Quell’ipocrisia sui funerali di Casamonica

Il funerale hollywoodiano in onore di Vittorio Casamonica riempie di bile anche il più intossicato degli stomaci. Ma dopo il rigurgito, è forse necessario ridare all’intelletto la guida del giudizio. Per evitare che l’indice puntato della rabbia si porti via quegli stessi diritti che vuole difendere.

E’ un tema delicato, ognuno ha la sua opinione. Ma io credo che vietare quel tipo funerale, impedire quel profluvio di applausi, viscidume di inchini, ostentazioni di un rispetto verso un uomo sospettato di essere un capoclan dedito al male, sarebbe stato sbagliato per due motivi.


1. Il primo è quello della coerenza. Impedire quelle esequie è come rompere il termometro per convincersi (e convincere il mondo) di non avere la febbre. Significa tentare di nascondere per un pomeriggio il potere e il carisma che determinati personaggi detengono su intere città. Occultare al mondo la presenza della mafia, impedendone la sua autocelebrazione.

Vittorio Casamonica, se un boss è stato, andava catturato da vivo. Andava indagato senza tregua, sottoposto a pedinamenti continui, controlli estenuanti. Di lui, delle sue Ferrari, del suo clan, delle sue ville, non doveva rimanere nulla, nell’ombra.

Ora che si è spento, da incensurato, a nulla serve maledirlo da morto, se non a pulire la coscienza di chi ne ha protetto la ricchezza da vivo. Ed è legittimo, anche se non piacevole, che il suo popolo (il suo clan?) lo seppellisca come desidera, con tutti gli onori e le pacchianate che desidera, purché lo faccia con tutti i crismi della legalità.

Il paragone con le processioni che si fermano davanti alle case dei mafiosi è errato: qui non c’è stato un pezzetto dello Stato, o della Chiesa, che ha mezzo al servizio di un potente i propri mezzi o i propri servigi in segno di rispetto. Eccezion fatta per l’elicotterista che ha deviato dal percorso stabilito (e che mi auguro sia perseguito severamente), i Casamonica hanno usufruito, pagandoli, di normali servizi funerari presenti ovunque nel nostro Paese. E devono poterlo fare.


2. Perché, e questo è il secondo motivo, la libertà che la Costituzione ci dà da vivi ce la garantisce anche da morti. La carrozza con i cavalli è un’oscenità dorata che è stata messa in piedi anche per Totò e che tutt’oggi è presente in vari matrimoni. Di grazia, cosa avrebbe dovuto fare il Prefetto? Consegnare ai parenti del defunto una lista dei mezzi di trasporto autorizzati per il trasporto del feretro? Una Rolls Royce no, una Fiat Multipla sì?

Quel feretro era seguito e osannato da centinaia di cari di Casamonica. Si doveva vietare la loro partecipazione? Come ha spiegato a Dagospia un agente dei servizi italiani, i funerali di criminali sono da vietare in forma pubblica solo quando comportino rischi per l’ordine pubblico. E’ il caso di morti per omicidio, in cui sono probabili ritorsioni. In caso contrario, eventi del genere sono una preziossima fonte di informazioni per gli investigatori in prima linea nella lotta alla mafia. Permettono di avere riunite centinaia di persone «da attenzionare», di capire i rapporti di forza esistenti tra i clan, di fotografare la gerarchia stessa delle bande (basta osservare chi alza il feretro o la disposizione dei presenti nelle file della chiesa).

La banda che suonava il Padrino, era grottesca, macabra, carica di una simbologia spudorata. Ma suonava pur sempre musica, un’arte che non va mai messa all’indice. Coloro che in passato hanno vietato determinate canzoni perché considerate in simbiosi con determinati valori, erano per lo più dittatori.

La messa che ne è seguita era dovuta. Chi si indignò per i funerali rifiutati a Welby si indigni allo stesso modo verso chi ha chiesto lo stesso trattamento per Vittorio Casamonica. Bene ha fatto Don Giancarlo Manieri a non rifugiarsi in scuse ipocrite e ammettere che rifarebbe tutto.

E d’altronde, risulta facile ora scaricare su un parroco l’impunita glorificazione di un uomo che andava perseguito da vivo. No, Vittorio Casamonica è morto ed è stato celebrato in pompa magna. Noi, i poliziotti, i politici, gli amministatori, abbiamo sbagliato qualcosa. Ma dobbiamo realizzare che lo abbiamo fatto prima. Quando l’oro, anziché la carrozza che lo trasportava da morto, avvolgeva i piatti che lo sfamavano da vivo.


Originally published at democrazy.vanityfair.it on August 22, 2015.

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