
“Scusi, ma quello è un libro?” — #Vitadabus
Avete presente uno dei clichè tipici degli amanti dei libri di carta ad ogni costo? Il primo è “ma vuoi mettere l’odore della carta?”
Segue il “Ma così non c’è più quel momento di contatto, sai quando sul bus leggi e quello di fronte guarda la copertina, magari lo ha letto anche lui e se ne inizia a parlare?”
L’unica volta che mi è successa una cosa del genere la persona che avevo di fronte mi ha svelato l’assassino… Quindi, grazie, ne faccio anche a meno.
La verità è che da quando ho il Kindle mi capita spesso un’altra scena sui bus.
Si libera un posto, io mi accomodo, tiro fuori dalla borsa il kindle e apro il mio libro.
A questo punto, dopo poco, mi arriva una domanda, mediamente a pormela sono signore/i dai 60 in sù: “Scusi, ma quello lì, è un libro? Uno di quelli nuovi?”. Allora inizia lo spiegone “Sì, è un libro, solo che ne contiene quasi 100. E no, non è un libro nuovo, visto che sto leggendo Shakespeare, ma è un modo diverso di leggere”.
Molto spesso lo mostro, per fargli vedere che non è vero che con l’e-reader dopo 3 minuti ti stanchi la vista (se usi l’ipad è un altro conto), e per mostrare quella cosa fantastica che è il decidere di che grandezza devono essere i caratteri, in modo che anche chi vede meno possa leggere, senza essere schiavo delle edizioni.
Pensavo a tutte queste cose leggendo l’andamento della campagna #UnLibroèUnLibro.
Perché al di là dei cliché dei fanatici di una o dell’altra parte l’importante non è il supporto ma quello che contiene.
Che siano su carta o su uno schermo libri restano tali e hanno questa forte capacità di far parlare gli sconosciuti sui bus.