Memorie di una sapiosessuale
o del magnetismo erotico del cubo di Rubik
Disclaimer: questo è un post leggero. Alla mano. Pret-à-lire. Non è un elenco a numeri dispari dell’Oltreuomo, non è un quote di Memorie di una Vagina, ma non sarà comunque l’epifania di nessuno.
Insomma sarà l’aria di ferie, sarà il preciclo, ma non ho saputo trattenermi dal buttare giù una sana manciata di contenuti facili ad alto tasso di estrogeni. Tanto più dopo aver riconosciuto (senza sentirmi troppo in colpa) che è un mood che mi trascino da qualche tempo -testimone la mia bacheca di Facebook, i cui ultimi post pubblicati sono, in ordine cronologico:
- Un close-up della Saint Honoré del Pavé.
- Un articolo del New Yorker sulle ricette per il brunch mentre l’analista è in vacanza. Pancakes e complesso di Elettra messi assieme meritano il Pulitzer, per me.
- Un’intervista a Yottam Ottolenghi che ho ripostato sotto la dicitura “uomini della mia vita”.
Ho ristabilito il mio ordine morale solo condividendo la notizia della nuova legge antispreco in Italia. Per dovere di cronaca, devo comunque dire che Ottolenghi ha ricevuto il doppio dei like.
Fine del disclaimer poco disclaimer.
Mi è capitato qualche tempo fa (lo scorso 15 Giugno) di essere definita sapiosessuale. Saphiosexual, per la precisione. Che andando a intuito, è venuto subito da pensare a uno/a attratto/a dai discorsi poco circostanziali, l’acume, l’ironia, la parlantina sciolta. Un po’ come a dire: può essere pure un abbozzo di Hugh Jackman, ma se non sa mettere due parole in fila stasera col cavolo che si quaglia.
Per una questione di correttezza etimologica ho chiesto a Google, che mi ha risposto così:
- Sapiosexual (n.): a person who is sexually attracted to intelligence in others (e fin qui, niente di strano)
- Saphiosexual (see also: word perv): a person who is easily aroused by words, especially sexual terms, be they scientific or slang therminologies.
Non avendo trovato la prima definizione molto esaustiva ed essendo stata scioccata dalla seconda, ho preferito puntare il dito contro l’inaffidabilità delle fonti (rispettivamente: Twitter e Yahoo Answers) e tornare all’incertezza della mia prima ipotesi.
Finché.

Finché non mi sono ritrovata al concerto di Calcutta al Carroponte di Sesto San Giovanni. Io, mio fratello e due ragazze al penultimo anno di università simpatiche e alla mano come io potrei essere solo alla quinta birra.
Finché sul palco non è salita la band di supporto, tali Eugenio in Via di Gioia, e dei quattro è stato inevitabile puntare il batterista nonché l’elemento con maggiore evidente massa muscolare.
Finché il cantante (tale Eugenio) non estrae dalla tasca un cubo di Rubik, lo lancia a una tipa del pubblico che lo mescola, lui lo riprende, lo posa sulla cassa della chitarra, inizia a cantare e a suonare.
Finché non tira qualche shuffle al cubo tra un giro di accordi e un altro.
Finché non risolve il cubo di Rubik esattamente all’ultimo coro dell’ultimo ritornello.
Epifania -con relativi cari saluti al batterista.
Sapiosessuale è colui/lei che è attratto/a da quei singulti nerd che emergono in superficie nonostante i tentativi (poco convincenti) di tenerli sottocoperta, da quel barlume di incompresa genialità circoscritta tra le lenti spesse e le occhiaie, i tic appena accennati, gli hobby o le abilità poco ordinarie -e altrettanto poco ricercate. Il che non significa andare a caccia in fumetteria o al primo Comicon in calendario, The Big Bang Theory è tutto un altro campionato. Ma ammetto che di fronte a un moscow mule e un dottorando in matematica potrei non restare impassibile.
Insomma del concerto non ricordo molto, e giuro che la birra non c’entra. Ma da allora io ho acquisito una grande, illuminante e inutile consapevolezza, che nella confusione della crisi di un quarto d’età scoccata al mio venticinquesimo compleanno è pur sempre una grande vittoria. Gli Eugenio in Via di Gioia hanno una stalker in più (che groupie è demodé).
Un win-win.
“E così io e vostro nonno ci siamo conosciuti.”
“Scusa nonna, ricapitoliamo un attimo. Che tu facessi l’esibizionista scrivendo dei fatti tuoi online non abbiamo mai avuto alcun dubbio, ma sul nonno che suonava in una band, ci pare un attimo troppo fuori dagli schemi per essere vero. Ma poi, ai tuoi tempi non c’era quella cosa che ti faceva rimorchiare a colpo sicuro, quell’app lì, Tinder?”
“Si, ma volete mettere il brivido dei sette gradi di separazione?”