Vero-virale: se Renzi inverte i fattori

Non ho mai creduto all’esistenza della «verità» di un concetto. Al massimo a quella della sua «esattezza».

Ma per quanto mi faccia inorridire l’appropriazione della «verità», da parte di chiunque, credo che Renzi abbia invertito i fattori.

Casaleggio, nella sua visione totalitaria (e per me sbagliata) della verità, ha sempre sostenuto due cose:

1. la Rete è un grande bacino che accoglie sia verità che falsità
2. poi, con il tempo, le sue contromisure diffondono le prime e rallentano le seconde.

E’ un po’ come Wikipedia. Piattaforma aperta a tutti, accoglie i contributi di ogni utente che voglia creare o modificare una voce. Ma nel giro di poco tempo, grazie ai feedback dei suoi stessi utenti, corregge naturalmente le voci inesatte.

Per questo, diceva lui, ciò che è vero diventa virale e ciò che è falso no. Purtroppo, nell’intervista al Fatto citata da Renzi, il fondatore M5S si lasciava andare a un sillogismo un po’ infelice («I nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri»).

A mio parere, la sua fiducia sul controllo della Rete era forse troppo ottimista, la sua sicurezza sulla detenzione della verità preoccupante, ma la sua visione sulla viralità era comunque diversa da quella che Renzi ha rilanciato.

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