LO SPOSO INNAMORATO

04 settembre 1998
Ore 10.23
Luigi Biagini non si sentiva affatto pronto.
Era il giorno del suo matrimonio e sarebbe dovuto essere impeccabile, come si conviene ad un uomo che aspetta impaziente la donna della sua vita per proteggerla durante lungo viaggio assieme. In quel momento, invece, Luigi era tremendamente irrequieto: anche in questa occasione si sentiva inadeguato nei riguardi del suo compito. La stessa cosa gli era successa quando i genitori lo convinsero definitivamente ad iscriversi al liceo classico e si ritrovò in mezzo a figli di medici, notai, avvocati mentre i suoi avevano un piccolo allevamento di asini in campagna. La stessa situazione si presentava ogni volta che sentiva di dover dimostrare qualcosa.
Tuttavia quella mattina c’era qualcosa di diverso: quella volta Luigi aveva desiderato con tutto se stesso di trovarsi lì in quel momento. Era stato lui a chiedere a Cristina di sposarlo un anno e mezzo prima: l’aveva portata al ristorante e si era inginocchiato, regalandole l’anello della madre, non solo perché costituiva più della metà dell’eredità che i suoi genitori gli avevano lasciato, ma anche perché in quel periodo non avrebbe avuto i soldi per comprarne uno nuovo. Già assistente presso uno studio di commercialisti, iniziò a lavorare come vigilante notturno per mettere da parte i soldi per il matrimonio; aveva segnato sul calendario i giorni che li sparavano dalla fatidica data appena la avevano stabilità. Eppure quella sensazione non lo abbandonava. Luigi era certo che fino a quel giorno non avesse mai avuto compagna più fedele dell’insicurezza, a parte Cristina ovviamente.
Quella mattina si era svegliato, aveva fatto colazione con i soliti biscotti al cioccolato e le mani gli temevano così tanto che aveva rovesciato il caffè latte ovunque, anche su quel tappetino che la fidanzata aveva scelto con tanta cura. Si abbinava perfettamente si abbinava con i colori del para schizzi: così diceva lei per giustificare una spesa decisamente spropositata per l’utilità di quel ridicolo fazzoletto di stoffa. Preso dal panico, lo sfregò così freneticamente con la spazzola per i panni che finì per portarne via un piccolo pezzo. Lo nascose: lo avrebbe fatto ricompare e sostituire a Giorgio mentre loro due erano in viaggio di nozze, di modo che Cristina non se ne sarebbe accorta; sempre che il suo budget gli permettesse di ricomprarlo, ma forse all’amico avrebbe potuto chiedere momentaneamente un piccolo favore, lui sapeva che quanto ci tenesse a non deludere Cristina. Guardò l’orologio e si accorse che erano le 10:23: il matrimonio sarebbe stato tra poco più di un’ora e non era certo lui la persona che gli invitati si aspettavano arrivasse in ritardo. Mise le cose in ordine come poteva e si lanciò sotto la doccia, poi si fece la barba, si tagliò una guancia all’altezza di uno zigomo, si asciugò i capelli e ci passò sopra un velo di gel perché a lei così piacevano di più. Si passò del dopobarba, pur sapendo che il contatto con la ferita gli avrebbe provocato l’incendio dell’intero viso, e corse in camera a vestirsi. Il suo abito era appeso nell’armadio della camera da letto da mesi, da quando lo aveva comprato non aveva neanche più aperto la busta che lo conteneva. Lo aveva scelto con Giorgio perché nessuno della sua famiglia poteva accompagnarlo e poi aveva pensato che di solito nessuno fa troppo caso allo sposo: è la donna che deve risaltare agli occhi di tutti. Così aveva puntato sulla semplicità, cosa che gli aveva anche permesso di risparmiare qualcosa. Arraffò della biancheria a caso da un cassetto e si vestì più in fretta che poteva. La giacca gli tirava un po’: neanche in questa occasione era riuscito a dimagrire quel poco che si era ripromesso, forse non ci sarebbe mai riuscito. Si mise l’orologio, prese il portafogli, le chiavi della vespa il casco e si precipitò giù dalle scale. Si era preparato tutto un discorso da fare al momento dello scambio delle promesse, ma non lo aveva più ripassato: non gli importava, era certo che quando avrebbe visto Cristina, bella più di sempre, le parole gli sarebbero uscite fuori da sole e se non lo avessero fatto pazienza, avrebbero parlato i suoi occhi e lei avrebbe capito. Cristina era l’unica che lo capiva sempre. Arrivato al portone, osservò il suo riflesso nella vetrata e decise di cambiare una cosa. Mentre ancora saliva le scale, si sfilò la cravatta nuova e in casa ne prese una dall’appendi abiti: quella era la cravatta che Cristina gli regalò il giorno della sua laurea, la sua cravatta portafortuna. Non si abbinava perfettamente all’abito, ma non gli importava. Si guardò allo specchio in corridoio e vi vide l’orologio della cucina. Erano le 10:54 del 04 settembre.
Luigi Biagini si sentiva quasi pronto.