Le mie vacanze, temporanee, dalla vita

Pierangelo Bertoli cantava “Certo che i miei pensieri sono tutti lì”, ed è così, ma, a differenza sua, io non credo che sia stato “inutile mandarli via”.

Le vacanze non cancellano i pensieri, creano solo un cuscinetto di vuoto sul quale galleggiare per un po’.

Le vacanze estive sono la quintessenza dell’effimero, di qualcosa bramato per mesi destinato a sfumare in un attimo, come un fiammifero nel vento.

Non sono mai stato un fan dell’effimero, della felicità temporanea, con la data di scadenza prossima, come i prodotti in super offerta nei supermercati, ho sempre pensato che quello che conta sia la durata di una esperienza, un’emozione, uno stato d’animo.

Ciò nonostante, ho sempre amato molto le vacanze estive, almeno da bambino, fino a quando non sono diventate una ragione di stress, di delusione, di fallimento, perché non me le potevo permettere.

E non c’è niente di più triste della rinuncia per impossibilità.

Quest’anno il mantra del “non me lo posso permettere” era ancora più possente, quasi quanto i canti maori dei giocatori neozelandesi di rugby.

Come puoi pensare alle vacanze dopo tutto quello che è successo? 
Come puoi pensare di meritare un momento di effimera felicità dopo tutto il casino che hai provocato? 
Come puoi pensare di concederti il lusso di una vacanza mentre c’è chi sta soffrendo a causa tua, delle tue scelte, delle tue azioni?

Sono domande che non mi ha posto nessuno, ma alle quali mi sono sentito comunque in dovere di rispondere. Non so perché, forse perché di base sono una persona ansiosa, e cerco di risolvere i problemi anche quando non ci sono.

In questi ultimi mesi mi sono sentito accusare molto spesso di egoismo, perché ho pensato solo al mio bene frapponendolo a quello degli altri, e, anche se non c’è niente da ridere, ho sempre trovato un ché di ironico in tutto questo.

Si, perché se fossi stato davvero egoista, avrei vissuto diversamente gli ultimi 16 anni della mia vita, ma quando hai una pistola puntata contro e una giuria pronta a condannarti, c’è ben poco da sorridere.

Il tempo ha tanti difetti, primo fra tutti quello di passare troppo in fretta, ma ti consente comunque di pensare.

E, così, ho pensato.

Ho pensato che sia giusto pagare per gli errori, ma non per le scelte.

Ho pensato che sia giusto avere la pistola puntata contro, ma anche che sia mio diritto chiudere gli occhi e immaginare uno scenario differente.

Ho pensato che sia giusto sentirsi in colpa, ma anche che ho diritto ad espiarla a modo mio.

Ho pensato che sia giusto dover spalare merda, ma che nessuno può impedirmi di usarla come concime per far crescere qualcosa di nuovo.

E si, ho pensato che una vacanza me la potevo permettere. Anzi, che me la meritavo.

Così, l’ho fatto.

Sono andato in vacanza, in compagnia di chi, come me, deve affrontare il plotone d’esecuzione.

Che in due, si sa, è tutto più facile.

Lo diceva anche Erri De Luca, il contrario di uno non è zero, ma due. Avere qualcuno accanto annulla la solitudine.

Sono stato bene. Siamo stati bene. E per alcuni istanti, sono riuscito addirittura a rilassarmi. A non pensare. A godermi il momento.

Poco, ma è già qualcosa.

Mi sono concesso una vacanza dalla vita, per abbracciarmi un po’. Ne avevo bisogno.

A rendere tutto perfetto, lei.

Perché lei c’è.

E non andrà da nessuna parte.

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