20 anni fa a Guspini, Kobe Bryant

Kobe Bryant gioca oggi l’ultima partita della sua splendida carriera e lascia un vuoto per tutti noi che abbiamo iniziato grazie a lui

Avevo 13 anni quando, in un’estate assolatissima, negli ignorantissimi campetti guspinesi, giocavamo a schiacciare su canestri alti un bel po’ meno dei 3 metri e 05 regolamentari.
Erano campetti ricavati nei giardini di casa. 
Uno era pure nelle strutture in cui si giocava a tennis.
Io saltavo anche 70 cm da fermo.
Non sapevamo niente di quello che sarebbe successo successivamente nelle nostre vite, tanto che ci siamo persi tutti nel giro di qualche anno.
Proprio in quel 1996, nel mese di giugno, ci arrivò la notizia del draft NBA.
Quello americano era il campionato più spettacolare e catalizzava la nostra attenzione.
Iverson, Shareef Abdur-Rahim, Marbury, Ray Allen e Antoine Walker. 
Vennero scelti tutti nelle prime posizioni, tutti poi sono diventati All Star.
Iverson poi, idolo indiscusso.
Solo dopo tutti questi, alla numero 13 un ragazzo non ancora diciottenne, venne chiamato dagli Charlotte Hornets che lo dovettero cedere ai Los Angeles Lakers.
Alla 13 era il turno di Kobe Bryant.
Durante la 13esima scelta è nato il mito di un giocatore che è stato odiato tantissimo ma che, in tante personalissime classifiche, è stato secondo solo a Michael Jordan.

Quel ragazzo, che per i primi anni della sua vita, fino al 1991, viveva in Italia, seguendo quel grandissimo giocatore che è stato il padre, ci ha dato la spinta per divertirci.
Sì, perché quando giocavamo in quei campetti ignoranti e nei nostri campionati infimi, divertendoci e pensando solo a fare spettacolo che ci facesse tornare a casa contenti, lo facevamo per merito suo e di tutta la spinta che ha dato il movimento.

Oggi giocherà la sua ultima partita e qualcosa mancherà anche a quei ragazzini che non aspettavano altro che i suoi 360 durante le sintesi a TMC2

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