Vedere attraverso

Quando sono seduta alla mia scrivania in ufficio, se alzo lo sguardo, vedo sopra di me una finestra.

Non è una sola finestra in realtà, sono due finestre composte da tre elementi ciascuna.

Sei rettangoli che incorniciano una casa verde, con un balconcino, con un paio di antenne e di parabole. Una casa di ringhiera, niente di particolare.

Io l’ho sempre vista lì, mi sono sempre seduta allo stesso posto, e non ho mai riflettuto sul fatto che fosse la cosa su cui appoggio gli occhi più spesso. Per me non esiste neanche come “reale finestra”, per me è semplicemente un appiglio quando allontano la vista dal computer che ho di fronte. Come se fosse un quadro, un dipinto, un’area che mi fa riposare la vista.

Spesso quando mi capita di dover immaginare un oggetto o disegnare un comportamento mi ritrovo con un foglio di carta in mano e una penna. Certo, ho pur sempre due monitor davanti, una dozzina di tab aperte su un browser, qualche esempio stampato, una serie di idee già utilizzate e funzionanti, però a volte capita che nulla mi convinca del tutto e che decida di fare un tentativo partendo proprio da capo.

Solo che partire proprio da capo è impossibile, tutti siamo necessariamente condizionati da tutto quello che abbiamo visto, e a volte è veramente difficile re-immaginarsi qualcosa che esiste già, perché appunto, è qualcosa che anche nella tua testa già esiste ed è fatta in un certo modo.

Allora a quel punto guardo la finestra.

La finestra, e tutto quello che c’è al di là, annulla totalmente i preconcetti e raccoglie tutta una serie di elementi che combinati fra loro formano come un insieme di unità reinterpretabili, una serie di pezzi, componenti, che mi sono accorta di utilizzare spessissimo quando devo ragionare su qualcosa.

Sono porte, finestre, parabole, balconi, tende a righe, luci, ma si trasformano in elementi che si accendono/spengono, variabili, unità, elementi intercambiabili, serie regolare di elementi, texture e livelli.

La finestra intanto non è una sola, ma sono due, divise in sei rettangoli, e questo struttura e divide il tutto. Un qualcosa diviso in due, o in tre, o forse addirittura in quattro + qualcosa da due. Non cambia molto se la finestra è fisica o di un browser.

Ci sono dei comignoli, sono tre, tutti vicini, possono essere un gruppo o un’unità di elementi, e ognuno di loro è diviso in due: una parte alta a righe e una parte bassa liscia.

Ci sono delle grondaie, elementi verticali che attraversano la casa dalla cima alla base e veicolano qualcosa da sopra a sotto. Ci sono porte, cioè elementi si aprono e ti fanno scoprire cosa c’è all’interno. Ci sono poi elementi che si ripetono uno dopo l’altro e formano un elemento unico fatto da tanti piccoli elementi regolari.

C’è un terrazzo che unisce e collega tutto quanto, dal quale puoi scegliere in quale porta entrare, avendole tutte davanti.

A volte c’è il bucato appeso, coloratissimo — un canvas — ma altre volte non c’è, a volte c’è la tenda abbassata che copre tutto quello che c’è dietro, ma puoi sempre alzarla — un overlay — .

In tutto ciò, poi, ci sono le persone che consciamente devono andare da qualche parte in quella casa oppure che cercano qualcosa.

Peccato in fondo che io veda sempre e solo la home, ma non nego mi piacerebbe entrare in qualche stanza, prima o poi.

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