
Razzismo da spiaggia
La spiaggia è un buon termometro per misurare la temperatura del paese reale. Le estati sono tutte uguali con i tormentoni musicali che ti rincoglioniscono e le mode effimere ma, molto più serie di quanto si possa pensare. Tra selfie e storie su instagram gli italiani si raccontano mettendo in mostra muscoli e bikini minimal illuminati dallo schermo del proprio smartphone. Paese reale vanesio e soprattutto razzista. Si sprecano post sui social e chiacchiere dove riaffiorano parole e slogan che negli anni ’90 erano tramontati. Tra un “negro”, un “aiutiamoli a casa loro”, “li devono affondare i barconi”, “prima o poi non potremo più vivere a casa nostra” ed altre scioccanti espressioni, gli italiani sono quasi tutti a danzare in modo maldestro ma, compatti e uniti, il gran ballo di gruppo del razzismo. Un tempo ci sarebbero state le culture politiche liberali, socialiste, comuniste e di un certo cattolicesimo democratico a tentare di rimettere tutto a posto cercando di far capire agli italiani che su certe strade si perde davvero tutti. Oggi i politici sono peggio degli italiani e la politica non esiste e così, se al popolo bue piace dimenarsi e ballare, i politici gli mettono una musichetta semplice semplice e ballano tutti insieme. Il paese reale diventa una grande ammucchiata dove tutti si muovono fuori tempo ma, tutti vanno nella stessa direzione: il razzismo. Si sgomita, si suda, si sta stretti ma tutti devono poter ballare e partecipare. Succede così che tra un passo latino e una salsa, piano piano si arriva al passo dell’oca. A niente servono le parole di Papa Francesco, dei presidenti di Senato e Camera e nemmeno le statistiche del presidente dell’Inps. Il trend dell’estate è il razzismo che è sempre becero ed idiota come d’altronde gli italiani. Razzismo che purtroppo non sembra una moda destinata a tramontare appena si chiuderanno gli ombrelloni dell’ estate 2017.
