La maggior parte degli abitanti dell’Europa occidentale dice no a burqa e niqab

Donne che indossano il niqab durante una seduta del Parlamento danese, a Copenhagen.

Lo scorso agosto, in Danimarca, in nome della pubblica sicurezza, è entrata in vigore una legge che rende illegale per le donne musulmane indossare in luoghi pubblici il velo che copre completamente il viso, come il burqa o il niqab. Chiunque indossi in pubblico questi tipi di indumenti è ora punibile con multe che vanno da 1000 corone (circa 150 euro) a 10mila corone (circa 1500 euro) o sei mesi di carcere, in caso di violazioni ripetute.

Austria, Belgio e Francia, come in parte Italia e Spagna, hanno varato leggi simili negli ultimi anni, e hanno così contribuito a estendere il numero di restrizioni governative volte a limitare le credenze e le pratiche religiose.

I tipi più comuni di velo islamico. L’hijab copre capelli e collo, ed è il velo più comune, anche nei paesi occidentali. Il chador, usato in Iran, è un velo sul capo, ma anche un mantello che avvolge il corpo. Il niqab, tipico dell’Arabia Saudita e dello Yemen, è una copertura integrale che lascia scoperti solo gli occhi, mentre il burqa, usato in Afghanistan, ha una griglia al livello degli occhi e nasconde completamente il corpo.

Queste provvedimenti rispecchiano l’atteggiamento dell’opinione pubblica degli abitanti dell’Europa occidentale sulla questione del velo islamico. Secondo uno studio recente del Pew Research Center di Washington, che ha analizzato quindici paesi della regione, la maggior parte degli adulti non musulmani è favorevole a introdurre alcune restrizioni che riguardano l’abbigliamento delle donne islamiche che vivono nel loro paese.

Il 50% delle persone intervistate pensa che le donne musulmane possano indossare indumenti religiosi, a patto che questi non coprano del tutto il viso. Il 23% ritiene che le musulmane non dovrebbero indossare alcun tipo di indumento religioso, e il 25% pensa che debbano essere libere di indossare qualsiasi tipo di abito desiderino.

La maggior parte degli abitanti dell’Europa occidentale è favorevole a restrizioni sull'abbigliamento religioso delle donne islamiche. Percentuale di non musulmani che sostengono che le donne che vivono nel loro paese dovrebbero essere libere di indossare ciò che preferiscono (sinistra, in blu), dovrebbero avere almeno qualche restrizione (destra, in marrone).

Queste leggi, in realtà, non prendono di mira esplicitamente le musulmane: per esempio, in Danimarca si proibisce ogni tipo di copertura del viso, tranne nel caso di “motivi evidenti”, come quando fa freddo o quando si indossa il casco integrale in moto. Il provvedimento bandisce anche passamontagna, barbe finte e vari tipi di maschere.

In generale, la maggior parte degli abitanti dell’Europa occidentale sostiene di accettare le minoranze religiose, inclusi i musulmani. Per esempio, il 66% degli adulti non musulmani accetterebbe un fedele dell’islam come membro della propria famiglia.

Tuttavia, una grossa fetta di europei è favorevole a bandire il velo. In Germania, Regno Unito, Austria, Svizzera e Paesi Bassi, il 55% di chi accoglierebbe un islamico nella propria famiglia sostiene il cosiddetto «burqa ban», il divieto del velo. Ci sono anche però atteggiamenti più aperti: per esempio, 6 portoghesi su 10 pensano che i musulmani non debbano subire restrizioni sul tipo di abbigliamento religioso.

Chi accoglierebbe un islamico nella propria famiglia è favorevole a restrizioni parziali, e meno favorevole a un divieto totale del velo.

In Danimarca, la decisione di vietare burqa e niqab ha suscitato critiche e proteste, perché considerata discriminatoria nei confronti delle musulmane. Alle manifestazioni contro la legge hanno partecipato anche molte donne occidentali che non si coprono il volto, con le gambe nude, le spalle scoperte e lunghi capelli biondi, altre con il foulard in segno di solidarietà.

Anche Gauri van Gulik, direttrice di Amnesty International per l’Europa, si è dichiarata contraria a questo provvedimento, che «criminalizza le donne per le loro scelte di abbigliamento e così facendo tradisce quelle libertà che la Danimarca pretende di sostenere».

Se il velo islamico, secondo i legislatori, è «fortemente oppressivo», e vietarlo è un passo verso l’uguaglianza di genere, per molte donne è una questione di identità, di scelta spirituale, e ora anche di protesta.