi articoli, quello che ha fatto traboccare il proverbiale vaso. Leggendolo mi sono sentito scorrere addosso un misto di ribrezzo e revanchismo, ed ho quindi deciso di scrivere qualche riga per cercare di inquadrare il problema in una maniera più neutra ed a-ideologica possibile (o alternativamente, auto ingannandomi di non avere una ideologia forte tale da offuscare il mio giudizio).

La non così sorprendente premessa è che il sistema di informazione italiano ha dato ancora una volta prova del peggio di cui è capace.

Dalla rituale lettura mattutina — si esatto, proprio quella — dei quotidiani italiani, scaturiva sempre più la chiarissima impressione di trovarsi in una situazione analoga a quella di Montanelli inviato in Ungheria nel 1956, una battaglia cioè tra opposte e definitissime visioni del mondo che ammette solamente l’adesione ad una delle due — tertium non datur. Questa contrapposizione fittizia, aggravata per giunta dalla mancanza di blocchi ideologici così adamantini come quelli del 1956, e tanto più inspiegabile quanto esponenzialmente maggiore è la quantità di informazione (per tutti) disponibile rispetto al secondo dopoguerra.

Non dovrebbe essere così difficile per giornalisti ed esperti scremare i puri fatti ed i dati dal resto, per poi cercare di capire quali siano le strade realmente praticabili data la precisa situazione. A parer mio i percorsi praticabili sono di solito molto più di due (anche se ovviamente non infiniti), e la buona fede/buone intenzioni non sono da una parte sola.


La questione greca è innegabilmente complessa, e la situazione è ulteriormente sclerotizzata dal numero e dalla diversità degli attori in campo: i 27 Stati europei in primis, a cui si aggiungono tre (ora quattro) organismi internazionali ciascuno portatore di interessi e obiettivi diversi. La stessa ragion d’essere di BCE (e MSE), FMI e Commissione Europea, quindi, produce ulteriore complessità in una situazione di per sé intricata. È indispensabile però comprendere che è la realtà stessa in cui viviamo ad essere complessa, e il grado di complessità non ha fatto che aumentare negli ultimi decenni. Si fatica a comprendere questa evoluzione, e spesso la si rigetta in nome di soluzioni semplici proposte dal politico arrivista di turno.

Personalmente non aspiro a comprendere le posizioni di ognuno, ma rigetto fieramente le partigianerie naif.

La complessità di questo sistema attuale è infatti necessaria a far fronte alle sfide di un mondo sempre più complesso, multidimensionale e popolato, e proprio per questo più ricco (inteso nella più ampia accezione possibile). Non è possibile, dunque, prescindere dall’accettazione e (auspicabilmente) dalla comprensione della complessità.


Premesse epistemologiche

Partendo dal tema dell’articolo che ha scatenato questa riflessione, dirò che sì, una cancellazione del debito greco è indispensabile. Rimane intatto però il problema della fattibilità politica, e soprattutto rimane da capire quando e in quali termini un haircut da parte dei creditori sia auspicabile. Per questo credo però che sia indispensabile fare qualche passo indietro per inquadrare il problema, e dividere la questione in alcuni temi separati e che separati devono restare se non vogliamo confondere piani logici differenti.

Un’altra precondizione necessaria è quella di cercare di andare oltre alle ideologie, che semplificano troppo, ci impediscano di cogliere la complessità e danno soluzioni senza saper e voler analizzare i problemi. Alternativamente, citando uno stimolante articolo di Gianfranco Savino, “Se non abbiamo certo più alcun bisogno di ideologie né delle loro assunzioni apodittiche e delle loro semplificazioni lineari, abbiamo tuttavia bisogno di porre a fondamento del dibattito e delle scelte politiche imponenti sforzi di elaborazione che sappiano cogliere i veri nodi problematici che si celano sotto le contingenze del quotidiano


La questione è analizzata in quattro articoli differenti (la versione lunga, lunghissima è disponibile qui)

  1. Le premesse storiche della crisi odierna

2. Le promesse del primo ministro greco e la loro fattibilità (ovvero il labile confine tra populismi considerati buoni e populismi invece cattivi)

3. Il referendum come alternativa al divorzio

4. Un excursus sulla cancellazione del debito

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