Un’esperienza trascendentale in palestra

Chi mi conosce sa benissimo che le mie attività principali si svolgono sul piano intellettuale e che non ho nemmeno l’ombra del physique du role della palestrata. Le mie generose curve sono rese tali anche da un certo strato di grasso, il quale si deposita languidamente sulla pancia, sui fianchi e sulle cosce. Nel periodo umanistico-rinascimentale sarei stata un modello di beltà, ma purtroppo sono nata nel secolo sbagliato.

Per porre rimedio a questa discrasia temporale ho deciso di far qualcosa per rendere la mia vita meno sedentaria. Considerata la refrattarietà alla corsa e ai giri in bicicletta (su cui vado come una bambina di 5 anni cui hanno appena tolto le rotelle), nonché ad attività come aerobica, workout, jazzercise, fitboxe, zumba (il grasso che balla fuori tempo è davvero antiestetico), ho deciso due mesi e mezzo fa di iscrivermi in palestra.

Ho trovato qui a Udine un’ottima struttura, con diversi macchinari di buona qualità e degli istruttori preparati. Ogni quattro-cinque settimane chiedo a un baldo giovane di realizzare una scheda su misura per i miei allenamenti, in modo da rendere il corpo più sano e tonico.

Eppure il sadismo di certi individui non ha limite. Il mio istruttore, che durante la scorsa scheda mi faceva andare su e giù per la struttura in un circuito, stavolta ha superato se stesso. Alla fine dell’allenamento, dopo esercizi posturali, aerobico ad alta intensità, panche, squat e compagnia bella, ha inserito ben 25 minuti di tapis roulant a pendenza crescente. Ciò significa che quella povera macchina arriva al massimo delle capacità e io al minimo delle funzioni respiratorie. L’allergia polmonare da cui sono affetta fin da piccola non aiuta.

Di conseguenza, una volta che supero la pendenza 10, comincio ad avere visioni mistiche per i restanti 15 minuti. Gli altri tapis roulant rimangono bassi e così anche i corpi di chi li utilizza. Mi trovo dunque a una maggiore altezza, dalla quale riesco a contemplare coloro che fanno allenamenti “normali”. Non solo: più la pendenza sale, più sento che da un momento all’altro potrei essere colta da infarto, così passo in rassegna la mia vita e penso di dover chiedere scusa a tutti (partner, cane, genitori, amici e alunni) per le stranezze del mio carattere. A un certo punto, mi rendo conto di essere arrivata alla fatidica pendenza 25: il mio corpo non esiste più e manca poco al momento del crollo definitivo. Mentre sto per vedere gli angeli e i santi, arriva il momento del defaticamento: il tapis roulant torna alla posizione iniziale, il respiro si allenta e le gambe riprendono sensibilità. Mi restano solo una maglietta da strizzare e dei capelli da lavare con almeno due passate di shampoo.

E il bello è che questa esperienza trascendentale non sarà un unicum nella mia esistenza, ma si ripeterà tre volte per altre quattro settimane. E ciò che verrà dopo sarà probabilmente peggio.

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